Il premier albanese Edi Rama: "Ho aperto le porte ai profughi afgani. Quando qualcuno chiede aiuto non ci voltiamo mai indietro"

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Prime Minister of Albania Edi Rama leaves 10 Downing Street after attending reception for NATO leaders hosted by British Prime Minister Boris Johnson on 03 December, 2019 in London, England, ahead of the main summit tomorrow held to commemorate the 70th anniversary of NATO. (Photo by WIktor Szymanowicz/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
Prime Minister of Albania Edi Rama leaves 10 Downing Street after attending reception for NATO leaders hosted by British Prime Minister Boris Johnson on 03 December, 2019 in London, England, ahead of the main summit tomorrow held to commemorate the 70th anniversary of NATO. (Photo by WIktor Szymanowicz/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)

Edi Rama è il Primo Ministro dell’Albania, ed è un politico poco convenzionale: è alto due metri, indossa quasi sempre scarpe da ginnastica, ha giocato per la nazionale di Basket dell’Albania, ed è un artista. L’ho incontrato due volte, in Albania, nel 2014 e nel 2017, parla un ottimo italiano, si presenta in modo energico e carismatico e nonostante l’impegno politico continua a disegnare e dipingere. È leader del Partito Socialista dal 2005 e Primo Ministro dell’Albania dal 2013. Ad aprile ha vinto le elezioni politiche per la terza volta consecutiva, un unicum da quando l’Albania è tornata democratica, ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi. Prima di diventare capo del governo è stato Ministro della Cultura, e per 11 anni, l’apprezzato sindaco di Tirana, vincendo nel 2004 il premio come miglior sindaco del mondo (battendo in finale Manuel Lopez Obrador, oggi Presidente del Messico, e Walter Veltroni, allora Sindaco di Roma). Europeista e internazionalista, il suo governo è stato il primo al mondo a garantire asilo ai profughi afghani, un gesto che è stato molto apprezzato a livello globale, con la BBC e la CNN che ne hanno tessuto estese lodi. Le sue opere sono state esposte a New York, in Brasile e alla biennale di Venezia.

L’Albania è stato il primo paese ad annunciare che accoglierà i profughi dall’Afghanistan, cosa l’ha a spinta a questa iniziativa?

La più naturale delle cose: aprire le porte quando dall’altra parte c’è un altro che chiede aiuto. So che dirla così può suonare patetico a chi la pensa diversamente, ma per fortuna alla stragrande maggioranza degli albanesi questo suona naturale. Siamo l’unico paese europeo che contava più ebrei alla fine della Seconda guerra mondiale di prima della guerra, perché per gli albanesi non c’era nulla che facesse più disonore che voltarsi dall’altra parte e lasciarli nelle mani della morte. Ci viene dettato dalla nostra storia, la nostra memoria e anche il nostro primo codice di leggi, il Kanun (Canone) degli Albanesi: “La casa del albanese è di Dio e del Ospite”. Il Canone contiene un lungo capitolo sull’ospitalità. Viene detto che colui che non apre la porta all’Altro in cerca di aiuto è per sempre maledetto e fino alla morte vivrà solo, perché non sarà accettato in nessun luogo o evento pubblico, tranne che nei funerali. Ma oltre a questo, così come abbiamo dato ospitalità nel passato ne abbiamo anche ricevuta tanta - non molti anni fa, quando eravamo noi gli afgani che apparivamo nelle coste dell’Italia. Grazie soprattutto agli italiani quell’incubo del passato è storia, mentre oggi gli albanesi contribuiscono in Italia da cittadini completamente integrati e anche la madre patria ne trae grande vantaggio.

Come sta procedendo l’accoglienza? Sono già arrivati i primi profughi? Come sarà la loro nuova vita in Albania?

Questa è un’altra parte della tragedia di Kabul, perché uscire da lì è veramente come aprire le porte d’uscita dell’Inferno. Dopo giorni e notti di voli annunciati e annullati sono arrivati finalmente i primi, una po’ più di un centinaio. Sono stati sistemati nella costa di Durazzo, nelle strutture alberghiere messe a disposizione loro. Abbiamo deciso di accomodarli in strutture alberghiere (come abbiamo fatto con i nostri stessi cittadini dopo il terremoto) perché volevamo che respirassero più normalità possibile e non isolarli in campi profughi che rischiano di essere de umanizzanti e incrementare malumori e divisioni.

Non è la prima volta che l’Albania aiuta chi ne ha bisogno, ci ricordiamo dei medici albanesi durante la fase più dura del Covid in Italia, lo scorso anno, anche in questo caso siete stati tra i primi a mandare aiuto, cosa vi porta ad avere questa vocazione?

Come ho cercato di spiegare prima, per noi si tratta della nostra identità, di chi siamo, ma si tratta anche di chi vogliamo essere. Dobbiamo pensare a che cosa vogliamo lasciare in eredità alle generazioni future in un mondo dove la nostra stessa storia ci ha insegnato che c’è un tempo per chiedere aiuto e un tempo per darlo. Come potevamo dimenticare che cosa ha fatto l’Italia per noi salvandoci in tempi bui e dolorosi, guardando come l’Italia stessa bruciava di dolore e non riusciva a respirare sotto la tremenda pressione del virus? Sicuramente i nostri 30 medici e infermieri non bastavano per niente a spegnere tutti i focolai che coprivano il vostro paese, ma abbiamo voluto essere al vostro fianco, far parte del vostro enorme sforzo per riuscirci, e mostrare la nostra solidarietà e gratitudine non solo con le parole.

Oggi sia l’Italia che l’Albania stanno affrontando una nuova ondata di Covid, come state riuscendo a gestire la situazione?

Mi sembra che siamo meglio attrezzati soprattutto dal punto di vista psicologico, perché il tempo del furore del virus e del terrore della sorpresa è alle nostre spalle, anche se sembra presto per festeggiare la fine di questo feroce Nemico Invisibile. Ci darà ancora del filo da torcere e senza ritornare nelle feroci contromisure di prima, bisogna continuare con pazienza a combattere per salvare vite e tenere l’infezione sotto controllo. Continuiamo a monitorare la situazione tramite il comitato di esperti di salute pubblica e cerchiamo di essere pragmatici, prendendo decisioni a seconda dell’esperienza accumulata e dei dati scientifici a disposizione. Certo, dappertutto andrebbe meglio se i politici e i tuttologi ne facessero una ragione per essere meno interessati a sfruttare il virus per la loro visibilità spesso fuorviante. Ma come diceva il leggendario Donald Trump “it is what it is”.

In Italia c’è un grande dibattito sulla riapertura delle scuole, in Albania riuscirete a mandare gli studenti in classe, nonostante la pandemia?

Spero di si, ma dobbiamo stringere molto di più sulla vaccinazione di tutti quelli che vogliono continuare l’anno academico nelle aule e negli auditori.

Come sta procedendo la Vaccinazione in Albania? È facile far vaccinare gli albanesi? Come vi comportate con i No VAX?

Ci sono anche in Albania quelli che credono nel complotto di forze occulte per sorvegliarci il cervello tramite i vaccini o in altre varie ridicole teorie di cospirazione contro il prossimo. Ma noi siamo molto attivi con la campagna che invita tutti i cittadini a vaccinarsi, cercando di spiegare perché è importante sia per sé stessi che per gli altri e abbastanza contenti per come è andata fino adesso, con una bella maggioranza di adulti vaccinati.

Con il Partito Socialista avete vinto le elezioni, per la terza volta consecutiva, è la prima volta nella storia della democrazia in Albania, quali sono le priorità per il terzo mandato?

Riemergere più forti dal devastante terremoto che ci ha colpiti prima e dalla pandemia che e arrivata immediatamente dopo; investire massicciamente nelle energie rinnovabili, per arrivare a diventare in questo decennio un paese “net exporter” di energia; chiudere il cerchio della digitalizzazione dei servizi pubblici per arrivare a chiudere tutti gli sportelli della burocrazia straziante e finirla con tutti i tipi di file d’attesa; cominciare già da quest’anno con l’inglese alla prima elementare e trasformare tutto il sistema della conoscenza della tecnologia a scuola; trasformare i tre vecchi porti commerciali in porti turistici e costruire due nuovi aeroporti per portare il turismo già in grande volata in un altro livello, cercando nello stesso tempo di evitare gli errori del passato nello sviluppo della costa; puntare ancora di più sulla crescita delle esportazioni di prodotti agricoli e cosi via. Tutto questo senza dimenticare mai che la corruzione e la burocrazia paralizzante devono essere trattati senza sosta come nemici dello stato di diritto e dei diritti dei cittadini e che lo sviluppo del paese deve essere uno sviluppo sostenibile e servire obiettivi di giustizia sociale di lungo termine.

Quando ero in Albania nel 2013 e nel 2017, ricordo di aver notato un grande interesse e una grande attenzione verso l’Italia, oltre che una diffusissima conoscenza della nostra lingua, ma non sempre si è tradotta in un’attenzione italiana verso i problemi albanesi, c’è ancora quel rapporto speciale tra i nostri due paesi?

L’Albania è un paese fratello minore dell’Italia e per gli albanesi l’Italia è stata e sarà sempre speciale. Sarebbe impossibile contare tutti i frammenti d’Italia che hanno riempito la nostra vita ieri e oggi, ma basta accennare qui al fatto che la finale vittoriosa di Wembley ha riempito la piazza della nostra capitale di gioia e di tricolore per capire che il nostro cuore diventa sempre azzurro quando c’è in mezzo una gioia e anche un dolore italiano. Certamente abbiamo anche noi i nostri rancori verso Italia, per esempio quando ci divide per amore e odio verso la Juve! Ma scherzi a parte, sarebbe ingiusto dire che da parte del Italia e mancata l’attenzione verso di noi e le dico, che in tutti questi anni come capo di governo non ho mai sentito più vicino all’Albania un altro governo di quello italiano.

In Italia sul mensile Arte è uscito un lungo servizio sulle sue opere di artista, come riesce a trovare il tempo di disegnare, pur essendo al governo?

Fa parte del mio quotidiano sopra la scrivania dell’ufficio. Disegno e intanto faccio altro, lasciando lavorare la mano sotto la guida degli occhi, mentre sono tutto orecchie discutendo con i miei collaboratori o parlando al telefono.

Nei primi due mandati vi siete impegnati molto per cercare di portare l’Albania nell’Unione Europea, come sta procedendo questo percorso?

Non si tratta quasi più di noi e di quello che facciamo, ma di loro e di quello che li tormenta. L’Unione è in una fase di stallo con segni abbastanza preoccupanti di apparenti divisioni e lacerazioni interne. Sembra che dalla grande crisi dei profughi del conflitto in Siria abbia perso non solo parte del suo grande fascino, ma anche la sua bussola di orientamento quando si tratta di pensare all’allargamento nei Balkani. Secondo me questo è l’esempio più chiaro del suo essere ostaggio dei nazionalismi in casa propria, il che rammarica perché si tratta di un progetto nato proprio per combattere questi nazionalismi - cosa che negli Balcani sta riuscendo a fare con risultati anche clamorosi se si guarda da dove siamo partiti camminando su bagni di sangue e fosse communi. Ma per noi, popoli e stati balcanici, l’Europa è pur sempre una meta da perseguire, visto il passato di guerre mondiali e di milioni di vite perse che la hanno resa quella che è stata nella visione dei padri fondatori, uno spazio democratico di pace, giustizia e collaborazione tra popoli, non un bancomat o una lega di egoismi nazionali.

Lei cosa vorrebbe che l’Italia facesse per aiutarvi nel processo di integrazione europea?

L’Italia l’ha sempre fatta la sua parte, non potevamo sperare di avere un migliore avvocato a Bruxelles che ci rappresenta con grande disponibilità e che sta sempre dalla nostra parte.

Nello scorso mandato ricordo che ha avuto rapporti molto intensi con la politica italiana, oggi con chi si sente più in sintonia?

Sono felicissimo dei rapporti costruiti nel tempo con i politici italiani - per dirlo con una battuta sono amico di entrambi i Mattei a prescindere dai loro molto diversi Vangeli. Il presidente D’Alema e un carissimo amico di lunga data dell’Albania e prendere consigli da lui e sempre una garanzia nell’approfondimento delle proprie analisi. Ma senza fare troppe eccezioni aggiungerei che Luigi Di Maio mi fa sempre sentire in debito perché non è solo e semplicemente disponibile quando si tratta del Albania, ma lo fa come se i nostri fossero problemi di casa sua. Veramente un orgoglio per noi avere un albanese napoletano alla Farnesina. E poi sentirlo parlare nelle sedi internazionali dei problemi del Europa e del mondo fa sempre un bel effetto.

Che tipo di rapporto ha con Mario Draghi? Vi conoscevate già anche prima che diventasse Presidente del Consiglio?

Mario Draghi l’ho visto solo una volta a Bruxelles, nel Summit della Nato e spero molto di rivederlo presto. Un monumento di galanteria con il prossimo, perché il resto lo sanno già tutti senza bisogno di incontrarlo in prima persona.

Ha seguito il Campionato europeo di calcio, è contento del risultato? Tifava per l’Italia?

Tifo Italia da quando ho visto un pallone, perché mia nonna la cui nonna era italiana non solo mi parlava in italiano, ma mi faceva sempre tifare per “i nostri azzurri” davanti al piccolo schermo in bianco e nero. Dino Zoff era l’idolo della mia infanzia e di Bearzot ho una foto appesa nel mio spazio di lavoro, non solo per la gioia del 1982, ma anche perché era uno stratega dal quale più tardi ho imparato cose importanti per il mio proprio impegno di leader politico.

La vostra nazionale ha un allenatore italiano, Edy Reja e in Italia giocano tanti calciatori albanesi, lei segue il campionato italiano? Per che squadra tifa?

Edy Reja è una tipica vecchia volpe italiana dell’erba di calcio e un uomo di quella specie sempre più rara che non sembra fatta di plastica, ma quando dici Nazionale Albanese dici Gianni de Biasi. È stato lui a portarci in Europa e a ispirare un’intera nazione dando l’esempio di come i piccoli possono crescere credendo nel loro cuore, nel lavoro e nella forza di soffrire e sperare senza perdere la pazienza. Io sono uno juventino disturbato nella mia lealtà verso la Juve solo quando in mezzo entra Jose Mourinho, che per me è una fonte di ispirazione e di insegnamento della leadership. Quando venne al Inter mi fece tradire la Juve e adesso mi farà fare anche peggio, starò dalla sua parte quando la Roma giocherà contro i bianconeri e quando lui cercherà di battere mio fratello Igli Tare. Un portaguai ad oltranza quel genio portoghese!

Questo mese è stato l’anniversario dei 30 anni dallo sbarco dei 20mila albanesi sulla nave Vlora, a Bari, un ricordo ancora molto vivo in Italia, in Albania come è stato vissuto?

Sarò ad Otranto il 3 di settembre perché non si potrà mai dire grazie abbastanza alla fraterna Italia per l’accoglienza data agli albanesi trent’anni fa, un esempio di generosità che dovrebbe ispirare anche i dibattiti odierni nel nostro mondo su ospitalità e immigrazione.

Nello scorso mandato una delle sue iniziative è stata di vietare il gioco di azzardo in Albania, anche in Italia è un tema discusso, ma si parla di un giro di affari miliardario, come avete fatto a proibirlo?

Dovevamo farlo perchè era una peste sparsa dappertutto, con conseguenze nefaste per i giovani e per i padri di famiglia. Ma Internet continua a porre il problema dell’informalità e dell’evasione. Bisogna cercare di arginare al più possibile senza ritornare nelle sale di giochi piene di macchinette mangiasoldi, dove la criminalità fa affari miliardari e trovare una via per formalizzare le scommesse digitali.

Questa è stata un’estate di incendi, per l’Italia, come per l’Albania e ormai sempre più paesi al mondo, cosa si può fare per combattere il cambiamento climatico e invertire la tendenza?

Facendo squadra come Europa e mondo e capire che gli incendi sono la conseguenza di un malore che non si combatte ogni giorno bruciando tempi e opportunità irreversibili. Bisogna lasciare da parte gli egoismi nazionali e cercare di coordinare le nostre azioni il più possibile per un futuro che ci appartiene in comune come ci appartengono i nostri figli e nel quale le catastrofi di domani saranno responsabilità di tutti quelli che possono fare qualcosa oggi. Senza eccezioni.

In Albania vive una grande popolazione musulmana, con moltissimi cattolici, ortodossi e non religiosi, in un momento in cui nel resto di Europa le relazioni tra le diverse comunità diventano sempre più complesse da gestire, come si fa a convivere insieme pacificamente?

Ritornare sempre al fatto che prima di essere musulmani, cattolici, ortodossi, ebrei o buddisti, siamo figli di un solo Dio, essere umani e ospiti di un mondo che appartiene a quelli che verranno dopo di noi.

In Italia si è parlato molto delle violenze e le condizioni di vita nelle carceri, dopo il video dei pestaggi da parte degli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, lei l’ha visto? La situazione delle carceri è un tema anche in Albania?

Mi lasci solo dire che l’Albania è una piccola Italia, con problemi molto simili ma con il vantaggio e che essendo più indietro ha l’opportunità di guardare al futuro imparando dagli errori dell’Italia e sapendo cosa ci aspetta se commettiamo gli stessi sbagli.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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