Il Papa toglie i fondi della Segreteria di Stato, saranno gestiti dall'Apsa

Eliana Ruggiero
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AGI - I fondi gestiti dalla Segreteria di Stato vaticana saranno gestiti dall'Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede) e controllati dalla Segreteria per l'Economia. Papa Francesco ha istituito per questo una "Commissione di passaggio e controllo" che porterà, nei prossimi tre mesi, il compimento del passaggio.

Era da tempo nei disegni di Bergoglio razionalizzare l'ambito amministrativo della Santa Sede e anche se, come ha dichiarato recentemente in una intervista monsignor Nunzio Galantino, presidente Apsa, "non è stata l'inchiesta sul palazzo di Londra, né la vicenda toccata al cardinale Becciu a rendere necessaria una riforma dell'amministrazione economica", è certo che per Francesco deve essere chiuso al più presto il "pasticciaccio brutto" di Sloane Avenue.

La lettera al cardinale Parolin

Nella lettera, datata 25 agosto 2020, al Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, Bergoglio esprime chiaramente la sua volontà di cedere gli asset di Londra. "Una particolare attenzione meritano gli investimenti operati a Londra e il fondo Centurion, dai quali occorre uscire al più presto o, almeno, disporne in maniera tale da eliminarne tutti i rischi reputazionali", scrive.

Mercoledì 4 novembre si è tenuta tra le mura Leonine una riunione, presieduta da Francesco, alla quale hanno partecipato il cardinale Parolin, il sostituto della Segreteria di Stato monsignor Edgar Pena Parra, il segretario generale del Governatorato dello Stato Città del Vaticano monsignor Fernando Vergez, monsignor Galantino e il prefetto della Segreteria per l'Economia, padre Juan Antonio Guerrero.

Istituita una "Commissione di passaggio e controllo"

Nell'incontro il Papa ha costituito la "Commissione di passaggio e di controllo", che entra in funzione con effetto immediato, formata dal sostituto della Segreteria di Stato, dal presidente dell'Apsa e dal Prefetto della Segreteria per l'Economia. E giovedì 5 novembre la Sala Stampa, informando della riunione, ha diffuso anche la lettera che il Pontefice aveva indirizzato a Parolin nell'agosto scorso.

"Nel quadro della riforma della Curia - afferma Francesco nella missiva - ho riflettuto e pregato sull'opportunità di dare un impulso che permetta una sempre migliore organizzazione delle attività economiche e finanziarie, continuando nella linea di una gestione che sia, secondo i desideri di tutti, più evangelica, trasparente ed efficiente".

Quindi definisce "di somma importanza" che sia definita in maniera chiara la missione di ciascun ente economico e finanziario "al fine di evitare sovrapposizioni, frammentazioni o duplicazioni inutili e dannose per lo svolgimento adeguato del lavoro della Curia Romana".

Non è opportuno né necessario che la Segreteria di Stato gestisca fondi

Bergoglio spiega che "la Segreteria di Stato è senza ombra di dubbio il Dicastero che sostiene più da vicino e direttamente l'azione" del Papa "nella sua missione, rappresentando un punto di riferimento essenziale nella vita della Curia e dei Dicasteri che ne fanno parte. Non sembra, però, necessario, né opportuno - sottolinea - che la Segreteria di Stato debba eseguire tutte le funzioni che sono già attribuite ad altri Dicasteri. E' preferibile, quindi, che anche in materia economica e finanziaria si attui il principio di sussidiarietà, fermo restando il ruolo specifico della Segreteria di Stato e il compito indispensabile che essa svolge".

"E' mia volontà - continua - che in futuro: la Segreteria di Stato trasferisca all'Apsa la gestione e l'amministrazione di tutti i fondi finanziari e del patrimonio immobiliare, i quali manterranno in ogni caso la propria finalità attuale"; che "tutti i fondi che finora sono stati amministrati dalla Segreteria di Stato siano incorporati nel bilancio consolidato della Santa Sede" e che in materia economica e finanziaria la Segreteria di Stato operi "per mezzo di un budget approvato attraverso i meccanismi abituali, con le procedure proprie richieste a qualsiasi Dicastero, salvo per ciò che riguarda le materie riservate che sono sottoposte a segreto, approvate dalla Commissione nominata a questo scopo".

La Segreteria di Stato quindi "non dovrà amministrare né gestire patrimoni" e alla Segreteria per l'Economia spetterà "il controllo e la vigilanza in materia amministrativa e finanziaria su tutti gli enti della Curia romana così come su quelli che sono a essa collegati oppure a essa si riferiscono, secondo quanto è prescritto nei suoi Statuti. Questo comporta che la Segreteria di Stato, mantenendo le sue competenze proprie in tutti gli ambiti in cui le sono attribuite, in materia economica e finanziaria non avrà responsabilità di vigilanza e controllo di nessun ente della Santa Sede, né di quella a essa collegati o che a essa si riferiscono".