Il pasticcio della passeggiata

(Photo: Thanasis Zovoilis via Getty Images)

La montagna ha partorito un topolino. O meglio, in questo caso, una nuvola di polemiche e odio sociale che lascia abbastanza preoccupati su come la società uscirà dall’emergenza coronavirus. Il tema è quello della “passeggiata” con figlio al seguito, divenuto un vero e proprio pasticcio dopo la circolare di ieri del Viminale che voleva “chiarire alcuni aspetti interpretativi” delle norme che vietano gli spostamenti in chiave anti Covid-19, ma che è stata vista da più parti come un oltraggio alla lotta al virus, un mossa che rischia di vanificare gli sforzi fatti finora. In prima fila, a condannare le parole del Viminale, i governatori di Lombardia e Campania, che hanno subito alzato il cartellino rosso, seguiti da loro colleghi e da molti sindaci. Ma anche tantissimi cittadini che sui social network esprimono il loro disappunto - e molto spesso la loro rabbia - per quella che considerano come una pericolosa apertura.

In serata interviene direttamente il premier Giuseppe Conte a togliere di mezzo l’idea di un allentamento delle restrizioni.“Non abbiamo affatto autorizzato l’ora del passeggio coi bambini. Abbiamo solo detto che quando un genitore va a fare la spesa si può consentire anche l’accompagno di un bambino. Ma non deve essere l’occasione di andare a spasso”.

La rimodulazione di Conte segue la precisazione del Viminale di mercoledì mattina: “Le regole sugli spostamenti non cambiano. La circolare del ministero dell’Interno del 31 marzo si è limitata a chiarire alcuni aspetti interpretativi sulla base di richieste pervenute al Viminale. In particolare, è stato specificato che la possibilità di uscire con i figli minori è consentita a un solo genitore per camminare purché questo avvenga in prossimità della propria abitazione e in occasione di spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute”, si legge nella nota diffusa di buon mattino.

 

E ancora: “Si può uscire dalla propria abitazione esclusivamente nelle ipotesi già previste dai decreti del presidente del Consiglio dei ministri: per lavoro, per motivi di assoluta urgenza o di necessità e per motivi di salute. Per quanto riguarda l’attività motoria è stato chiarito che, fermo restando le limitazioni indicate, è consentito camminare solo nei pressi della propria abitazione. La circolare ha ribadito che non è consentito in ogni caso svolgere attività ludica e ricreativa all’aperto e che continua ad essere vietato l’accesso ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici. La medesima circolare ha ricordato infine che in ogni caso tutti gli spostamenti sono soggetti a un divieto generale di assembramento e quindi all’obbligo di rispettare la distanza minima di sicurezza. Le regole e i divieti sugli spostamenti delle persone fisiche, dunque, rimangono le stesse”, precisa il ministero dell’Interno.

In sostanza, non è cambiato nulla, ma è stato esplicitato un concetto: a poter scendere sotto casa per “camminare nei pressi della propria abitazione” - evitando sempre assembramenti e mantenendo la distanza di sicurezza - possono essere anche i bambini, accompagnati da un genitore.

La Lombardia però non ci sta: per l’assessore al Welfare Giulio Gallera, si tratta di una circolare “irresponsabile e folle”. “Spero che i cittadini ignorino questa folle, insensata e irresponsabile circolare, che stiano a casa e organizzino giochi con i propri figli”. Come Lombardia “vedremo se c’è la possibilità di emanare ordinanze che la vanifichino. Lo valuteremo con il presidente Attilio Fontana”, aggiunge, in collegamento con Italia 7 Gold.

Ed eccolo dunque Fontana, ai microfoni di Centocittà su Radio 1: in Lombardia, dopo la circolare del Viminale, “non cambierà nulla di quello che c’è nella mia ordinanza”. Quindi chi fa due passi con i figli rischia una multa? “Se non c’è una motivazione valida e non si è distanziati, sì”, risponde il governatore. “La gravità del fatto in sé e per sé è psicologica [...]: è la dimostrazione che si stanno abbassando le difese, che si sta mollando la presa, che la gente deve illudersi che stia finendo tutto. Questo è l’effetto più sbagliato”. La precisazione di stamattina del Viminale sarebbe stata decisa dopo una telefonata tra lo stesso Fontana e la ministra Lamorgese: “Ieri ho avuto un colloquio telefonico con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, la quale mi ha spiegato che non intendeva raggiungere quello scopo e che oggi probabilmente farà uscire un comunicato in cui chiarisce il significato” della circolare, spiega Fontana.

La questione diventa subito materia di scontro. Si inserisce il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. “Non è chiaro chi deve decidere. Vale la circolare del ministro o l’ordinanza dell’assessore regionale? Domani dovremo affrontare il tema di chi decide in caso di emergenza. È impensabile che oggi un assessore dica di ignorare la circolare del ministro”. Per la ministra della Famiglia Elena Bonetti, “non possiamo pensare di tenere ancora chiusa un’intera generazione”, è tempo di “iniziare a programmare una riorganizzazione delle relazioni e delle possibili attività fisiche all’esterno che devono avvenire in modo graduale e ordinato, secondo indicazioni precise del Comitato tecnico scientifico”.

Ma il tema resta incandescente. Tuona contro le “passeggiate condominiali” il segretario leghista Matteo Salvini; intervengono per “disapplicare l’interpretazione (circolare) del Ministero” [?!] alcuni sindaci del bergamasco. Critico nei confronti del Viminale è anche il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, che in una diretta Facebook espone il suo ragionamento: “Rischiamo di trovare persone per strada in un momento in cui stiamo cercando di contenere il più possibile perché ci siamo accorti che contenendo, con le restrizioni, stiamo appiattendo quella curva che non sta per fortuna raggiungendo il picco”. “In questo momento in cui avevamo convinto tutti a stare a casa, avevamo dato una stretta anche sui runner - prosegue Decaro - dare la possibilità ai genitori di poter accompagnare i figli e le persone più anziane fuori casa significa avere un altro allentamento. Non sarà facile convincere le persone a uscire solo se c’è davvero bisogno”. Dello stesso avviso, sempre restando al sud, anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e il governatore della Sicilia Nello Musumeci, che usa parole durissime: “Sono assolutamente contrario alla possibilità data dal governo nazionale delle passeggiate con i bambini. Si faranno, ma solo quando sarà finita l’emergenza. Se passa l’idea che il peggio è passato, è la rovina, si vanifica tutto, si innesca un picco incontenibile. È una guerra e nelle guerre le libertà personali subiscono pesanti sacrifici per il bene di tutti”. 

Nel corso della giornata si moltiplicano i “no” dei primi cittadini. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, chiarisce che in città, così come in tutta la Regione, ”è ancora troppo presto per allentare le misure di contagio”. Perché - continua - “siamo a rischio, lo sono prima di tutto i bambini e gli anziani delle nostre comunità”. Sempre dalla Sicilia arriva l’alt di Cateno De Luca. Per il sindaco di Messina, salito agli onori della cronaca per aver fermato le auto di rientro dal nord nella sua città, “sembra di assistere alla fiera dell’insipienza, in cui prima si raccomanda alle persone di non uscire di casa, si comminano sanzioni anche esose per la violazione delle disposizioni, e poi come se nulla fosse, si dice ai cittadini che possono portare i bambini a passeggio, purché la passeggiata avvenga in compagnia di un solo genitore per volta e in prossimità dell’abitazione. Come se queste fossero garanzie o misure sufficienti a prevenire il contagio”.

Ancora una volta, è il caos più totale. A Scandicci, in provincia di Firenze, c’è chi non rispetta le regole e viene multato: “Stamani troppo incremento di persone in giro, abbiamo rilevato anche nuove tipologie: bambini con entrambi i genitori, coppie a spasso”, ammonisce il sindaco Sandro Fallani. “Ricordo che da un punto di vista normativo niente è cambiato - prosegue - tanto è vero che la polizia municipale ha inflitto 15 multe da 400 euro ciascuno”. A Verona il divieto di passeggiata per i più piccoli resta:  “La salute dei veronesi viene prima di tutto. Da sindaco e quindi responsabile della salute della nostra comunità, finché la situazione è così grave, non intendo fare passi indietro. Le restrizioni possono piacere o meno ma hanno un’unica finalità, tutelare la salute di 260 mila cittadini. In questo momento è la priorità. La parola chiave è resistere. Siamo a un punto cruciale, ecco perché le misure prese fino ad ora non cambiano”, manda a dire il sindaco Federico Sboarina. No all’ “ora d’aria” anche in provincia di Rimini e a Prato, dove il sindaco dice: “Il Viminale sbaglia, non era il momento”.

A chiarire (si fa per dire) il concetto ci prova Vito Crimi, viceministro agli Interni e capo politico M5s. “Non c’è alcun allentamento dei controlli” e la circolare del Viminale si riferisce ai bambini molto piccoli, quelli per cui “uscire è una necessità”, non certo “a un 15enne”, dice Crimi a Radio Anch’io. “Deve essere chiaro: non possiamo far pagare quello che sta accadendo ai bambini piccoli” che non possono essere “vittime dell’isolamento”. 

Un chiarimento che rischia però di portare altra confusione, perché a questo punto bisognerebbe tracciare una linea tra bambini “piccoli” e non. Da questo punto di vista, i bambini rischiano di diventare il nuovo bersaglio degli integralisti della caccia all’untore, dopo i runner. Una questione, anche quella, sulla quale si è fatta e si continua a fare molta confusione. Il Viminale, nella circolare del 31/03, ha avvertito la necessità di tornare sull’argomento, arrivando a formulare una sua definizione di “attività motoria”: ”[...] si evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging), tenuto anche conto che l’attuale disposizione di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo scorso tiene distinte le due ipotesi, potendosi far ricomprendere nella prima, come già detto, il camminare in prossimità della propria abitazione”. I due passi dei bambini si muovono in questo spazio: ”[...] è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione”. 

Il punto è che qui l’attività sportiva o motoria non c’entra. C’entra la possibilità di scendere a fare due passi - magari per buttare la spazzatura - insieme ai propri figli, senza essere guardati come dei pazzi irresponsabili. Una possibilità che non era esplicitamente né vietata né consentita dai decreti, e quindi tecnicamente possibile, confidando nella “ragionevolezza” delle persone. Mentre il dibattito va avanti, finora l’unico a menzionarla è il governatore della Toscana, Enrico Rossi: “Ritengo che tutte le cose vadano prese con ragionevolezza, se un bambino deve fare cento passi... duecento metri girando dietro casa e viene mantenuta la distanza sociale da altre persone...”. A sacrificarsi sull’altare delle norme rischia di essere, ancora una volta, il buon senso. Un ingrediente che ci servirà moltissimo, quando finalmente arriverà il dopo, il momento di ricostruire.

 

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