Il Premier Conte chiede all'Europa di affrontare surplus e dumping

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Giuseppe Conte coronavirus
Giuseppe Conte coronavirus

La nuova bozza del Recovery Fund continua a far discutere i leader riuniti al Consiglio Europeo: lo stesso Premier Conte sarebbe stato molto duro durante la discussione, soprattutto con i paesi che vogliono riservarsi un veto sull’attuazione del budget. Un atteggiamento che ha definito “inaccettabile giuridicamente e politicamente perché altera l’assetto istituzionale europeo“. In una diretta Facebook ha inoltre parlato di un negoziato in stallo e più complicato del previsto proprio a causa di questioni che non riescono a sciogliere e di alcuni stati che mettono in discussione l’ammontare dei sussidi. Di qui il suo sforzo nel provare a far convergere tutti nell’approvazione del Next Generation Ue, un programma per la ripresa di tutta l’Europa.

Conte al Consiglio Europeo

Il Premier si è in particolare schierato contro l’approccio ritenuto poco costruttivo con cui alcuni paesi si sono posti durante la discussione dimostrando a suo dire scarsa consapevolezza della crisi epocale che l’Europa sta vivendo e che necessita una reazione pronta ed efficace. “Gli strumenti devono essere proporzionati alla crisi ed effettivi, cioè efficaci. La nostra risposta deve essere pronta, collettiva, solida, robusta“, ha ribadito. Ha poi confermato il duro scontro con l’Olanda e altri paesi che non condividono la necessità di una risposta così consistente e mettono in discussione i prestiti.

Ha quindi spiegato come l’Italia abbia scelto di affrontare consapevolmente un percorso di riforme che le consentano di correre. Ma che allo stesso tempo “pretenderà una seria politica fiscale comune in modo da affrontare una volta per tutte surplus commerciali e dumping fiscali per competere ad armi pari“.

Le medesime fonti che hanno riportato le suddette parole, hanno poi aggiunto che Conte ha fatto un discorso ampio sulla nuova proposta di Michel, senza specificare se l’abbia bocciata. Si tratta in particolare di una riduzione delle risorse a fondo perduto, come chiesto dai paesi nordici, per aumentare quelle dei prestiti. Il taglio previsto ammonta a 50 miliardi, la stessa cifra che andrebbe aggiunta a quelli che verrebbero dati in prestito.

Una norma che consentirebbe di accontentare quei paesi che spingono per un dimagrimento degli aiuti a fondo perso, che in realtà vorrebbero un taglio ben maggiore pari a 150-170 miliardi, e al tempo stesso d mantenere intatto l’assegno complessivo. Resterebbero però le condizionalità sulle riforme per accedere alle risorse europee.