Il presepe siamo noi, ecco perché il Papa lo difende

Nel 1223, quasi ottocento anni fa, a Greccio San Francesco inventò il presepe. Lì, l'altro giorno, l'unico pontefice che finora ha avuto il coraggio di portare il nome del santo di Assisi, ha deciso di "sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe" e, insieme, anche "la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze...".

Proprio queste parole iniziano subito a far discutere perché c'è chi vorrebbe che il presepe, come il crocefisso, fosse tenuto solo nel privato delle nostre vite e chi invece, prevedendo le polemiche, polemizza in anticipo dicendo che le parole del Papa non vanno strumentalizzate perché "il presepe appartiene a tutti".

Come quell'amico prete che, l'anno scorso, tuonò dal pulpito che Babbo Natale non esiste, trovando eco in una mamma presente che, dopo la predica, era stata interrogata dalla figlia se l'amichetta che "non crede in Gesù Bambino ma solo in Babbo Natale va all'inferno?”, rispondeva che "sì, se lo rifiuta fino alla fine sì... ma tu devi essere così buona con lei da convincerla a venire dalla tua parte".

Calma. Ricominciamo dal buon senso. La frase: Natale si festeggia perché è il compleanno di Gesù Bambino, non può essere usata contro nessuno perché anche se chi le si avvicina non ci trova tutta la verità cristiana, di sicuro tutto quel che ci trova è vero. Anche se non credi al Dio Uno e Trino, e alla verginità di Maria, comunque, tutto quello che vedi nel presepe lo capisci ed è vero. Non sarà tutta la verità dogmatica, forse, ma intanto è tutto vero.  

Lì ci sono un papà e una mamma con un bimbo, emarginati da tutti ma con gli animali che li aiutano a fare casa. E chi non ha qualcosa in comune con tutto ciò? e poi, se ne sai qualcosa in più, per esempio se credi che una Vergine ha dato alla luce un figlio, ti incoraggi, e ci credi anche tu che quell'angolo della tua vita che non funziona, può cambiare ed essere fecondo. Oppure, se credi che Gesù è figlio di Maria ma non allo stesso modo anche di Giuseppe, nella capanna trova posto anche chi è genitore d'elezione.

E questo è Natale, miei cari, e questo è il presepe. Non sarà tutto, ma è tutto vero. Non tutti crederanno a tutto quello che credono tutti gli altri, ma, quando si parla di Presepe e di Natale, tutto quello che ciascuno crede è vero. Ripeto: non sarà tutto, ma è tutto vero. Non sarà tutto ma è il Natale che c'è: non mi sento di fargli la predica. Lo voglio prendere in braccio e pulirgli il moccio dal naso perché il mistero del Natale è che divino e umano si fondono, e ci confondono. E se non capisco Dio e però un bambino lo capisco, forse un giorno avrò voglia di chiedermi se Dio c'entra in particolare con quel bambino.

Ma queste sono storie che vengono dopo. Prima viene quello che mi dicono i sensi.  Non solo quelli interiori. Anche quelli degli occhi e delle orecchie. Le lucette, una pubblicità, una musichetta semplice, mi dicono che sta per arrivare la festa. Un po' buonista questa lettura? Un po' forzata questa visione?  Sì, "forzata" va bene. Dài, sforziamoci. A Natale, col Presepe che si accende e si spegne, vale la pena ritrovare la gioia, il Natale è una festa. Grandiosa. Forza, sorridiamo tutti. Questo è il Natale che c'è.