Il Papa in Iraq? Il patriarca: ora impossibile, forse fine anno -2-

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Città del Vaticano, 7 feb. (askanews) - "E' stato un incontro molto amichevole, con un padre. Alla luce dei nostri problemi, come la persecuzione, la violenza, l'emigrazione, il fondamentalismo, che non aiutano sviluppare una vita civile, il Santo Padre si è mostrato molto vicino. Egli capisce veramente la nostra sofferenza. Noi abbiamo parlato dei nostri Paesi, poi delle nostre Chiese. Noi siamo delle piccole realtà, abbiamo delle difficoltà, ma abbiamo anche una vocazione da rispettare, una missione che vuole testimoniare la nostra fede, il Vangelo, la fratellanza, il rispetto della vita, della natura. Queste cose sono un po' strane nel nostro contesto iracheno, che è tribale, violento. Il Papa ci ha mostrato la sua amicizia, la sua vicinanza, la sua preghiera", spiega il patriarca Sako.

"Noi siamo molto presenti. Siamo una minoranza, ma sempre molto dinamica. Siamo rispettati e facciamo anche tanti gesti. Tante volte sono andato a portare cibo, medicine agli sfollati sciiti e sunniti per dire che noi siamo fratelli. Un imam è venuto al nostro incontro dicendo: 'Io so che il vostro Dio è amore'. Ci sarà un cambiamento. Sono quasi sicuro, ma tocca a noi favorirlo. Noi non dobbiamo aver paura, dobbiamo parlare della pace, della vita, del rispetto per la natura, per i diritti degli altri, salvare il pluralismo. Una patria è per tutti. Penso ci sia una presa di coscienza da parte di questi giovani che ora protestano contro la corruzione. Nascerà un nuovo Iraq. La libertà religiosa deve arrivare. Salam: la pace verrà. L'ultima parola non sarà per la guerra e per la morte; sarà per la pace e per la vita".