Il Papa e il terremoto del 2016: "Non dimentico cosa ho visto"

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Città del Vaticano, 15 gen. (askanews) - "Non dimentico quello che ho visto. Non dimentico il dolore". Lo scrive Papa Francesco, ricordando di essere andato a Pescara del Tronto poche settimane dopo il terremoto che l'aveva rasa al suolo, nel 2016, in introduzione al libro del giornalista Marcello Filotei dell'Osservatore Romano che nel sisma ha perso i genitori. Aiutare le persone sopravvissute "non è solo un gesto di misericordia - scrive Jorge Mario Bergoglio - è anche un dovere di giustizia che chiama ognuno ad una assunzione di responsabilità per la parte che gli compete".

Il libro "L'ultima estate. Memorie di un mondo che non c'è più" (Ascoli Piceno, Fas, 2019) di Filotei viene presentato domani, 16 gennaio alle 18, presso la galleria d'arte Contemporary Cluster, in via dei Barbieri 7 a Roma, sarà presentato alla stampa il romanzo di Marcello Filotei L'ultima estate. Memorie di un mondo che non c'è più (Ascoli Piceno, Fas Editore, 2019).

Alla manifestazione, organizzata in collaborazione con l'associazione "Buona Cultura", presieduta da Valerio Toniolo, prenderanno parte il direttore de "L'Osservatore Romano", Andrea Monda, il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, e la consigliera regionale del Lazio, Michela Di Biase. A moderare l'incontro sarà Stefano Catucci, professore di Estetica presso la Facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma. L'incontro sarà anche un'occasione per parlare dello stato dell'intervento pubblico nei luoghi distrutti dal terremoto, delle prospettive della ricostruzione e delle condizioni di vita delle popolazioni che hanno deciso di non abbandonare le zone devastate dal sisma. Nell'occasione sarà annunciata anche l'uscita dell'e-book.

"Sono andato a Pescara del Tronto poche settimane dopo il terremoto che l'aveva rasa al suolo", scrive il Papa nell'introduzione riprodotta dall'Osservatore Romano. "Ricordo ancora la desolazione e lo sgomento di tanti fratelli e sorelle.

E prego per loro, che in una sola notte hanno visto il luogo della spensieratezza di intere generazioni trasformato in un silenzioso cumulo di macerie. Un paesaggio spettrale, un silenzio irreale, proprio nel posto in cui i bambini si rincorrevano allegri e chiassosi sotto lo sguardo di genitori sereni. Il sisma aveva sorpreso tutti, nella notte tra il 23 e il 24 agosto del 2016, travolgendo assieme alle poche decine di abitanti le centinaia di villeggianti arrivati come ogni anno per trascorrere qualche giorno di vacanza serena. Sono passati tre anni. Non dimentico quello che ho visto. Non dimentico il dolore".

"Non dimentico - prosegue Papa Francesco - il senso di comunità che univa e unisce questo piccolo popolo; e che Marcello Filotei racconta, segnato dal dolore che ha colpito la sua stessa famiglia, ricordando la sua corsa angosciata e affannata, terminata sui resti della casa natale, dove madre, padre e sorella erano intrappolati sotto le macerie. E solo la sorella si è salvata".

"Sempre, le storie personali si sovrappongono a quella più grande, collettiva, di cui sono parte. Sempre, in ogni luogo si intrecciano ricordi personali e vicende comuni. Fare memoria non significa coltivare la nostalgia di quel che è stato, non significa chiudersi nella tristezza e nella paura. Nella storia che continua c'è, accanto alla nostalgia, una speranza di futuro. C'è lo sguardo in avanti che si nutre di una memoria che non è mai rassegnata".

"A questo serve ricordare, a non perdere le proprie radici", scrive il Papa nell'introduzione al libro di Filotei. "A non lasciare che anche queste diventino macerie. A ricostruire una nuova storia senza dimenticare quella antica. La Chiesa locale si sta impegnando per tenere unità una comunità scossa ma non vinta. Aiutare ognuna di queste persone non è solo un gesto di misericordia, è anche un dovere di giustizia che chiama ognuno ad una assunzione di responsabilità per la parte che gli compete".

"Il mio auspicio è che anche questo racconto possa contribuire a tenere vivo in tutti noi il legame che ci unisce, e forte l'attenzione verso coloro che ancora oggi, a Pescara del Tronto come in tutte le zone colpite dai tragici eventi dell'agosto 2016, stanno soffrendo e resistendo in sistemazioni provvisorie pur di non abbandonare le proprie radici, o sono stati costretti a trasferirsi lontano, e si trovano a ricominciare tutto da capo, avendo perso casa, lavoro, e in molti casi familiari e amici. Prego perché lo Spirito Consolatore unga i ricordi feriti col balsamo della speranza e infonda la fiducia di non essere soli. Il Signore - conclude Francesco - ci invita a fare memoria, a riparare e ricostruire, non solo gli edifici, e a farlo insieme".