Il patto di Generali sale al 12,3% dopo l'adesione di Fondazione Crt

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AGI - Il gruppo Generali ha comunicato l'adesione di Fondazione Crt, col suo 1,232%, al patto parasociale di consultazione fra il Gruppo Caltagirone e la Delfin di Del Vecchio. Con l'entrata dell'ente torinese il patto rappresenta ora il 12,334% del capitale del gruppo assicurativo. 

Continuano dunque le manovre in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione  di Generali e della governance della pricipale compagnia assicurativa del Paese dopo le novità introdotte dallo statuto che prevedono la presentazione di una lista da parte del Consiglio stesso.

Uno dei punti centrali del 'cantiere' Generali è il ruolo del group ceo, Philippe Donnet, che ha dato disponibilità per un nuovo mandato (il terzo) ma che è nel mirino di due dei principali azionisti del gruppo: il vicepresidente, Francesco Gaetano Caltagirone, e il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio. 

I due imprenditori nei giorni scorsi hanno annunciato il Patto di consultazione - al quale adesso ha aderito anche la Fondazione Crt - sulle proprie quote attuali (pari a circa l'11%) e future, in vista dell'assemblea di primavera 2022 per eleggere il cda.

Del Vecchio e Caltagirone, ha ricordato un recente report di Equita, ritengono che Generali debba crescere per linee esterne per accorciare le distanze rispetto a rivali come Axa, Allianz e Zurich, e che sia necessaria una discontinuità manageriale per fare un salto dimensionale, contestando a Donnet una crescita dimensionale troppo lenta).

"Se si concretizzasse lo scenario con la presentazione di 3 liste distinte (una espressione del board con la conferma di Donnet, 'soci privati' e Assogestioni), gli investitori istituzionali (che pesano per oltre il 40% del capitale) avranno un ruolo determinante".

Di fronte al mercato il manager francese si fa forte dei risultati ottenuti: non solo ritiene di aver portato a termine, in sintonia con le linee guida approvate dall'intero cda, due piani strategici, ma è pronto anche a rimarcare quello che è stato fatto.

Dalla sua nomina alla scorsa settimana, è il ragionamento, Generali ha avuto un total return per gli azionisti pari al 103%, superiore a quello delle altre compagnie assicurative (la seconda è Zurich, col 99%), mentre il titolo è salito del 57% rispetto al 20% dello Stoxx 600 Assicurazioni. "Il cda dovrà decidere se rinnovare o no Philippe Donnet come ad nei prossimi mesi, tenenedo in mente che è chiamato a presentare il nuovo piano strategico il 15 dicembre", sottolinea un report di Oddo.

"Sotto la leadership di Donnet Generali ha raggiunto buoni risultati e portato avanti diverse operazioni di crescita esterna", continuano gli analisti, che rimarcano come, nonostante la crisi legata alla pandemia, il Leone sia sulla buona strada per raggiungere anche quelli pre il 2021. "Un rinnovo di Donnet sarebbe una buona notizia per il gruppo e rimane il nostro scenario più probabile", spiega Oddo, secondo cui una sostituzione del manager francese "sarebbe non giustificata e logicamente percepita male dagli investitori".

Quello che rimane da chiarire è che strada sceglierà Mediobanca, primo socio del gruppo assicurativo con una quota di quasi il 13%, e anche da che parte si schiereranno altri importanti azionisti di peso, come la famiglia Benetton (3,97%) del capitale e il gruppo De Agostini.

Un compromesso fra Piazzetta Cuccia e il duo Del Vecchio-Caltagirone (ora appoggiato anche dalla Fondazione Crt) che dopo i recenti acquisti pesano per quasi il 25% del capitale della banca d'affari, potrebbe secondo Kepler, "facilitare una possibile fusione fra Mediobanca e Banca Generali, che rappresenterebbe un'operazione trasformativa" per l'istituto milanese, "rafforzandone la posizione nel risparmio gestito e portando a una rivalutazione complessiva delle sue azioni". La prossima tappa in calendario è fissata per lunedì 27 settembre, quando i consiglieri si vedranno e potranno sancire definitivamente la propria posizione. 

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