Il premier non sarebbe più in pole per il Colle e l’ipotesi Giorgetti piace poco alla galassia dem

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Il premier Draghi e il Quirinale: non è così scontato
Il premier Draghi e il Quirinale: non è così scontato

Mario Draghi sarebbe sempre più lontano dal Quirinale e il motivo della corsa in frenata starebbe anche nella crisi del Pd dopo il fallimento del Ddl Zan. Cosa c’entra il Ddl Zan con il Quirinale? È presto detta: il voto sulla controversa legge ha evidenziato come non mai la condizione di “galassia” dei Dem, cioè la scarsissima possibilità di controllo di un voto che per il Colle può essere solo granitico e compatto, e il Partito Democratico compatto non lo è oggi forse come non mai.

Draghi sempre più lontano dal Quirinale: le troppe “tribù” del Pd

La riprova? Il fatto che secondo Libero un esponente dem avrebbe detto che “il Pd è fatto di mille tribù” e che lo stesso segretario Enrico Letta avrebbe chiesto alla capogruppo al Senato Simona Malpezzi di capire quanto il dissenso espresso sul ddl Zan “potrebbe materializzarsi anche sul voto del Quirinale”. Ma non è solo il Pd ad avere remore. La proposta di Draghi al Qurinale, in ballo già da tempo ma più per gioco di scacchiera, l’aveva ritirata fuori il ministro della Lega Giancarlo Giorgetti in una intervista a Bruno Vespa nel libro “Perché Mussolini rovinò l’Italia (e perché Draghi la sta risanando)”.

Giorgetti rilancia su di lui ma Mario Draghi pare sempre più lontano dal Quirinale

Ha detto Giorrgetti: “Potrebbe guidare il convoglio anche dal Quirinale”. Giorgetti è “bilocato” fra Draghi ed un Mattarella bis, ma dal governo nicchiano o approvano pro forma. Giuseppe Conte non ha preclusioni ma fa chiaramente capire che Draghi non è la prima scelta. L’ex premier la butta da giorni sulla scelta condivisa con il centro destra. Luigi Di Maio pare orientato a tenersi fuori per il momento, e a DiMartedì ha detto: “Io sono un grande estimatore del presidente Draghi e lavoriamo convintamente ogni giorno. Però non mi presto adesso al totonomi, è troppo presto”.

Perché Draghi è sempre più lontano dal Quirinale: il voto anticipato che non piace quasi a nessuno

Ma qual è il vero segreto della riottosità a Mario Draghi sul Colle? È preso detta: in quel caso si andrebbe al voto anticipato e al voto anticipato non ci vuole andare nessuno dei partiti, tranne Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia che non a caso è all’opposizione. La riprova?

Se lo dice Renzi che punta su Casini c’è da crederci: Draghi sempre più lontano dal Quirinale

Lo stesso sponsor numero uno del premier in carica, Matteo Renzi, ha rilanciato a Zapping la carta di Pierferdinando Casini: “È un ex-presidente della Camera dei deputati, in molti casi gli ex-presidenti della Repubblica sono stati prima presidenti di uno dei rami del Parlamento”. Il dato certo è che il Pd storce il naso, lo confermano le parole di Enrico Borghi, che a Letta è tanto vicino quanto omologo in tema di esternazioni: “Se Giorgetti ritiene che si debba evolvere verso un sistema semipresidenziale, presenti un ddl e si faccia promotore di una riforma”.

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