Il Pnrr misura "la nostra credibilità", richiede "rapidità, efficienza, onestà"

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.. (Photo: ANSA)
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Perché l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è una “sfida decisiva” per il Paese lo scrive Mario Draghi nella premessa alla prima relazione al Parlamento, in cui chiede “rapidità, efficienza, onestà”. Nella bozza di cui Huffpost è in possesso, si legge che dal Pnrr “dipende la nostra credibilità nei confronti dei cittadini e dei nostri partner”. È la raccomandazione a tenere alta la guardia sui prossimi obiettivi, dopo aver conseguito tutti i 51 che scadono a fine anno, il messaggio che il premier consegna al Parlamento. Ma anche al Governo, senza specificare che sarà il suo a occuparsene. E questo è un elemento che rafforza quanto detto durante la conferenza stampa di ieri, quell’abbiamo creato le condizioni “perché il lavoro continui, indipendentemente da chi ci sarà al governo”.

È lo stesso Draghi a ribadire questi concetti durante la riunione della cabina di regia a palazzo Chigi per l’esame della relazione. Sollecita “un impegno quotidiano fino al 2026” perché “non è il momento di adagiarsi per l’obiettivo raggiunto”. Invita i ministeri ad attivare la cabina di regia subito in caso di difficoltà nell’attuazione. Ripete il senso stesso della missione Recovery: spendere “correttamente e onestamente, evitando fenomeni di corruzione e infiltrazioni delle organizzazioni criminali”.

Il successo dell’avvio del Pnrr è nella richiesta di pagamento della prima rata da 24,1 miliardi (12,6 miliardi in prestiti e 11,5 miliardi a fondo perduto) che il Governo invierà nei prossimi giorni alla Commissione europea. Un paio di mesi di valutazione e se, come è ampiamente prevedibile dal check fatto dalla relazione, arriverà il disco verde allora il Tesoro incasserà il secondo bonifico. In cassa finiranno 21 miliardi perché dai 24,1 miliardi sarà scalata una quota del prefinanziamento ricevuto il 13 agosto.

Ora inizia un’altra partita, che non è solo la programmazione per centrare i prossimi obiettivi, suddivisi tra riforme e investimenti, fissati per fine giugno. Bisogna completare i bandi e soprattutto avviare la spesa, ancora completare il rafforzamento della macchina amministrativa che muove il Pnrr a tutti i livelli, dal ministero all’ufficio comunale. Qui il messaggio del premier, in questo caso veicolato attraverso le parole della relazione, è “mettere la cultura della programmazione al centro dei processi della pubblica amministrazione”. Insomma bisogna continuare a fare bene anche nel metodo, quel metodo che dentro ha le leggi, ma anche una miriade di decreti attuativi e di atti amministrativi. Il precedente - è il senso del messaggio - c’è perché si è già conseguito un risultato tondo che ”è una prima importante dimostrazione della capacità del Paese di attivare i processi di riforma e di investimento previsti dal Piano”.

È il Parlamento il destinatario delle consegne più importanti. Il premier gli riconosce “un contributo essenziale al conseguimento degli obiettivi e
ha dimostrato notevole sensibilità nell’approvare in modo tempestivo riforme e norme essenziali per la riuscita del Piano”. Parole che sono funzionali anche per provare a spegnere le polemiche che hanno accompagnato il Pnrr prima ancora che fosse scritto, già ai tempi del Conte 2. La scia velenosa delle Camere coinvolte poco e spesso per ratificare decisioni già blindate ha impattato anche sul governo Draghi. Non ci sono però solamente i ringraziamenti. C’è l’impegno a coinvolgere il Parlamento con un vasto programma di open data e a inviare una nuova relazione sull’attuazione del Piano alle Camere entro la prima metà di aprile, in corrispondenza con la trasmissione del Documento di economia e finanza. Una terza relazione a settembre e via via ogni sei mesi.

Alla trasparenza del Governo, però, deve corrispondere un impegno di Camera e Senato. Non è un caso se la relazione pone l’accento proprio sulle riforme in Parlamento quando passa in rassegna gli elementi sull’attuazione del Piano. Ricordare cosa deve fare da subito e in un anno equivale a dire che la corsa va tenuta ad alta intensità. Eccola la corsa: quasi un terzo delle milestone e dei target (154 su 250) del Pnrr richiedono l’approvazione di “riforme”. Tra queste, più di un terzo (59 su 154) dovrà essere soddisfatto mediante l’approvazione
di disposizioni legislative. L’impegno per il 2022 è più che denso: 23 riforme su 66 richiedono atti legislativi, mentre 43 su 66, con una concentrazione notevole tra aprile e giugno, fanno riferimento a atti normativi secondari.

Solo per fare alcuni esempi. Entro il 30 giugno bisognerà fare la riforma della carriera degli insegnanti e la delega per la riforma del codice degli appalti pubblici. Ed entro il 31 dicembre del prossimo anno bisognerà istituire un sistema di formazione di qualità per le scuole, uno di certificazione della parità di genere e dei relativi meccanismi di incentivazione per le imprese. Ancora la legge annuale sulla concorrenza. ”È quindi fondamentale - scrive ancora il Governo nella relazione - come è già stato nel corso del 2021, il ruolo del Parlamento nell’attuazione del Pnrr, nella definizione e piena realizzazione delle riforme e degli investimenti previsti nel Piano. Lo stesso Parlamento ha inoltre il compito di monitorare e, ove ritenuto opportuno, indirizzare l’attività del Governo nel corso dell’attuazione del Pnrr”.

Pnrr (Photo: Huffpost)
Pnrr (Photo: Huffpost)

Quello che va evitato, invece, è uscire fuori dal cronoprogramma perché “comporta costi molto alti”. Il passaggio che viene subito dopo suona come un richiamo a evitare di cadere nell’incompletezza e nella lentezza che ha caratterizzato tradizionalmente la spesa dei fondi europei: “L’opzione di rinvii incompatibili con le tempistiche indicate non appare più percorribile”.

Il ruolo del Parlamento e quello del Governo sono intersecati. Anche il futuro inquilino di palazzo Chigi, in caso di trasloco di Draghi al Colle, dovrà fare sua una logica che impone, oltre alle “tempistiche relative all’approvazione delle misure legislative”, l’indicazione di “scadenze tassative anche per gli atti normativi del Governo attuativi delle leggi indicate”.

Un esempio lo fa la stessa relazione: la delega per la riforma del Codice degli appalti. Come detto dovrà essere approvata entro il 30 giugno 2022. Per l’entrata in vigore dei relativi decreti legislativi è previsto il termine del 30 marzo 2023. Poi, per la predisposizione di tutti gli atti attuativi (regolamenti di esecuzione, linee guida e altro) ci sono solamente altri tre mesi. ”È evidente - dice la relazione - che le Camere per l’approvazione della legge, il Governo per la predisposizione dei decreti legislativi e, di nuovo, le Camere per la relativa attività consultiva, sono tenuti ad attrezzarsi per rispettare tutte le scadenze, che si impongono all’Italia nel suo complesso e richiedono perciò il superamento di ogni tempistica che risulti incompatibile con gli impegni assunti con il Pnrr”.

Prossima fermata: 30 giugno. Gli obiettivi da raggiungere sono 47

Una tabella riassume gli obiettivi da portare a termine ogni sei mesi per richiedere la tranche successiva di risorse. Le rate sono in tutto dieci, con gli ultimi milestone e target che andranno chiusi entro il 30 giugno del 2026. Da gennaio a giugno del prossimo anno sono 47 gli obiettivi da raggiungere per il terzo bonifico da 21 miliardi.

Scadenze e rate Pnrr (Photo: Huffpost)
Scadenze e rate Pnrr (Photo: Huffpost)

La macchina del Pnrr

“La Pubblica amministrazione - si legge sempre nella bozza della relazione - è chiamata a rispondere a questi impegni in modo agile ed efficace, senza
diminuire i propri obblighi di controllo, salvaguardando l’interesse generale e massimizzando le esperienze e le competenze maturate”. Il Governo mette in fila tutti gli interventi realizzati per dare conto del lavoro fatto con il coordinamento del Dipartimento della Funzione pubblica. Dalle convenzioni con le società a partecipazione pubblica all’assunzione di mille esperti per il potenziamento del personale delle Regioni e degli enti locali. Ma anche le convenzioni Consip e soprattutto l’ampliamento delle facoltà di assunzione. Ci sono anche i 2.800 funzionari per il Sud e i fondi ordinari per la progettazione.

Il protocollo sindacati-Governo. Tavoli per valutare le ricadute dell’attuazione del Pnrr

Cgil, Cisl e Uil firmano un protocollo con Draghi per “la partecipazione e il confronto” sull’attuazione del Pnrr. L’intesa prevede l’attivazione di “tavoli nazionali di settore finalizzati e continui nei quali sia dato conto delle ricadute sociali, economiche e occupazionali degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal Piano nazionale per gli investimenti complementari”.

Saranno i ministeri coinvolti ad attivare i tavoli, che vedranno partecipare il ministro competente per gli interventi, i dirigenti di riferimento, ii rappresentanti della Conferenza delle Regioni, le Province, i Comuni e le parti sociali più rappresentative. Sono previsti anche tavoli territoriali, composti dal presidente della Regione o da un assessore delegato, con i dirigenti locali e un rappresentante per ciascuna delle parti sociali. Ci saranno tavoli anche a livello locale, con sindaco e assessori delegati.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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