Il Parlamento peruviano ha rimosso il presidente Martín Vizcarra

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Martín Vizcarra
Martín Vizcarra

Martín Vizcarra, presidente del Perù, è stato sollevato dal suo incarico governativo: è quanto stabilito dal voto finale del Parlamento della nazione.

Martín Vizcarra: il voto del Parlamento

Nella giornata di lunedì 9 novembre, il presidente Vizcarra ha sostenuto un secondo processo per impeachment, accusa rivoltagli nel corso dei mesi passati. Il processo è stato effettuato presso il Parlamento peruviano, composto da un’unica Camera. I parlamentari hanno votato a favore o contro la rimozione del presidente: il processo si è concluso con 105 voti favorevoli su 130 presenti.

In seguito alla decisione del Parlamento, nella serata di lunedì, Vizcarra ha tenuto un discorso rivolto ai cittadini trasmesso in televisione. Nel discorso, l’ex-presidente ha dichiarato che non si opporrà a quanto stabilito evitando, così, di originare una crisi costituzionale ma ha ribadito anche di non condividere le conclusioni cui è giunto il Parlamento. A questo proposito, ha affermato: «Sarà la storia e il popolo peruviano a giudicarci».

Le prossime elezioni in Perù si terranno ad aprile 2021: intanto, la carica di presidente sarà ricoperta da uno dei maggiori oppositori di Vizcarra nonché attuale presidente del Parlamento, l’imprenditore Manuel Merino. A questo proposito, secondo quanto previsto dalle leggi del Perù, Martín Vizcarra non potrà più candidarsi alle prossime elezioni presidenziali della nazione.

Le accuse di impeachment

Martín Vizcarra era già stato accusato di impeachment lo scorso settembre. Il primo processo, fortemente voluto dalle opposizioni, era terminato con soli 32 voti a favore della rimozione dell’ex-presidente. Il Perù e la stampa internazionale, pertanto, erano convinti che anche il secondo processo si sarebbe concluso con il medesimo esito. La presunta colpevolezza di Vizcarra, quindi, ha generato particolare sgomento nell’intero paese: dopo la diffusione dei risultati del voto parlamentare, sono sorte diverse proteste spontanee a Lima, capitale del Perù, per dimostrare sostegno al presidente uscente. La maggioranza dei cittadini – circa l’80% secondo un sondaggio svolto lo scorso ottobre – è convinta che Vizcarra sia stato privato dell’incarico presidenziale in modo tale da impedire i suoi progetti di riforma del sistema giudiziario e la sua determinazione a combattere la corruzione dilagante nel Paese.

A settembre, la procedura di impeachment nei confronti del presidente era stata avviata poiché le opposizioni accusavano Vizcarra di essere intervenuto per sabotare un’indagine di corruzione in cui era coinvolto. Con la seconda procedura, conclusa lunedì, invece, le opposizioni hanno accusato Vizacarra di aver riscosso tangenti del valore di mezzo milione di euro mentre ricopriva l’incarico di governatore della regione di Moquegua. Nonostante Vizcarra si sia sempre dichiarato innocente e non siano mai state dimostrate prove in tribunale, il Parlamento peruviano ha ritenuto valide le accuse come dimostra l’esito della votazione di novembre.

Martín Vizcarra e Pedro Pablo Kuczynski

Il mandato del centrista Martín Vizcarra era iniziato nel 2018: il suo predecessore era Pedro Pablo Kuczynski, improvvisamente costretto a dimettersi dopo essere stato dichiarato colpevole di corruzione. Attualmente, infatti, Kuczynski è detenuto in carcere in attesa di affrontare il processo.

Sin dai primi giorni in carica, la presidenza di Vizcarra si era sviluppata all’insegna dello scontro con il Parlamento, controllato dalle opposizioni che avevano la maggioranza. In più di una circostanza, l’ex-presidente ha imputato all’organo parlamentare di incoraggiare «caos e disordine». Allo stesso modo, Vizcarra ha sottolineato l’utilizzo anomalo dell’impeachment da parte delle forze di opposizione negli ultimi mesi. La costituzione peruviana, infatti, prevede il ricorso a tale procedura in casi di infermità mentale del presidente e non per motivi politici.