"Il Pd non faccia scherzi sul Mes"

Luigi Di Maio,Vito Crimi durante la conferenza stampa del Movimento 5 Stelle per presentare un piano di rilancio economico per affrontare la crisi causata dal coronavirus, Roma 5 marzo 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI (Photo: ANSA)

Qualcuno lo dice a bassa voce, senza farsi sentire troppo da chi, come Alessandro Di Battista, si è definito anti-establishment: “Alla fine voteremo sì al Mes, approveremo il pacchetto di misure completo con Bei e Sure. Ma Zingaretti non deve fare scherzi...”. Altri lo dicono apertamente, come il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: “I soldi per il servizio sanitario devono arrivare anche dall’Europa. Venti, venticinque miliardi. Mi piace il Mes? A me piacciono i soldi per la sanità”.

I governisti 5Stelle si muovono a passo lento ma si muovono nella speranza che il premier Giuseppe Conte riesca ad ottenere un buon risultato sul Recovery fund. A nessuno però va giù quella che, da queste parti, viene considerata “una prova di forza del Pd per spaccarci”. A dimostrazione che l’apertura del segretario dem al dialogo con Silvio Berlusconi, anche sul Meccanismo europeo di stabilità se dovessero mancare i voti degli alleati, sta preoccupando e non poco i pentastellati.

In queste ore, nelle chat, riaffiora un precedente importante. Sette deputati M5s ad aprile scorso hanno votato un ordine del giorno anti-Mes targato Fratelli d’Italia. Si tratta di Dalila Nesci, Raphael Raduzzi, Alvise Maniero, Pino Cabras, Andrea Vallascas, Antonio Lombardo e Giovanni Vianello. Continuano ad essere loro a guidare il dissenso capitanati da Di Battista. Sulla scia di quest’ultimo ci sono altri irriducibili, come per esempio Barbara Lezzi o l’ex ministro della Salute Giulia Grillo, secondo la quale “dire no al Mes significa essere coerenti con la linea politica portata avanti dal Movimento”.

Invece secondo Giorgio Trizzino, deputato siciliano e medico, il Movimento alla fine riuscirà a non dare in Aula l’immagine di un partito frammentato, ma per far questo ci vuole tempo e soprattutto la mediazione del premier Conte che dovrà portare a casa un buon risultato sul Rocovery fund, altrimenti sarà tutto vano. “Sì a qualsiasi forma di intervento che arrivi dall’Europa e che possa essere utile per colmare le lacune della nostra sanità”, dice Trizzino in un’intervista a La Repubblica: “Il confronto di questi giorni ci permetterà di capire se riusciamo a modificare una visione complessiva del futuro e dei nostri obiettivi. Oltretutto il Mes ora è qualcosa di profondamente diverso da ciò che era un tempo, parliamo di uno strumento differente dall’originario Fondo salva stati”.

Anche il presidente grillino della commissione Affari europei della Camera Sergio Battelli fa presente che “la nuova linea di credito del Mes prevede tassi di interesse molto bassi, vicini allo zero ed è finalizzata a un progetto vero, reale, spendibile nel breve tempo. Ma io – sottolinea - punto sul Recovery fund”. Una cosa comunque non esclude l’altra, l’importante per i governisti 5Stelle è trovare il modo per comunicarlo dopo anni di battaglie anti europeiste.

Un deputato a taccuini chiusi fa presente che il problema sia politico perché, in realtà, “il Mes, con queste regole diverse rispetto a prima, è molto più condiviso di quanto si pensi”. Difficile però comunicarlo e farlo digerire agli eurodeputati che, tra messaggi e telefonate, non nascondono di sentirsi quasi traditi dai parlamentari romani.

Fabio Massimo Castaldo difende i colleghi europei che sono stati sospesi per aver votato contro il Mes. Luigi Di Maio non dice né sì né no, chiede di concentrarsi sul Rocovery fund, propedeutico per convincere i più ritrosi ad attivare il Meccanismo europeo di stabilità. Sempre tra i governisti la ministra Fabiona Dadone è convinta che si troverà una sintesi nella maggioranza e all’interno del Pd. A patto che il Pd non faccia fughe in avanti alla ricerca di maggioranze trasversali per dividere i grillini.

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