Il Parlamento in quarantena diventa un caso. E Fico propone commissione speciale

Serenella Ronda e Barbara Tedaldi

Il Parlamento "non abdica" al suo ruolo e resta aperto. Su questo non vi è alcun dubbio. Ma, certo, la situazione di emergenza per il diffondersi del contagio da coronavirus impone misure e modalità eccezionali per garantire la piena funzionalità di Camera e Senato, pur garantendo il rispetto delle norme di sicurezza. E, tanto più in vista dell'esame e dell'approvazione dei decreti varati dal governo per fronteggiare l'emergenza, il Parlamento deve lavorare e svolgere il suo ruolo, è il ragionamento che accomuna tutte le cariche istituzionali.

I presidenti di Camera e Senato stanno valutando le varie ipotesi sulle modalità, in contatto costante con i capigruppo di tutte le forze politiche. La linea delle istituzioni, nel suo complesso, concorda sulla necessità che le stesse istituzioni proseguano la loro attività, senza deroghe. E senza decisioni prese sull'onda dell'emotività e dell'emergenza. Tra le soluzioni possibili, per consentire ai parlamentari di riunirsi in sicurezza, il presidente della Camera Roberto Fico, dalle pagine di Repubblica, lancia la proposta di una commissione speciale, che esamini i decreti (o il 'decretone', se alla fine, come appare plausibile, si andrà verso l'accorpamento di tutti i provvedimenti approvati dal Cdm) e poi consegni all'Aula dei due rami del Parlamento il testo finale per il via libera.

Ma, seppur senza chiusure pregiudiziali, la terza carica dello Stato non apre all'ipotesi del voto a distanza, proposto inizialmente dal Pd e appoggiato dalla Lega, ma che via via sta perdendo quota, anche per i dubbi di costituzionalità che tale ipotesi solleva. ​"La Camera non ha abdicato al suo ruolo e non intende farlo. Abbiamo piuttosto deciso di concentrare le attività sulle questioni collegate all'emergenza Covid-19 e stiamo cercando il modo più giusto per proseguire i lavori con tutte le precauzioni", spiega Fico. Insomma, per il presidente della Camera "il Parlamento deve essere in prima linea, non può arretrare". E propone: "Possiamo pensare all'istituzione di una commissione speciale come quelle costituite ad inizio legislatura per l'esame degli atti del governo. Limiteremmo così il numero delle persone coinvolte direttamente".

Questa soluzione non farebbe venire meno in alcun modo, viene spiegato, l'ultimo atto ufficiale, il voto finale, che spetterebbe comunque all'Aula, magari sempre in modalità 'ridotta', come avvenuto in occasione del voto sull'aumento del deficit. Un ragionamento, quello di Fico, in linea con la posizione di Sergio Mattarella, che proprio ieri aveva fatto notare come "il clima di difficoltà, di incertezza e di sofferenza che stiamo vivendo rende ancora più stringente la necessità di unità sostanziale di tutti i cittadini attorno ai valori costituzionali e ai simboli repubblicani". E i valori e i simboli non possono essere limitati a bandiera e inno, ovviamente in prima linea ci sono le istituzioni e la loro funzionalità democratica.

Altro tema caldo il voto a distanza, su cui al Colle restano vive le problematiche e le analisi condivise da alcuni costituzionalisti, tra cui Fulco Lanchester e Francesco Clementi. Che le Camere debbano restare aperte e lavorare è linea che, ormai, accomuna tutte le forze politiche. E, anche se all'interno dei singoli partiti permangono posizioni differenti, come tra i dem dove c'è chi spinge per il voto a distanza, la maggioranza dei politici insiste sulla necessità che il Parlamento si riunisca.

Tra i primi Matteo Salvini, che spiega: "la Lega chiede la convocazione immediata del Parlamento, deputati e senatori, come tanti altri lavoratori italiani che sono al lavoro in queste ore difficili, anche i parlamentari devono andare al lavoro. Il decreto che è uscito dal governo, cui abbiamo dato tanti suggerimenti, è solo un primo passo e non basta. E' urgente migliorare, cambiare questo decreto". Il dem Matteo Orfini tiene a "chiarire: nessuno vuole chiudere il Parlamento. Anzi. Di fronte a quello che sta accadendo e ad alcune decisioni prese è indispensabile che continui a lavorare. I parlamentari che non hanno il virus e che non sono in quarantena preventiva per aver incontrato chi lo ha devono continuare ad andare in Parlamento a lavorare. E, nota personale, non vedono l'ora di essere convocati".

Dello stesso avviso Emanuele Fiano, che pure è stato tra i primi a proporre il voto a distanza: "Il Partito democratico è pronto in qualsiasi momento alla convocazione del Parlamento, che mai e poi mai dovrà interrompere la propria attività. Sgombriamo il campo dai primi della classe. Dovremmo essere tutti uniti per garantire il corretto e continuo funzionamento delle istituzioni democratiche".

L'ex presidente del Senato, Pietro Grasso osserva: "Chi in questo momento parla di voto a distanza e commissioni speciali rivela un'idea riduttiva del Parlamento. Deputati e senatori non sono solo coloro che votano i provvedimenti: sono chiamati, rappresentando la nazione, a scriverli e a modificarli attraverso la presentazione di emendamenti e la discussione", spiega il senatore di Leu. "Non tutto può passare all'unanimità, nemmeno in momenti gravi come questo, ed è giusto garantire il dibattito e il confronto tra le posizioni.

Il Questore della Camera, il deputato di Forza Italia Gregorio Fontana, rivendica: "Il Parlamento, con senso di responsabilità e con tutte le precauzioni di volta in volta ritenute necessarie dalle autorità sanitarie, non ha mai smesso di funzionare e nei prossimi giorni, dopo il voto di mercoledì scorso sullo sforamento di bilancio, sarà chiamato a discutere e votare le nuove misure adottate in via d'urgenza dal Governo".