Il presidente dello Ior: mai pensato di cambiare il nome

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Città del Vaticano, 10 ott. (askanews) - L'Istituto per le Opere di Religione, al centro per decenni di scandali finanziari, non cambierà nome, secondo il suo presidente. Avete mai pensato di proporre il cambio del nome? "No, mai, e non spetterebbe certo a noi", risponde Jean-Baptiste de Franssu in una intervista al Sole24Ore. "Ma una cosa voglio dire: noi siamo davvero l'Istituto per le Opere di Religione, mai questo marchio è stato così aderente alla nostra azione. Non siamo certo una investment bank".

Lo Ior, afferma il presidente, è "un tassello dentro il cuore della cristianità. Le ragioni per servirsi di noi sono due, su tutte. Innanzitutto nel nostro lavoro rispettiamo i principi della fede cattolica e della Dottrina Sociale della Chiesa. In secondo luogo, i nostri guadagni (per il 2018 utile di 17,5 milioni, ndr) vanno all'azione pastorale del Papa. E' quindi utile ribadire che quando una congregazione, o in generale un cliente, lavora con lo Ior contribuisce finanziariamente in maniera diretta e concreta all'operato del Santo Padre e non a logiche esclusivamente economiche tipiche di una banca . In più vorrei aggiungere un accenno alla qualità dei nostri servizi, ai costi decisamente molto bassi e alle griglie etiche dei nostri investimenti, sempre più accurate e complete per garantirne la massima aderenza ai principi etico-cattolici".