Il presidente del consiglio è visto come il garante dei tempi di gestione del piano economico

·2 minuto per la lettura
Mario Draghi
Mario Draghi

Mario Draghi ancora premier e fino al 2023 come garanzia per il Recovery Plan e per la tenuta di assetti economici fondamentali: la speranza dell’Ue sta tutta in alcuni step su cui riflettere non è prematuro, e a Bruxelles lo hanno capito fin troppo bene. Innanzitutto ci sono ragioni solidissime di calendarizzazione elettorale. Perché? Perché l’Europa è una e vasta, ma esistono “paesi puntello” su cui si sostanziano le attenzioni degli organismi centrali dell’Ue per tenere stabile e dritta la barra di governo continentale.

Draghi premier fino al 2023 come garanzia per il Recovery Plan: la speranza dell’Ue. Le urne

L’Italia è terza scelta, ma scelta obbligata. In autunno si voterà in Germania ed Angela Merkel, che di questa Europa è uno dei contrafforti, vede da tempo la sua Cdu non più egemone e l’uscio della sua carriera istituzionale. Nel 2022 si bisserà in Francia e non è detto affatto che il prossimo inquilino dell’Eliseo sia allineato con le politiche comunitarie; i transalpini sono notoriamente sempre sotto scacco delle destre ruvide di tradizione lepeniana. L’unica perciò per l’Ue è blindare Mario Draghi, che non solo è premier del paese che ha munto meglio Bruxelles sul Recovery, ma anche cardine economico collaudato di un sistema complesso che ha bisogno di lui, come totem e come azionista di maggioranza.

Draghi premier fino al 2023 come garanzia per il Recovery Plan: la speranza dell’Ue. Il Quirinale

Il guaio è che anche l’Italia ha il suo step cruciale in calendario: a gennaio 2022 toccherà scegliere il successore di Sergio Mattarella e Draghi è escluso a prescindere. Ecco perché per l’attuazione del Recovery in maniera salvifica per l’Italia ma diligente per gli standard europei, l’unica è che il premier di ora sia il premier del 2023. Il nodo è quello dei ritardi nell’attuazione del RP.

Draghi premier fino al 2023 come garanzia per il Recovery Plan: la speranza dell’Ue. Il garante

Attenzione: in questo caso è bene uscire subito dalla vulgata per cui l’Italia sarebbe il solo paese sotto scacco delle richieste di deroga; per questioni di omologazione e di sfasci socio economici indotti dalla pandemia una fetta di tempo in più verrà concessa a tutti. Questo perché tutti deraglieranno dal binario dei rigidi protocolli Ue sul tema. Solo che l’Ue lo sa benissimo e ha bisogno di uomini/donne che garantiscano che, a prescindere dalle “sbavature”, si rientri comunque nel recinto protocollare. E Mario Draghi è uno di quelli. Un Mario Draghi che del Recovery non solo è puntello contabile, ma anche garante contrattuale, a patto che resti in sella per almeno altri due anni.