Il Papa riceve il nuovo presidente argentino, indizi di intesa

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Città del Vaticano, 29 gen. (askanews) - I minuti non sono tutto, ma si accenderà inevitabilente il cronometro quando Alberto Fernandez, il nuovo presidente argentino, solcherà la soglia dello studio del suo connazionale più celebre, Papa Francesco, la mattina di venerdì prossimo.

Eletto vescovo di Roma nel 2013, Jorge Mario Bergoglio si tiene a debita distanza dall'Argentina, dove infatti non è mai tornato, ma, pur senza farlo trasparire, segue le vicende politiche della sua patria. E ai giornalisti non restano che piccoli dettagli, qualche indizio qua e là - e, appunto, il conteggio dei minuti.

Il predecessore di Fernandez, il liberista Mauricio Macrì (2015-2019), si è recato in vista dal Papa una volta sola, senza fretta: insediatosi alla Casa Rosada il 10 dicembre del 2015, ha reso omaggio al Papa il 27 febbraio del 2016, in una udienza durata appena 22 minuti, neanche la mezz'ora standard solitamente conessa ai Capi di Stato. Le posizioni tra i due uomini, del resto, erano obiettivamente, sideralmente distanti. E le simpatie di Papa Francesco per sindacalisti, imprenditori dalla sensibilità sociale, movimenti popolari sono note. Al punto da suscitare qualche apprensione nel suo entourage, e spingere nei mesi scorsi un uomo misurato come Guzman Carriquiry Lecour, professore uruguaiana e segretario della Pontificia commissione per l'America latina, a prendere pubblicamente le distanze dall'avvocato argentino Juan Grabois, amico del Pontefice e vocale critico, in piena campagna elettorale, dell'esecutivo: "E' sufficientemente intelligente per sapere che quando passa alla sfera politica rappresenta solo se stesso e i suoi amici, non certamente il pontificato", disse, e poi, quasi con un sospiro, "sappiamo che il Papa da tantissimi anni ha conosciuto questo giovane argentino, lo ha accompagnato nella crescita nella sua vita e nei suoi impegni, e il Papa è tremendamente leale e fedele con le sue amicizie".

Ma tornando ai minuti che il Papa trascorre con i presidenti argentini, prima di Mauricio Macrì c'era Cristina Fernandez Kirchner. Quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, i rapporti, con lei e con suo marito, il defunto Nestor Kirchner, che l'aveva preceduta alla Casa Rosada, erano a dir poco difficili, tanto che Nestor Kirchner accusò il cardinale, sempre in prima linea a difendere i poveri e denunciare la corruzione, di essere il principale leader dell'opposizione. Poi Jorge Mario Bergoglio è diventato Papa Francesco, e Cristina ha cambiato atteggiamento. Ha incontrato il Pontefice cinque volte, due delle quali lo ha raggiunto nei viaggi che il Papa ha compiuto in quegli anni in America latina. Il primo incontro vero e proprio in Vaticano, il 17 marzo del 2014, è durato oltre tre ore, pranzo incluso, l'ultimo, il 7 giugno 2015, pochi mesi prima delle elezioni, oltre un'ora e mezza. Di che surclassare ampiamente i 57 minuti concessi a Emmanuel Macron, i 50 minuti trascorsi con Barack Obama, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, per non menzionare la mezz'oretta con Donald Trump.

Ora arriva in Vaticano, a poche settimane dall'insediamento, Alberto Fernandez. Peronista, come Cristina e Nestor Kirchner, e come - da giovane - era Jorge Mario Bergoglio. Ma se lo storico presidente Juan Domingo Peron teneva insieme sindacati, esercito e Chiesa, e sua moglie Evita è rimasta nel mito, il peronismo di qesti anni, in Argentina, è una famiglia ampia, composita, non di rado litigiosa. Si vedrà quanti minuti durerà l'udienza.

Di certo, pochi giorni dopo il trionfo elettorale, a Roma è giunta, per salutare il Papa in occasione di un incontro di Scholas occurrentes, un progetto educativo, la first lady, Fabiola Yanez Fernandez. E di certo il Papa ha già riecvuto il presidente argentino, quando non era presidente. Nei mesi passati il Financial Times aveva riportato di un incontro che l'allora candidato Fernandez aveva avuto con il Papa nella sua residenza di Casa Santa Marta, sostenendo che era stata proprio la "moral suasion" del Pontefice argentino a riunire il fronte peronista e battezzare il ticket con Cristina Kirchner, attuale vicepresidente. Una indiscrezione successivamente smentita dallo stesso Fernandez. Che venerdì, alle 10.30, incontrerà da presidente il suo connazionale più celebre.