Il popolo M5s è già progressista

Alessandro De Angelis
Stefano Bonaccini, Matteo Salvini

La chiave è la partecipazione, in questa battaglia di Stalingrado che ha sancito la prima vera sconfitta di Salvini, dopo otto regioni conquistate in venti mesi. Si è risvegliato il cuore rosso dell’Emilia. L’altro dato è un consistente flusso dai Cinque stelle verso il Pd, un popolo, si sarebbe detto una volta, più “avanti” rispetto al dibattito dei suoi capi, sul campo progressista. Un popolo già “progressista”, tra i delusi che non votano più Cinque Stelle e quelli che si sono spostati rispetto alle Europee in nome della resistenza a Salvini. Qualcosa di più profondo e di più “sentimentale” rispetto al freddo calcolo del voto disgiunto, poca cosa.

Andiamo con ordine. La partecipazione sale rispetto alle Europee, vero termine di paragone, rispetto alle elezioni regionali della scorsa volta, anomale per una serie di fattori: più 0,37, dal 67,31 a 67,67. In termini assoluti da 2.313.084 a 2.373.974: 60.890 elettori. Termine di paragone perché caratterizzato da un quadro simile all’attuale in termini politici e di rapporti di forza.

È, questo il punto, la partecipazione. Aumentata però in modo non uniforme, ma trainata dalle zone rosse, ovvero da quelle province rimaste tradizionalmente di centrosinistra sinistra e non da quella parte dell’Emilia diventata di centrodestra. Bologna è la vera trincea della resistenza al salvinismo, dove si passa dal 67,79 delle Europee (530.263) a 70,94 (565.671): più 35.408. Significativo anche l’aumento a Modena, città di Bonaccini dove si passa dal da 69,72 (370.932) a 69,12 (375.153): più 4221 votanti. Stabile Reggio: 69,31 (276.956) alle Europee, 67.97 (277.193) i questa tornata: 237.

Sette mesi fa, nel suo complesso, la coalizione di centrodestra superò di sette punti il centrosinistra. Sette mesi dopo si è praticamente invertito il risultato: oltre sette in più il centrosinistra. Il centrodestra ha perso 3mila voti a livello regionale, da 1.017.000 ora 1.014.000...

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