Il Pd non ambisca solo "alla sopravvivenza", dice Nardella

“Il tema non è cosa fa Renzi ma cosa facciamo noi”. In una intervista a la Repubblica il sindaco di Firenze Dario Nardella, fino a poche settimane fa renziano di stretta osservanza, che però ha scelto di non seguire l'ex premier in Italia viva per restare nel Pd, sprona i dem a riprendere “un'iniziativa politica forte parlando all'area più riformista del Paese e sfidando pure Renzi sui temi”. “La nostra ambizione deve essere un nuovo protagonismo, non la sopravvivenza”, dice, e riconosce a Zingaretti di aver fatto bene “a chiedere lealtà alla maggioranza” ma “non può essere solo il Pd a mostrare responsabilità di governo” sottolinea.

“Serve più intraprendenza”, insiste Nardella, “anche con i nostri alleati” perché “non possiamo perderci dietro al correntismo sterile e autoreferenziale, basta tattica”, aggiunge subito dopo. Al Pd il sindaco di Firenze propone “un congresso straordinario su temi e idee” con l'obiettivo di “rifondarci, ritrovare identità e Dna, rilanciarci”. Cambiare, dunque, a cominciare dal nome. E ripropone di chiamare il partito semplicemente “Democratici” e basta.

“Questo Pd esca dall'angolo”, incalza ancora Nardella, “è come imprigionato nella dinamica governo-Renzi-Salvini”, i quali “cercano visibilità provando a oscurare i rispettivi alleati”. E così se Italia viva tira fuori le tasse, il Pd deve rilanciare “su una vera riforma fiscale”. E giudica sbagliati gli attacchi di Italia viva al Pd, ribattezzato il Partito delle tasse, così come nei dem “sbaglia chi demonizza Renzi, che può essere un alleato utile per parlare ai moderati: dobbiamo smettere di becchettarci a vicenda”. E Nardella consiglia che “Renzi e Zingaretti si parlino direttamente” anche perché “queste continue scissioni sono il sintomo della crisi identitaria del Pd”. E ciò che preoccupa Nardella  non è “il travaso di ceto politico” ma “la perdita della forza attrattiva del Pd”.

Il sindaco di Firenze rilancia poi incoraggiando i dem a fare “lo ius culturae”. “Lanciamo proposte forti su ambiente e periferie. Attrezziamoci per vincere Emilia e Toscana. Parliamo della crisi della famiglia, dei giovani che muoiono nelle discoteche per la droga” incalza. “Di social e sondaggi siamo pieni, ma nel territorio dove siamo?”, si chiede infine Nardella. Che a conclusione del suo ragionamento sollecita “un ruolo vero per i sindaci” e “il ritorno della visione maggioritaria”. “Facciamola noi una proposta forte di riforma elettorale” scandisce e chiude avanzando la sua idea: “«La paura di Salvini spinge al proporzionale ma questo crea frammentazione nel nostro campo. Le ultime leggi elettorali hanno ucciso la rappresentanza. Io sono per il maggioritario con i collegi, che spinge le coalizioni. O modello dei sindaci, col doppio turno”.

Quanto all'alleanza con i 5 Stelle, infine, questa “deve passare da un congresso programmatico”, altrimenti si rischia “il matrimonio coi grillini più per paura di fallire le scadenze elettorali che per strategia politica”.