Il Papa e la crisi delle vocazioni: "Dobbiamo abituarci all’umiliazione"

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(Photo: Franco Origlia via Getty Images)
(Photo: Franco Origlia via Getty Images)

“Umiliati, umiliati! Non so se mi sono spiegato. Dobbiamo abituarci all’umiliazione”. Parla della umiliazione dei numeri il Papa, il tema è la crisi di vocazioni. “Una cosa che richiama l’attenzione è il debilitarsi della Compagnia. Quando sono entrato in noviziato, eravamo 33.000 gesuiti. Ora quanti siamo? Più o meno la metà. E continueremo a diminuire di numero. Questo dato è comune a tanti Ordini e Congregazioni religiose. Ha un significato, - ha detto Bergoglio nel dialogo con i gesuiti nell’ultimo viaggio apostolico in Grecia e Cipro, reso noto dal direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro - e noi dobbiamo chiederci quale sia”.

“In definitiva - ha osservato Francesco - questa diminuzione non dipende da noi. La vocazione la manda il Signore. Se non viene, non dipende da noi. Credo che il Signore ci stia dando un insegnamento per la vita religiosa. Per noi ha un significato nel senso dell’umiliazione. Negli Esercizi Spirituali Ignazio punta sempre a questo: all’umiliazione. Sulla crisi vocazionale il gesuita non può rimanere al livello della spiegazione sociologica. Questa è, al limite, la metà del vero. La verità più profonda è che il Signore ci porta a questa umiliazione dei numeri per aprire a ciascuno la via al ‘terzo grado di umiltà’, che è l’unica fecondità gesuitica che vale. Il terzo grado di umiltà è l’obiettivo degli Esercizi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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