Il petrolio tenta di proseguire il rimbalzo ma la Russia gela le speranze

Giandomenico Serrao

La disponibilità dell'amministrazione americana a mediare nella guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita aveva fatto rimbalzare le quotazioni del petrolio. In mattinata il Brent era tornato sopra i 30 dollari, il Wti sopra i 27. La risposta di Mosca però ha raffreddato le speranze degli investitori di un'azione comune per far risalire le quotazioni. Mosca "prende atto" di quanto affermato dal presidente Donald Trump, ha evidenziato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando che l'intervento Usa è dovuto alla situazione "disperata" in cui si trova l'industria shale americana. "Sappiamo - ha osservato Peskov - che il settore petrolifero negli Stati Uniti è in una situazione disastrosa. Intendo i produttori di shale oil. C'è una grave crisi là". Un vero e proprio colpo di clava ai tentativi di riavvicinamento delle posizioni.

Il portavoce del Cremlino ha poi tenuto a precisare che non c'è alcuna guerra dei prezzi con l'Arabia Saudita. "La Russia non sta combattendo nessuna guerra con nessuno e non lo sta facendo nemmeno l'Arabia Saudita. C'e' una situazione di prezzi sfavorevoli per molti paesi", ha aggiunto Peskov. Il portavoce del Cremlino ha quindi concluso che "non si possono fare previsioni sui prezzi", mentre l'ipotesi di nuove sanzioni alla Russia l'ha definita una "follia primaverile". Dopo queste affermazioni è ricominciata la discesa delle quotazioni con il Wti tornato sotto i 23 dollari al barile e il Brent sotto i 28.

Intanto S&P ha abbassato di 10 dollari al barile le proprie stime sui prezzi del petrolio per quest'anno, portando il Wti da 35 a 25 dollari e il Brent da 40 a 30 dollari al barile. Restano invece invariate le previsioni per il 2021 e il 2022, con il Wti rispettivamente a 45 e 55 dollari e il Brent a 50 e 55 dollari.

Da segnalare anche il rapporto di Jefferies secondo cui siamo di fronte alla tempesta perfetta. Il crollo della domanda di petrolio e l'aumento dell'offerta sono probabilmente i peggiori di sempre, si legge nel rapporto. La loro sincronizzazione porterà al mercato petrolifero più rifornito di sempre dell'era moderna. E' probabile che i margini di raffinazione peggiorino ancora prima di recuperare e i tagli delle raffinerie sembrano inevitabili, dato che la domanda di prodotti raffinati è praticamente ferma.  Il rapporto ricorda che "l'Arabia Saudita sta cercando di spingere le sue esportazioni al record di 10 milioni di barili a maggio, nonostante la totale mancanza di domanda. Se dovesse mantenere questa impostazione, il prezzo del petrolio potrebbe arrivare a zero".