Il Parlamento europeo ha approvato il Recovery

Brahim Maarad
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AGI - Il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza il Recovery fund, il maxi piano da 672,5 di miliardi di euro per un'Europa più resiliente. E lo ha fatto grazie anche ai voti della Lega che si è staccata dal resto del gruppo dei sovranisti di Identità e democrazia (Id) per certificare la propria conversione all'europeismo in onore di Mario Draghi.

I voti a favore sono stati 582, i contrari 40 e gli astenuti 69. Tra quest'ultimi ci sono anche gli eurodeputati di Fratelli d'Italia che non hanno votato come il resto del gruppo Ecr. Nell'Id invece i tedeschi dell'Afd hanno scelto una convinta bocciatura mentre i francesi del Rassemblement national, il partito di Marine Le Pen, hanno preferito una cauta astensione. 

Chiusa quella del voto, si apre una partita ancora più importante. "Ora la parola passa agli Stati membri per far partire il Next Generation Eu. Ci attendiamo che i Parlamenti nazionali accelerino la ratifica dell'aumento delle risorse proprie dell'Unione, essenziale per emettere bond e finanziare la ripresa. Non c'è tempo da perdere e ogni ritardo sarebbe un danno enorme a cittadini e imprese”, ha messo in chiaro il presidente dell'Europarlamento, David Sassoli. Parole sottoscritte anche dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, e ovviamente dalla Commissione che punta alla pubblicazione del testo del Recovery nella Gazzetta ufficiale già il 18 febbraio.

Da quel giorno, gli Stati membri potranno ufficialmente consegnare i loro piani. E lo potranno fare fino al 30 aprile. Il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ha definito l'approvazione in Parlamento "un passo storico" che avvicina il traguardo di "un'opportunità unica per l'Europa"

"Gli stati membri dovranno ratificare il più rapidamente possibile la decisione sulle risorse proprie in modo che la Commissione possa iniziare con le operazioni per il finanziamento", ha esortato ieri in Aula il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. E, ancora una volta, ha insisto sull'equilibrio nei tra riforme e investimenti.

I piani nazionali devono rispondere per filo e per segno ai requisiti dettati dalla Commissione europea e saranno valutati in base a rilevanza, efficacia, efficienza e coerenza. Resta fondamentale il focus sulle raccomandazioni specifiche per Paese. Il pacchetto deve rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica, sociale e istituzionale dello Stato membro. 

Sono considerati prioritari gli investimenti destinati al Green (è obbligatorio almeno il 37%), alla trasformazione digitale (obbligatorio almeno il 20%), alla Salute e all'Istruzione, ai centri di cura. Le versioni finali dei piani saranno valutati con punteggi in una scala da A a C su undici elementi (e le A devono essere almeno sette).

Nei Piani saranno considerati validi gli interventi dal febbraio 2020 all'agosto 2026. In totale, con il Rrf vengono messi a disposizione 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 in trasferimenti e 360 in prestiti. Il 70% dei trasferimenti sarà elargito entro il 2022, il restante 30% entro il 2023. I prestiti (fino a un massimo del 6% del Reddito nazionale lordo) potranno essere richiesti fino all'agosto 2023. 

Ora è corsa contro il tempo per potersi lasciare alle spalle la crisi. Domani saranno pubblicate le previsioni macroeconomico e secondo le anticipazioni c'è più ottimismo ma intanto all'Eurogruppo di lunedì si discuteranno le prime manovre per definire quando le misure di aiuto "incondizionate" lasceranno lo spazio "a quelle mirate" per salvare solo le imprese che effettivamente hanno futuro.