Il Pd vuole accelerare sulla riforma della Giustizia e sull'Autonomia

La verifica è rinviata, ma i nodi del governo sono tutti sul tavolo, dalle crisi aziendali come quella di Ilva alla riforma della Giustizia, con il corollario della riforma della prescrizione contenuta nello 'Spazzacorrotti' e che entrerebbe in vigore dal primo gennaio. I tempi stringono, dunque, e il Partito Democratico è deciso a schiacciare il pedale dell'acceleratore.

Il rischio paventato dai dem è che con lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, si arriverebbe ad avere processi infiniti con ricadute drammatiche sulla vita di quei cittadini che sono coinvolti nei procedimenti e sulla qualità del lavoro delle procure, sempre più oberate.

In ambienti dem si parla di "melina" del ministro Alfonso Bonafede sul tema della ragionevole durata del processo. Per questa ragione il vice segretario Andrea Orlando torna a chiedere un vertice di maggioranza per fare il punto su prescrizione e durata dei procedimenti: due aspetti di una stessa riforma che dovrebbero procedere parallelamente.

"Un vertice si terrà sicuramente prima di Natale, in settimana", annuncia Orlando lasciando il Tempio di Adriano dove ha partecipato alla presentazione del Piano Nazionale per l'Innovazione assieme ad altri ministri, tra i quali lo stesso Bonafede. Tra i due, però, non c'è stato alcuno scambio di vedute, come riferisce Orlando all'uscita: "Non è che il fatto di trovarci nello stesso posto comporti che ci sia un confronto". Parole che confermano come le tensioni nella maggioranza siano ben lungi dall'essere superate.

E, se il M5s dovesse rifiutare di sedersi al tavolo con l'alleato dem, il clima potrebbe peggiorare. Fonti interne ai dem alla Camera spiegano che, se non ci dovesse essere un accordo che tenga insieme stop alla prescrizione e velocizzazione dei procedimenti, il Pd avanzerebbe comunque una sua proposta, un disegno di legge per sveltire l'iter giudiziario da presentare in occasione dell'avvio della discussione della proposta di legge Costa in commissione.

La questione dell'Autonomia differenziata

Oltre a quella della Giustizia, tuttavia, il governo sarà chiamato presto ad affrontare una nuova grana, questa volta sull'Autonomia differenziata. Lunedì il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, è apparso soddisfatto dagli esiti del vertice notturno a palazzo Chigi, ma fonti di governo del Pd riferiscono di nuovi "rilanci" da parte di Italia viva e di conseguenti richieste di rinvio della votazione.

Di qui la richiesta di Boccia a "presentare in tempi brevi" le proposte di miglioramento, anche perché c'è già un impegno del governo con i presidenti delle regioni. "Sull'autonomia", fanno notare fonti parlamentari del Pd, "occorre dare seguito all'unanimità storica ottenuta da tutti i governatori e dai sindaci sul testo presentato dal Ministro Boccia".

Quindi, "in presenza di continui rilanci da parte di Italia Viva, in particolare, il Pd potrebbe presentare in Parlamento una proposta di legge ad hoc". Quello di Boccia è infatti un ddl governativo che in base a precedenti accordi (primo fra tutti il programma, dove l'Autonomia differenziata compare al punto 20) si sarebbe dovuto approvare in Consiglio dei Ministri entro la fine dell'anno dopo il passaggio in Conferenza regioni. Ma il testo Boccia è ancora, di fatto, bloccato. Per questo il Pd è pronto a presentare una proposta in Parlamento come partito.