Il patto proposto da Letta sulla Manovra e il nodo Quirinale: la posizione dei partiti

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AGI - La foto di gruppo scattata all'assemblea di Confesercenti potrebbe essere il prologo al tavolo sulla manovra proposto da Enrico Letta e approvato per acclamazione dei leader dei partiti di maggioranza e non solo. Anche Fratelli d'Italia, che è all'opposizione, chiede infatti di essere ascoltato. "Si stanno alzando molte aspettative", osserva Letta: "Credo ci sia bisogno di una corresponsabilità da parte di tutti nel fare le scelte giuste, nello smussare i problemi che ci sono e soprattutto nel dare un segnale che considero fondamentale: siamo fuori da situazioni elettorali, con la pandemia che continua a preoccupare, la ripartenza che è necessaria".

Dopo il plauso unanime, tuttavia, arrivano le prime defezioni da parte dei convitati. In Italia Viva, dopo Davide Faraone che ha paventato uno 'scavalcamento' delle prerogative del Parlamento, è Matteo Renzi che sottolinea: "Non lo trovo giusto: il Capo dello Stato non si elegge andando alla conta. Si fa un ragionamento ampio. Non trovo giusto legare il Quirinale al patto sulla manovra. Mi sembra un errore politico". E aggiunge: "Ho l'impressione che i leader dei partiti più importanti vogliano andare a votare nel 2022, perché per loro sarebbe meglio".

L'obiettivo dichiarato del segretario dem, tuttavia, rimane quello di sminare il campo della manovra dalle tensioni e dal caos che cominciano a registrarsi attorno al nome del successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Alle dichiarazioni dei leader politici, infatti, non fa seguito alcun confronto, almeno in parlamento dove si prepara, ancora una volta, un assalto alla diligenza della legge di bilancio con proposte-bandiera. Di qui il nuovo appello di Letta: "Credo ci sia bisogno di vedere che ci sono forze politiche, leader politici, rappresentanti istituzionali che si caricano anche loro la responsabilità e che non fanno semplicemente il gioco della bandierina".

Al di là di questo, tuttavia, un confronto fra i leader dei partiti prima di gennaio consentirebbe di preparare il terreno a una elezione che promette altrimenti di essere quanto mai incerta, con i partiti divisi su diversi scenari, uno dei quali rimane quello del bis di Mattarella. Il Capo dello Stato ha escluso questa possibilità, ma la speranza di molti dei leader e degli esponenti di primo piano di partiti di maggioranza e opposizione rimane quello di convincere l'inquilino del Quirinale a rimandare l'addio.

In casa Pd l'ipotesi viene accarezzata ancora da esponenti di primo piano che, tuttavia, preferiscono non uscire allo scoperto. Il mandato di Letta, infatti, rimane quello del silenzio, almeno fino a gennaio. Altri nomi, fra i dem, se ne fanno ma al momento non sembrano strade percorribili. Anche perché il Partito Democratico, come ha più volte ribadito il segretario, è forte sul territorio (come dimostrano i sondaggi e soprattutto le ultime prove elettorali), ma "piccolo" in Parlamento, dove può contare solo sul 12 per cento degli eletti a causa della sconfitta del 2018 e dalla fuoriuscita dei renziani.

L'idea di un secondo mandato al Quirinale non dispiace nemmeno in casa Lega, come emerge da una intervista di Roberto Maroni: "Io continuo a pensare che la cosa migliore per l'Italia sia un secondo mandato di Mattarella. E che Draghi resti a Palazzo Chigi fino a fine legislatura", sostiene.

Se Mario Draghi andasse al Colle, ragiona Maroni, seguirebbe una "crisi di governo inevitabile" che metterebbe a rischio l'attuazione del Pnrr. Prima di entrare nel vivo della partita Quirinalizia, quindi, è meglio stringere le maglie con gli alleati di governo e in particolar modo con il Movimento 5 Stelle. Da questo punto di vista, il lavoro avviato a Bruxelles per favorire l'ingresso dei pentastellati nel Gruppo dei Socialisti e Democratici risulta essere molto utile, oltre che gradito allo stato maggiore del M5s.

Il dialogo con Giuseppe Conto è sempre aperto e l'ex premier non ha fatto mancare il suo sostegno all'idea del tavolo per la manovra, 'arricchendolo' con la richiesta di riaprire il cantiere delle riforme costituzionali, vecchio pallino dei dem già sotto la segreteria di Nicola Zingaretti. "Ritengo senz'altro opportuno un incontro con gli altri leader per assicurare un percorso più spedito alla legge di Bilancio ma suggerisco di far sedere al tavolo anche i capigruppo", spiega Conte per poi rilanciare: "Vorrei approfittare di questa occasione per rilanciare un altro confronto con tutte le forze politiche, anche di opposizione, per affrontare il tema delle riforme costituzionali, che sono il vero nodo della nostra vita istituzionale".

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