Il post-salvinismo del ministro Lamorgese, dai decreti sicurezza alla prescrizione

Alberto Ferrigolo

“Sui decreti Sicurezza stiamo lavorando tenendo conto dei rilievi formulati dalla Presidenza della Repubblica e molto presto presenterò la proposta di un testo agli esponenti della maggioranza. Quindi non posso entrare nel merito delle modifiche che sono sottoposte non solo a una valutazione tecnica ma anche a una verifica politica”. In una lunga intervista a Il Foglio edizione del lunedì, il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese dice di credere “molto nell'integrazione” e che abbandonare le persone “senza offrire loro una prospettiva alimenta il rischio che vengano attratti dai circuiti criminali. Se i migranti si sentono rifiutati dallo stato, tra l'altro, si corre anche il rischio che rispondano al richiamo della radicalizzazione”.

Però, sottolinea  la titolare del Viminale, per sostenere un'efficace integrazione c'è bisogno “di risorse adeguate” e per questo motivo il Viminale, “davanti a una grave situazione in cui i bandi di gara andavano sempre deserti a causa di tagli lineari, ha riconosciuto ai prefetti la possibilità di aumentare in modo flessibile, a seconda delle diverse esigenze territoriali, i fondi da destinare ai servizi per i migranti”.

Poi Lamorgese snocciola il lungo elenco dei dati e dei risultati ottenuti in questi mesi, anche in rapporto al lavoro dei ministri che l'hanno preceduta, e il risultato più significativo è stato “Il maggiore coinvolgimento dell'Europa nella gestione del fenomeno dell'immigrazione” anche “per raggiungere l'accordo di Malta del 23 settembre, i cui effetti sono stati visibili a partire dal mese di ottobre”. Sul processo al suo predecessore Lamorgese non intende rispondere perché “ogni ministro segue una sua linea a cui poi è chiamato a rispondere” né dire come avrebbe votato in quanto “non sono né un deputato né un senatore” aggiunge limitandosi ad osservare che “la magistratura verificherà se il diritto internazionale è stato osservato o meno. Bisognerà stabilire se il ministro ha assunto un determinato comportamento per ragioni di sicurezza nazionale”.

Sulla sua condotta in materia di immigrazione dichiara invece che “questo governo non ha mai bloccato le navi in mare e non ha mai rifiutato l'assegnazione di un porto sicuro a chi lo ha richiesto secondo le convenzioni internazionali” anche “grazie all'Europa, che con la Commissione si muove già prima dello sbarco, siamo stati in grado di gestire senza clamore mediatico tutte le fasi che precedono l'approdo delle navi nei porti”.