## Il Papa chiede alle big tech responsabilità sulle fake news

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Città del Vaticano, 27 set. (askanews) - Tra i partecipanti c'è Mitchelle Baker, direttore esecutivo di Mozilla, il vicepresidente di Western Digital Jim Welsh, il cofondatore di Linkedin Reid Hoffman in rappresentanza di Greylock Partners e anche - ma il programma ufficiale specifica: "a titolo personale" - Gavin Corn, responsabile della squadra che si occupa di cibersecurity a Facebook. Insieme ad accademici, esperti del settore, si sono riuniti dal 26 al 28 ottobre in Vaticano con monsignori e cardinali, filosofi e teologi, per discutere di un tema apparentemente teorico, "Il bene comune nell'era digitale", in realtà gravido di conseguenze.

Ed è stato il Papa ad esplicitare la posta in gioco. "Se i progressi tecnologici fossero causa di disuguaglianze sempre più marcate, non potremmo considerarli progressi veri e propri", ha detto nell'udienza ai partecipanti a questo seminario a porte chiuse promosso da due dicaseri vaticani (il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale del cardinale Peter Turkson e il Pontificio Consiglio della Cultura del cardinale Gianfranco Ravasi). "Il cosiddetto progresso tecnologico dell'umanità, se diventasse un nemico del bene comune, condurrebbe a una infelice regressione, a una forma di barbarie dettata dalla legge del più forte. Perciò, cari amici, vi ringrazio perché con i vostri lavori vi impegnate in uno sforzo di civiltà, che si misurerà anche sul traguardo di una diminuzione delle disuguaglianze economiche, educative, tecnologiche, sociali e culturali".

Jorge Mario Bergoglio non è rimasto sul vago. La robotica e l'intelligenza artificiale sono i due temi che ha scelto per sottolineare che ci sono "vantaggi e rischi" in una tecnologia di per sé neutra ma utilizzabile con intenzioni diverse. Il Papa, che già in passato si è scagliato contro le fake news - di cui non di rado è stato personalmente vittima - si è soffermato in particolare sull'uso delle intelligenze artificiali nei dibattiti sulle grandi questioni sociali, per rimarcare: "Da una parte, si potrà favorire un più grande accesso alle informazioni attendibili e quindi garantire l'affermarsi di analisi corrette; dall'altra, sarà possibile, come mai prima d'ora, fare circolare opinioni tendenziose e dati falsi, 'avvelenare' i dibattiti pubblici e, persino, manipolare le opinioni di milioni di persone, al punto - ha messo in guardia Francesco - di mettere in pericolo le stesse istituzioni che garantiscono la pacifica convivenza civile. Per questo, lo sviluppo tecnologico di cui siamo tutti testimoni richiede da noi che ci riappropriamo e che reinterpretiamo i termini etici che altri ci hanno trasmesso".

Per Papa Francesco, "fino a quando una sola persona rimarrà vittima di un sistema, per quanto evoluto ed efficiente possa essere, che non riesce a valorizzare la dignità intrinseca e il contributo di ogni persona, il vostro lavoro non sarà terminato. Un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un'etica fondata su una visione del bene comune, un'etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione con gli altri e con il creato".

Sono quattro le sessioni del seminario che si svolge in Vaticano da ieri a domani. La prima fa riferimento alla ricerca condivisa di valori. La seconda e la terza, rispettivamente alla tecnologia e al futuro della guerra in una prospettiva di costruzione della pace, e al futuro del lavoro. L'ultima sessione, prima della presentazione dei lavori di discussione di ogni gruppo con le cinque linee guida fondamentali proposte, farà riferimento ai futuri orizzonti e ai loro rispettivi problemi etici.

"Problemi nuovi richiedono soluzioni nuove", ha detto oggi il Papa: "Il rispetto dei principi e della tradizione, infatti, deve essere sempre vissuto in una forma di fedeltà creativa e non di imitazioni rigide o di riduzionismi obsoleti. Quindi, ritengo lodevole che non abbiate avuto paura di declinare, a volte anche in modo preciso, dei principi morali sia teorici, sia pratici, e che le sfide etiche esaminate siano state affrontate proprio nel contesto del concetto di 'bene comune'. Il bene comune è un bene a cui tutti gli uomini aspirano, e non esiste sistema etico degno di questo nome che non contempli tale bene come uno dei suoi punti di riferimento essenziali".