Il paziente zero Hiv potrebbe essere un soldato della prima guerra mondiale

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AGI - Potrebbe essere un soldato della Prima guerra mondiale la prima persona ad aver contratto l'Hiv, il virus responsabile dell'Aids. Lo suggerisce in un testo pubblicato da Cambridge University Press Jacques Pepin, un epidemiologo dell'Università di Sherbrooke in Canada, che da anni cerca di scoprire l'origine dell'HIV umano.

“L'Aids – spiega – ha provocato oltre 33 milioni di vittime a livello globale, solo nel 2019 sono state contagiate 1,7 milioni di persone e finora si è rivelato impossibile trovare un vaccino o una cura adeguati”. Lo scienziato ricorda i risultati di studi precedenti, secondo cui il virus dell'immunodeficienza delle scimmie (SIV) potrebbe essere stato trasmesso alla specie umana nel Camerun sud-orientale all'inizio del XX secolo. “Si tratta di un agente patogeno potenzialmente fatale per i primati – continua Pepin – ed è del tutto simile all'Hiv, con la differenza dell'ospite a cui si lega. La mia ipotesi è che il paziente zero dell'AIDS fosse un soldato della Prima guerra mondiale, costretto a cacciare gli scimpanzé a causa della denutrizione. Il colonialismo, la fame e la prostituzione sono infatti i fattori chiave che hanno permesso la diffusione della malattia”. 

“Durante la Grande guerra – aggiunge – la Germania aveva diverse colonie in Africa e le forze alleate decisero di invadere queste colonie, una delle quali si trovava proprio in Camerun, e i soldati trascorsero diversi mesi nella città di Moloundou, dove si ipotizza che possa essere avvenuto il primo salto interspecie”.

Lo scienziato sottolinea che la fame e la denutrizione rappresentavano per quelle regioni il problema principale, per cui è probabile che i soldati decisero di cacciare qualunque animale edibile. “La catena di trasmissione potrebbe aver avuto inizio in questo modo – teorizza il ricercatore – inizialmente si sarebbe diffuso lentamente, ma poi, con l'uso di aghi sporchi, la carenza di risorse e le limitate capacità di disinfezione, il contagio sarebbe diventato piano piano sempre più rapido. La trasmissione zoonotica, secondo le mie stime, avrebbe portato a circa 500 persone infette all'inizio degli anni '50”. L'autore precisa poi che la prostituzione ha amplificato la diffusione, specialmente nelle regioni con ampio divario sessuale e dove le prostitute avevano un numero spropositato di clienti. “Negli anni '60 la diffusione divenne poi davvero accelerata – conclude Pepin – nel giro di poco tempo, infatti, l'HIV raggiunse gli Stati Uniti, l'Europa e il resto del mondo”.