Il pedofilo di Codogno era un malvagio senza scrupoli né umanità, scrivono i giudici

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AGI - Una personalità "malvagia, priva di scrupoli, costantemente tesa al soddisfacimento delle proprie pulsioni sessuali, priva di qualsivoglia spirito di umanità nei confronti della sofferenza delle ragazzine di cui aveva abusato". Queste, secondo i giudici del Tribunale di Lodi le caratteristiche del 50enne di Codogno, nel Lodigiano, condannato lo scorso 6 ottobre a 19 anni per violenza sessuale, corruzione di minore e sostituzione di persona.

Lo si legge nelle motivazioni che illustrano la condanna, fra le più alte mai date in Italia per questo tipo di reati. Inaccettabile secondo i togati la versione difensiva, che si era basata su due punti: i problemi psicologici dell'uomo (con patologie come l'agorafobia e la claustrofobia) e il tentativo di dimostrare che le ragazzine fossero consenzienti.

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"Oltre a non essere emerso che i fatti siano stati commessi in presenza di qualche causa di giustificazione o non punibilità" - proseguono i magistrati - e quindi ritenendo "insussistenti le patologie psichiche" dell'imputato, "non sono emersi in dibattimento elementi che possano portare alla concessione delle attenuanti generiche: in particolare non è stato mostrato segno alcuno di resipiscienza e la collaborazione processuale non è giunta nemmeno all'ammissione delle condotte documentalmente provate".

Anzi "c'è stato un continuo riversare le responsabilità in capo alle minori, dipinte come depravate e provocatrici". Il suo disegno criminoso è stato in sostanza portato avanti "con malvagia astuzia". Grazie ad un'indagine coordinata dalla pm di Milano, Alessia Menegazzo (del dipartimento fasce deboli guidato dall'Aggiunto Maria Letizia Mannella), l'uomo era stato arrestato nel giugno 2019 risalendo ad un falso account Whatsapp intercettato dagli investigatori. Con il nome sotto copertura della "cattivissima Giulia", coetanea sadica delle bambine, le aveva attratte in casa sua grazie alla comune passione per i gattini; poi le aveva costrette a rapporti sessuali promiscui. Inoltre aveva ripreso tutto con il cellulare (era infatti anche accusato di produzione e detenzione di materiale pedopornografico).

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Le vittime, al tempo dei fatti - verificatisi tra il 2017 e il 2018 - avevano poco meno di 14 anni. I giudici, nelle motivazioni, definiscono poi "emblematiche le frequenti richieste d'aiuto delle ragazzine davanti ai supposti malefici", ma ciò che ottenevano non erano altro che "nuovi perversi atti sessuali spacciati come interventi di soccorso". Oltre alla condanna il 50enne dovrà risarcire una vittima con 70mila euro e le altre 2 con 15mila euro ciascuna, sebbene risulti nullatenente.

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