Il presidente ucraino ha ricordato la sconfitta del nazismo e per lui quel “mai più” è stato violato

Volodymyr Zelensky nel suo videomessaggio sul buio che è tornato
Volodymyr Zelensky nel suo videomessaggio sul buio che è tornato

Il messaggio di Volodymyr Zelensky per l’8 maggio sta come sempre a metà fra regia sapiente ed emozioni libere: “Il male è tornato dopo 77 anni”. Con un video girato appositamente in bianco e nero il presidente ucraino ha ricordato la sconfitta del nazismo e ha detto che quel “mai più” è stato violato. Perché Zelensky lo ha fatto oggi, 8 maggio e non il 9, e soprattutto perché lo ha fatto? Innanzitutto perché la vittoria sul nazismo è appannaggio celebrativo di tutti gli stati che dell’Urss allora vittoriosa facevano parte, Ucraina inclusa, poi perché per questioni di fuso orario Zelensky ha commemorato quella data un giorno prima, infatti l’armistizio firmato a Berlino fu sottoscritto la sera dell’8 maggio quando a Mosca era già passata la mezzanotte ed era ormai il 9.

Il messaggio di Zelensky per l’8 maggio

E nel messaggio ha detto: “Mai più? Chiedetelo agli ucraini. Il 24 febbraio la parola ‘mai’ è stata cancellata.” Insomma, la sconfitta militare della Germania nazista doveva rappresentare un suggello alla fine di ogni tirannide ma Zelensky ha voluto essere testimone per conto di tutto il suo paese che non è affatto così. “Tutti sentono di nuovo il male. Il nostro mai più è durato 77 anni ma ora il male è tornato. Può essere la primavera in bianco e nero? Può essere eterno febbraio? Sfortunatamente la risposta è sì”.

Un “mai più” che non è stato preservato

E poi: “Ogni anno l’8 maggio il mondo civilizzato onora chi ha difeso il pianeta dal Nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale: milioni di vite perse, destini distrutti, anime torturate: e milioni di ragioni per dire al male ‘Mai di nuovo’. Sappiamo il prezzo pagato dai nostri predecessori”. Poi la chiosa amara: “Sappiamo quanto fosse importante preservarlo e non avevamo alcun idea che la nostra generazione avrebbe testimoniato la dissacrazione di quelle parole”.

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