Tripoli chiede alla Turchia l'invio di truppe

Continua il lavoro diplomatico dell'Italia sulla crisi libica mentre crescono i timori per un ulteriore escalation nel Paese alla luce dell'annuncio del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di un voto in Parlamento a inizio gennaio sull'eventuale invio di truppe nel Paese nordafricano a sostegno di Tripoli contro le forze del generale Khalifa Haftar. Sostegno chiesto che il governo di Accordo Nazionale ha formalmente chiesto "nei cieli, sul terreno e sul mare".

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha avuto una lunga e articolata telefonata sul dossier libico con il presidente russo, Vladimir Putin: i due leader si sono ripromessi un aggiornamento costante in considerazione della importanza strategica che il Paese magrebino riveste per gli interessi anche italiani. La crisi in corso in Libia è stata al centro anche della conversazione del capo di Palazzo Chigi con il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il quale ha ribadito la posizione del Cairo "a sostegno della stabilità e della sicurezza della Libia", denunciando "tutte le interferenze esterne negli affari interni libici".

Intanto da Ankara, Erdogan ha annunciato la presentazione di una mozione sull'invio di truppe turche in Libia il 7 gennaio alla riapertura del Parlamento: "Se Dio vuole, la mozione passera' tra l'8 e il 9 gennaio e potremo così rispondere alla richiesta del governo di Tripoli", ha aggiunto il presidente. Il Parlamento turco ha già ratificato un accordo di sicurezza e cooperazione militare con il governo del premier di Tripoli, Fayez al-Serraj, ma per l'invio di truppe sul terreno è necessario un ulteriore passaggio parlamentare. Da Tunisi il ministro dell'Interno libico, Fathi Bashagha, ha ricordato che Haftar "ha fornito basi militari in Libia a forze straniere" e, se continuerà, l'esecutivo di Serraj chiedera' "ufficialmente al governo turco il suo sostegno militare".

Le forze di Haftar bombardano Zawiya

L'attivismo turco è stato criticato dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo il quale "qualsiasi tentativo di Paesi terzi difficilmente fornirà un aiuto per una soluzione del conflitto". Mosca, che non prevede colloqui telefonici tra Putin ed Erdogan nei prossimi giorni (ma "telefonate del genere si possono organizzare in qualche ora"), vuole che "il bagno di sangue finisca il più presto possibile" e ritiene "positivi gli sforzi internazionali per la ricerca di soluzioni". Il voto del Parlamento turco sul dispiegamento di truppe in Libia coinciderà con l'arrivo a Istanbul di Putin, che quel giorno inaugurerà con Erdogan il gasdotto TurkStream.

Intanto, continua l'offensiva delle forze di Haftar: tre civili sono morti e altri dieci sono rimasti feriti, alcuni in modo grave, in tre raid aerei condotti su al Zawiya dalle forze dell'uomo forte della Cirenaica. Dalla Siria invece l'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che gruppi di ribelli filo-turchi hanno attivato centri di reclutamento di combattenti nelle aree del nord-est controllate da fazioni leali ad Ankara, da inviare in Libia.