Il piano B di Zingaretti: “Crisi di governo e voto subito”

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L’alleanza giallorossa sembra avere i giorni contati e a chiedere lo strappo potrebbe essere proprio Nicola Zingaretti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso – nel già delicato periodo che precede il voto in Emilia Romagna – sarebbe stato il veto di Luigi Di Maio sulle nomine Rai, già approvate da un accordo tra il dem Franceschini e il pentastellato Spadafora. Ecco perché Zingaretti avrebbe pronto un piano B che passa attraverso la crisi di governo e il voto subito.

Zingaretti: “Crisi e voto subito”

A pesare sulla già fragile alleanza tra Pd e M5s sono anche le prossime elezioni regionali, a partire dall’appuntamento in Emilia Romagna di gennaio 2020. Dopo il voto sulla piattaforma Rousseau, il Movimento ha deciso di correre da solo, presentandosi – in sostanza – come avversari del partito con cui condividono Palazzo Chigi. Una soluzione che favorisce lo schieramento di centrodestra, compatto dietro la guida di Matteo Salvini. Ma è scontro anche sulla riforma della giustizia. Il risultato è un immobilismo che blocca i dossier Ilva e Alitalia.

Entra così in scena il piano B di Zingaretti: rompere con il M5s, lasciare che sia Di Maio a gestire le crisi aperte (con tutte le responsabilità del caso) e fare una campagna elettorale più decisa in Emilia (presentandosi come l’unica vera forza anti-sovranista e anti-populista), ma anche andare al voto subito. L’indiscrezione è stata divulgata da Open, secondo cui l’alternativa al Conte bis starebbe già circolando tra i vertici del Nazareno.

Secondo alcuni osservatori, il Pd sarebbe pronto ad andare a elezioni anticipate anche con un altro fine: bloccare sul nascere l’ascesa delle nuove formazioni minori di centrosinistra, da Italia Viva di Matteo Renzi ad Azione di Carlo Calenda. Senza dimenticare, infine, che il rinnovo del Parlamento consentirebbe a Zingaretti di “epurare” i seggi dem da deputati e senatori scelti dal proprio predecessore.