Il Pnrr per Agroalimentare e Vitivinocolo a rischio dopo la crisi di governo

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AGI - E adesso che c'è la crisi di governo? E che il 25 settembre sono fissate le elezioni, che fine faranno i sostegni, gli aiuti, i bonus e tutti i contributi previsti per il settore vitivinicolo, per l'agroalimentare e la ristorazione contenuti nell'omonimo decreto? È un gran bel punto di domanda.

Il Decreto 50, presentato il 17 maggio 2022, la cui dicitura è “misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina”, è un testo piuttosto articolato che però contiene anche l'unica misura in favore del comparto vitivinicolo.

In totale, si tratta di contributi per 25 milioni di euro alle imprese vitivinicole per la promozione sul territorio nazionale.

Le imprese possono pertanto chiedere contributi per azioni d'informazione su Dop e Igp, di formazione presso scuole alberghiere e promozione col fine di migliorare la conoscenza, favorire la divulgazione e sostenere lo sviluppo dei vini contraddistinti dal riconoscimento Ue.

Consorzi e associazioni temporanee possono ora presentare domanda di contributo (per una percentuale massima non oltre il 90% delle spese ammissibili) per progetti di importo minimo di 100mila euro e massimo di 500mila.

Si tratta di una somma importante, specie se si considera che le grandi imprese sono di fatto escluse. Ma la scadenza per la presentazione dei progetti è fissata all'8 settembre 2022, mentre le attività dovranno essere completate entro il 31 luglio 2023.

Ad essere escluse sono le 8 mila enoteche, che hanno subito chiesto un provvedimento di integrazione fra le categorie a cui gli aiuti spettano, come quella dei ristoratori, dei bar, le gelaterie e le pasticcerie.

Anche perché, sottolineano le stesse enoteche, siamo “promotrici e grandi utilizzatrici di prodotti Dop e Igp, quindi riteniamo doveroso il nostro “inserimento nella lista presente nel decreto attuativo”.

Tra i fondi previsti ci sono anche quelli per la gastronomia e l'agroalimentare, oltre a quelli per le filiere zootecniche.

Ora però la mancata fiducia al premier Draghi di 5 Stelle, Lega e Forza Italia rischia di far saltare il banco. L'Italia, infatti, con oltre 190 miliardi di euro, è la più importante beneficiaria dei fondi del Next generation Eu, per ottemperare al quale occorre pianificazione e capacità di spesa sotto un occhio particolarmente vigile dell'Europa.

Sono ancora 55 gli obiettivi da completare entro dicembre 2022 per incassare la terza rata. Nel frattempo al Mipaaf, il ministero per le Politiche agricole, è stato chiesto di gestire risorse per un valore di 4,88 miliardi di euro, per interventi che vanno dalla logistica al parco agrisolare, dall'innovazione e meccanizzazione ai contratti di filiera e di distretto, fino agli investimenti sulla resilienza dell'agro-sistema irriguo, del quale l'estrema siccità di questi due ultimi mesi di giugno e luglio ha messo a nudo ogni sua debolezza.

In questo senso c'era anche molta fiducia nelle capacità taumaturgiche del premier Draghi. Ma con la mancata fiducia è tornato anche il massimo del pessimismo tra gli addetti al settore agricolo.

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