Il Parlamento britannico ha di nuovo fermato la Brexit di Johnson

brahim maarad

La Brexit è in pausa. Il Parlamento britannico ha di nuovo fermato la corsa del premier conservatore, Boris Johnson, che voleva approvare il suo accordo entro giovedì sera. Dopo averlo illuso con il sì che trasforma l'accordo in provvedimento di legge (ancora da votare), la Camera dei comuni lo ha gelato immediatamente bocciandogli (322 no e 308 sì) il calendario dei lavori accelerati che avrebbero portato all'approvazione in 72 ore delle norme contenute in oltre 110 pagine e che riguardano il futuro del Paese.

Johnson non ha potuto altro che arrendersi e "mettere in pausa" la legge sulla Brexit, "in attesa delle decisioni dell'Ue" sulla proroga della scadenza dal 31 ottobre al 31 gennaio. Da Bruxelles, i leader dei 27 sono impegnati in "consultazioni sulla proroga in attesa dei prossimi passi di Londra". Il presidente della Commissione europea, Donald Tusk, raccomanda di "consentire la proroga".

Il testo, che traduce nella legge britannica l'accordo di divorzio, è stato adottato in seconda lettura alla Camera dei comuni con 329 voti favorevoli e 299 contrari. È la prima volta che Westminster approva un testo relativo alla Brexit, votata nel giugno 2016 dal 52% dei britannici.

"È positivo, persino felice, che per la prima volta in questa lunga saga questo Parlamento abbia assunto le proprie responsabilità, si sia unito e adottato un accordo", ha esultato il premier, esprimendo al contempo la sua "delusione" per i deputati che hanno votato per un rinvio piuttosto che per il calendario proposto. Ha sospeso quindi la legge in attesa della decisione del Consiglio europeo sulla proroga. "La nostra posizione rimane che non dovremmo rimandare, che dovremmo lasciare l'Ue il 31 ottobre. Questo è ciò che dirò all'Ue", ha precisato Johnson, mantenendo fede alla sua linea.



La palla torna di nuovo a Bruxelles. "Il presidente del Consiglio europeo sta consultando i leader dell'Ue sulla richiesta di proroga presentata dal Regno Unito per rinviare la sua uscita al 31 gennaio 2020", ha dichiarato Mina Andreeva, portavoce dell'esecutivo europeo. E l'esito della consultazione non sembra scontato, nonostante le raccomandazioni di Tusk. All'inizio della giornata, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, aveva dichiarato all'Assemblea nazionale che "in questa fase, riteniamo che non vi siano giustificazioni per una nuova proroga".