La foto che prova che i libici hanno sparato per uccidere i pescatori italiani

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AGI -  "Ci hanno sparato almeno 100 colpi addosso e ci hanno detto che se avessero avuto un cannoncino lo avrebbero utilizzato. Hanno mirato alla cabina". Lo ha raccontato Girolamo Giacalone, timoniere dell'Aliseo, poco dopo essere sbarcato dal peschereccio a Mazzara del Vallo, descrivendo l'agguato subito giovedì scorso da una motovedetta libica.

"Sono saliti a bordo in tre e sono rimasti per almeno due ore, hanno prelevato il comandante e quando lo hanno rilasciato gli hanno chiesto scusa", continua il marittimo riferendosi al comandante Giuseppe Giacalone, ferito durante l'aggressione. "La marina italiana - ha continuato- ci ha scortato con una nave e con un elicottero, ma non hanno hai sparato un colpo".

Il peschereccio Aliseo ha attraccato nel porto di Mazara del Vallo poco dopo le 7.30 di sabato mattina. L'ingresso in porto è stato accompagnato da una motovedetta della Guardia Costiera. A bordo, a quanto apprende L'AGI, anche il vescovo di Mazara monsignor Domenico Mogavero. Per i marittimi non è stato predisposto un tampone Covid, perché dalla partenza del 19 aprile non sono mai scesi dalla loro imbarcazione. 

I carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche di Trapani sono a bordo dell'Aliseo per effettuare i rilievi. I militari sono coadiuvati dalla Capitaneria di porto della città siciliana. Dalla banchina appaiono con evidenza i danni inferti dall'attacco alla cabina, che manca di almeno due vetri. Due vetri restanti appaiono incrinati.

Il comandante abbraccia i familiari

Il comandante del peschereccio, Giuseppe Giacalone è sceso dell'imbarcazione giunta nel porto di Mazara e ha abbracciato i familiari. Il comandante era rimasto ferito alla testa e al braccio ed era stato successivamente medicato a bordo della fregata Libeccio, della Marina militare italiana, accorsa sul posto per impedire l'abbordaggio libico. 

Il sindaco di Mazara: "Incontrerò i ministri degli Esteri e della Difesa"

"Settimana prossima sarò a Roma per incontrare i ministri degli Esteri e della Difesa", ha detto il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, presente in banchina per l'arrivo del peschereccio Aliseo.  Secondo Quinci, "questo tavolo va costruito con il ministero della Pesca e l'agricoltura". Il sindaco ha sottolineato che  "c'è un intero comparto che è in difficoltà e va aiutato con dei percorsi e progetti più impegnativi, che non possono essere soltanto quelli di difendere i nostri pescherecci". Sul l'assenza di esponenti del Governo attuale, "e complicato rispondere" ha concluso Quinci. 

La moglie del timoniere: "Non dormo da due giorni"

La moglie del timoniere, Girolamo Giacalone ansiosa di "rivedere il marito" ha raccontato di non "dormire da due giorni. Ogni immagine che vedevo, piangevo". "Erano stati sequestrati, poi chissà cosa è accaduto - ha aggiunto - sono intervenuti da Roma con una telefonata e li hanno fatti andare, ma hanno sparato ad altezza uomo, ho visto un video dove si vedono tutti i danni". 

La moglie del marinaio sequestro nel 2020 "Qui siamo in guerra per fame"

"Qui pace non ce n'è, siamo in guerra per la fame". Lo ha detto Rosetta Giacalone, madre di uno dei 18 marittimi sequestrati per tre mesi dai libici tra settembre e dicembre dello scorso anno. "Ci dicono di non andare a pescare lì ed è surreale perché quello è il nostro mare", continua la donna, presente in banchina, per l'arrivo dell'Aliseo, assieme ad altri dei familiari che per tre mesi hanno atteso la liberazione dei 18 marittimi, tra cui il figlio del capitano Giuseppe Giacalone. 

"Siamo una piccola comunità in guerra - ha continuato - mio figlio ha iniziato nuovamente a lavorare, ma io ho tanta paura. La prigionia è stata devastante, mio figlio l'ha raccontata, ma ancora non abbiamo avuto alcuna risposta concreta dal Governo".