Il piano smart per l’agenda Draghi, il metodo Draghi e la presidenza del Consiglio di nuovo a Draghi

Carlo Calenda e Matteo Renzi
Carlo Calenda e Matteo Renzi

Nelle elezioni politiche del 25 settembre 2022 ci hanno fatto irruzione come “terzi incomodi” ed ora hanno presentato il loro programma, quello elettorale di Matteo Renzi e Carlo Calenda uniti nel Terzo Polo. Ecco il piano smart dei due per l’agenda Draghi, il metodo Draghi e la presidenza del Consiglio di nuovo a Draghi. Calenda ha esordito nella presentazione del programma con alcune considerazioni: “Se la Meloni non avrà il coraggio di togliere la fiamma tricolore dal simbolo il problema non è il fascismo, ma è che i leader dei principali partiti europei non le stringeranno la mano. C’è poi un problema di classe dirigente, Meloni a Roma ha candidato Michetti, io non vorrei vedere Michetti alla guida di un ministero”.

Mario Draghi “uno e trino”

E poi: “Tutti i riferimenti all’agenda Draghi che Letta faceva all’inizio si sono dissolti. Il centrosinistra ha fatto patti contraddittori. Cinque minuti dopo il voto si alleeranno con i 5Stelle. Nessuna di queste coalizioni può garantire la prosecuzione del Pnrr. Il centrodestra non voterebbe l’invio di armi in Ucraina, e non le invierebbero nemmeno Fratoianni e Bonelli. Non esiste il voto utile perché ci sono in campo 4 coalizioni, non due. E anche perché il Pd ha combinato un gigantesco disastro, facendo un incrocio non riuscito tra un Comitato di liberazione nazionale che include chi ha votato la sfiducia a Draghi e una cosa sull’agenda Draghi”.

Il programma elettorale del Terzo Polo

Si, ma il programma? Ad elencare gli obiettivi ci ha pensato sempre Carlo Calenda: “1) Andare avanti con l’agenda Draghi 2) Andare avanti con il metodo Draghi 3) Avere Draghi come presidente del Consiglio. E poi il nostro programma è attuare le riforme del Pnrr. Chi dice di volerlo modificare rischia di farlo saltare”. Poi il leader di Azione che corre assieme a quello di Italia Viva ha detto: “In mezzo a proposte mirabolanti nessuno parla più del Pnrr. Noi promettiamo di non promettere. La proposta della Lega di quota 41 costa 65 miliardi di euro. Gli italiani sanno benissimo che sono tutte balle. Basta con i no a tutto: ai rigassificatori, alle infrastrutture, ai termovalorizzatori ma anche ai campi eolici offshore. Basta con un ambientalismo ideologico che spinge le aziende a trasferirsi nei paesi dove possono inquinare”.

Il Pnrr colpevolmente dimenticato

E le proposte?  “Dal 2023 cominciamo a essere misurati sull’implementazione del Pnrr altrimenti ci tagliano i fondi. A oggi, di questo Pnrr di cui non sembra interessarsi più nessuno, mancano 431 obiettivi. Dobbiamo modificare sostanzialmente il reddito di cittadinanza. Dobbiamo sostenere chi non può essere collocato. Ma chi rifiuta un’offerta di lavoro deve perdere il sussidio, ma servono le agenzie private per il lavoro”. E in chiosa: “Basta bonus. Siamo nettamente contrari a nuovi scostamenti di bilancio per mandare in pensione le persone con Quota 100. Noi proponiamo un patto generazionale. Ricordo che mancano 50mila medici e infermieri. La Sanità è un pilastro di welfare di un Paese in cui cresce l’aspettativa di vita ma crescono anche le malattie croniche“.