Il piano di Teheran per la pace nel Golfo, con un messaggio chiaro a Trump

marta allevato

Dopo l'annuncio degli Usa dell'invio di truppe per potenziare la difesa aerea e missilistica dell'Arabia Saudita, in seguito all'attacco subito dalla major petrolifera Aramco, l'Iran ha avvertito le "forze straniere" di stare lontane dal Golfo persico e ha annunciato che presenterà alle Nazioni Unite un piano di pace regionale, per garantire la sicurezza del Golfo, dello Stretto di Hormuz e del Mare dell'Oman. L'idea è portare il progetto all'Assemblea generale Onu, la settimana prossima a New York.

Il presidente iraniano, Hassan Rohani - il cui intervento al Palazzo di Vetro è atteso mercoledì - ha spiegato che si tratta di "un'iniziativa che coinvolgerà i paesi della regione al fine di formare una coalizione che garantisca la sicurezza". In "un momento storicamente importante e delicato, annunciamo ai nostri vicini che tendiamo loro la mano dell'amicizia e fratellanza, pronti a passare sopra agli errori del passato", ha sottolineato Rohani aprendo la parata militare con cui si commemora l'anniversario dell'inizio della guerra Iran-Iran del 1980. "La presenza di forze straniere nella regione ha solo portato insicurezza e disgrazie", ha ricordato il presidente, con chiaro riferimento alle mosse degli Stati Uniti.

Dal canto suo, Riad per bocca del ministro degli Esteri Adel al-Jubeir, ha avvertito che se le indagini proveranno che l'attacco alle infrastrutture dell'Aramco proveniva dal territorio iraniano, verrà considerato un "atto di guerra". Il ministro ha comunque ribadito che Riad è impegnata a cercare una soluzione pacifica. Sulle parole e proposte concilianti che arrivano da entrambe le parti incombe comunque la diffidenza reciproca, alimentata anche da indiscrezioni come quella pubblicata ieri dal Wall Street Journal, secondo cui una fazione dei ribelli yemeniti Houthi ha avvertito diplomatici stranieri che la Repubblica islamica prepara un nuovo attacco al Regno dei Saud.

Gli Houthi hanno ufficialmente rivendicato l'attacco dello scorso 14 settembre, ma sono visti da Riad e Washington solo come una copertura usata dall'Iran, loro finanziatore e anche mandante dell'aggressione. Se l'indiscrezione si dimostrerà vera, segnerebbe una frattura importante all'interno del gruppo ribelle, diviso sul rapporto col regime iraniano. Formalmente, gli Houthi hanno smentito e, anzi, hanno avanzato una iniziativa di pace, annunciando lo stop agli attacchi all'Arabia Saudita, raccogliendo così il plauso dell'inviato speciale dell'Onu, Martin Griffiths.

L'ipotesi di un conflitto non è esclusa da nessuna delle parti in causa. In un'intervista alla Cbs, che andrà in onda oggi, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha assicurato che l'Iran "non inizierà una guerra", ma se dovesse scoppiare "non sarà limitata". Dal canto suo, il capo dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Salami, ha avvertito che qualsiasi paese che attaccherà l'Iran vedrà il suo territorio diventare il "principale campo di battaglia".