Il parere del Cts al governo sulla necessità di un lockdown a Natale

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AGI - "Siamo molto preoccupati per le prossime settimane natalizie perché sappiamo quali possono essere i potenziali rischi d'incontro e convivialità tra le famiglie". Così Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in collegamento con la trasmissione di Canale 5, "Mattino Cinque", in merito alla situazione sanitaria in corso alla vigilia delle Feste di Natale nel nostro Paese.

"Il Comitato tecnico scientifico ha fatto una fotografia precisa dal punto di vista clinico, medico ed epidemiologico della situazione attuale che ci dice che i due mesi passati con rigore e disciplina nell'esecuzioni delle ordinanze dei decreti del Presidente del Consiglio hanno contribuito a ridurre la curva, benché la riduzione sia molto lenta, ma che siamo ancora lontani dalla soglia di sicurezza", ha spiegato.

Per Miozzo, "questi rischi contribuiranno, se non stiamo molto attenti, a far ripartire una curva che non deve ripartire perché a inizio di gennaio ci attendono molte scadenze: il ritorno al lavoro, il ritorno a scuola, auspicabile, e l'inizio della campagna vaccinale. Abbiamo appuntamenti troppo importanti e dobbiamo arrivarci preparati".

Se paragoniamo le curve di marzo/aprile scorso con quella di oggi, ha commentato il coordinatore del Cts, "vediamo come dopo il lockdown totale e durissimo che abbiamo fatto a partire da marzo, la curva sia scesa in maniera drastica. Quella di oggi non scende nello stesso modo perché non abbiamo imposto lo stesso lockdown, abbiamo imposto misure meno restrittive. Questo significa che comunque siamo ancora oltre quindicimila casi al giorno. Ieri (martedì, ndr) abbiamo avuto più di ottocento vittime, siamo ancora in una situazione estremamente precaria. Quella curva può rapidamente risalire e tornare ai livelli di qualche settimana fa. Questa è la preoccupazione dei tecnici".

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha aggiunto Miozzo, "ha chiesto la convocazione del Comitato tecnico scientifico, ha chiesto indirizzi e indicazioni e noi le abbiamo date, abbiamo dato indicazioni classiche che devono essere date. Purtroppo, queste indicazioni coincidono con evitare gli assembramenti, evitare momenti di rischio nei quali le persone si riuniscono, tolgono la mascherina e si bevono l'aperitivo, come capita quando vediamo assembramenti di giovani fuori dai locali di ristoro ...ecco quelle sono situazioni di criticità. Queste sono le cose che diciamo. Se poi queste cose si traducono nel "chiudiamo totalmente" per un giorno, per due giorni, per quindici giorni, non decide il CTS ma decide qualcun altro".

Quanto ai ristoratori, che chiedono al Governo di fare i controlli ed eventualmente di chiudere solo gli esercizi che non rispettano queste regole, Miozzo ha detto: "In generale questa è un'indicazione che abbiamo dato. Dopo di che il problema della chiusura o meno dei ristoranti, dei bar o dei luoghi pubblici dovrà essere valutato nella complessità dell'azione che deve essere presa a livello politico. Noi abbiamo sottolineato il rischio delle aggregazioni, degli spostamenti, della mobilità che sono rischi veri, forti e molto importanti. Avete fatto vedere i biglietti di invito per entrare alla messa: a me piange il cuore vedere una cosa del genere, perché non si è mai visto nella nostra storia, però è un adeguamento alle condizioni disperate alle quali siamo confrontati. È un Natale fatto cosi".