Il portuale triestino Tuiach è stato licenziato: "Manifestava mentre era in malattia"

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Fabio Tuiach (Photo: hp)
Fabio Tuiach (Photo: hp)

Manifestava mentre era assente dal lavoro per malattia e ha danneggiato l’immagine dell’azienda, la Alpt (Agenzia per il lavoro portuale di Trieste), perché indossava il gilet giallo con il logo durante le proteste dei giorni scorsi al Varco 4 del Porto e nei giorni successivi in piazza Unità d’Italia. Lo indossava anche mentre resisteva alle forze dell’ordine. Sono le ragioni che hanno portato la Alpt a individuare una “giusta causa” nel licenziare Fabio Tuiach.

E’ l’ennesimo atto della parabola discendente di un uomo le cui posizioni estremiste quando non strambe lo hanno reso celebre. Posizioni, dichiarazioni e scelte mai dettate da strategie di comunicazione o da tecniche di marketing quanto da genuine e stravaganti considerazioni, amplificate dai social.
Pugile dei pesi massimi, Tuiach ha avuto una carriera incostante ma è diventato campione italiano, nel 2018. Due anni prima alle elezioni amministrative a Trieste era stato eletto in quota Lega come consigliere comunale. Ma le sue idee, espresse sempre con determinazione, lo hanno portato verso l’estremismo, fino a passare a Forza Nuova e da questa nel Gruppo misto. Nel colorato mondo di Tuiach concetti eterogenei convivono senza frizioni: non esce di casa senza impugnare una corona del rosario ed esporre una gigantografia di Sant’Arcangelo indossando una maglietta inneggiando a Dio, un afflato mistico che non cozza con i confusi simboli con i quali si è fatto ritrarre durante le proteste: divisa da portuale, bandiera tricolore e scudo di plastica con la scritta Spqr. Né distingue il misticismo dal manifestare contro gli immigrati, dal negare il femminicidio (invenzione della sinistra), dall’attaccare gli omosessuali. Insomma, la sua è una presenza imbarazzante per il Consiglio comunale, che nel marzo scorso presenta due mozioni per rimuoverlo dallo scranno. Quantomeno inopportuno fu giudicata la foto di Hitler postata il 27 gennaio, Giorno della memoria.

Anche sulla religione le sue idee risentono di pregiudizi o di lacune culturali: nel novembre 2019, durante la discussione della mozione per assegnare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, Tuiach si astiene dal voto: “Segre ha detto che Gesù era ebreo: da profondamente cattolico mi sono sentito offeso”.
Infine, le proteste contro il Green pass, che gli hanno causato dapprima il Covid - secondo lui contagiato attraverso gli idranti della polizia - e poi il licenziamento. Tuiach ammette di aver partecipato ma solo negli orari consentiti dalla legge. Affermazioni confutate da foto, video e persone che ne testimoniano la presenza a qualunque ora al Varco 4 e in piazza Unità. Un epilogo triste, candidamente incolpevole per l’ex pugile, sposato e padre di cinque figli: “Non mi resta che pregare, andando a recitare il rosario in piazza dell’Unità”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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