Il piano B M5s: Conte candidato premier, Di Maio capo politico

Pietro Salvatori

A sera la comunicazione del Movimento 5 stelle arriva davanti ai giornalisti e fa sapere: “Fra poco arriva Alfonso Bonafede a dichiarare”. È la certificazione che Luigi Di Maio non parla e non parlerà per tutta la giornata. Una strategia calibrata al millimetro per lasciare l’intero palcoscenico a Giuseppe Conte. È Conte a compattare all’unisono intorno a sé i gruppi parlamentari stellati. È Conte a fare il primo giro nel grande gioco dell’oca di un possibile nuovo premier che porti avanti la legislatura. È Conte ad avere un indice di gradimento superiore a qualunque esponente M5s. Ma soprattutto è Conte la vera carta per cercare di contenere i danni in caso si verifichi l’irreparabile, e si vada a elezioni.

Nella testa dei vertici 5 stelle s’avanza sempre più una convinzione: che per bilanciare la contro narrazione di Matteo Salvini serve chi ha guidato il governo, chi è stato oggetto principale del tradimento. Senza per questo mettere in soffitta Di Maio. Un passo di lato per proteggere il leader dai venti pungenti di critica, per farlo rimanere pivot di una squadra in cui non essere più il centravanti. Lo schema a due su cui si sta ragionando in caso di voto prevederebbe un tandem con l’avvocato del popolo candidato premier, il ministro del Lavoro capo politico del Movimento. Con il superamento della deroga del doppio mandato ormai nelle cose, giudicata facilmente assorbibile dopo l’onta del tradimento subito. “I nostri ce la passano facilmente - ragiona un senatore della vecchia guardia - vogliono che tutti noi scendiamo in campo per prenderci la nostra rivincita”.

Se ci si avvicina al cerchio stretto di Di Maio i discorsi si fanno meno emotivi e più realistici: “Con Conte candidato e Luigi accanto a lui come capo riusciamo a tamponare il calo degli ultimi mesi. Potremmo riuscire ad arrivare 4, 5 punti sotto il risultato del 2018”. Percentuali intorno al 28%, ben dieci punti sopra il magro bottino delle europee. È il...

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