Il prezzo del gas è cresciuto del 533% in un anno

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AGI - È una corsa che sembra ormai fuori controllo in uno scenario sempre più complesso e delicato fatto di aumenti oggettivi, speculazioni dei mercati, sanzioni e strategia geopolitica. Al centro il gas, una commodity indispensabile nella vita di tutti i giorni e che condiziona anche il prezzo dell'energia elettrica.

Da circa una settimana le quotazioni del gas naturale al Ttf di Amsterdam, il mercato di riferimento europeo, macinano record su record. L'ultimo in ordine di tempo è quello di ieri con una chiusura a 321 euro al Mwh: il 533,8% in più in un anno, il 309,3% in più da inizio giugno, il 47,6% in una sola settimana.

E la situazione non va meglio se si guarda ai contratti in scadenza nel medio periodo, tutti al di sopra dei 300 euro al Mwh fino almeno a febbraio 2023, indice del fatto che gli investitori si attendono prezzi sostenuti per diversi mesi.

All'inizio del 2020 nei giorni in cui il mondo intero iniziava a conoscere il Covid e non immaginava ancora gli effetti che la pandemia avrebbe avuto a livello globale, i contratti erano scambiati a poco più di 8 euro al Mwh, oggi valgono più del 4500% in più.

Un primo superamento della soglia dei 300 euro si è registro il 7 marzo di quest'anno, pochi giorni dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Una fiammata che in molti ritenevano isolata e destinata a spegnersi presto.

Ma la corsa dell'inflazione ha amplificato la crisi energetica e il taglio delle forniture russe ha complicato ancora di più il quadro. A soffiare ulteriormente sul prezzo è ora l'annuncio di Gazprom di un nuovo stop alle forniture dalla Russia dal 31 agosto al 2 settembre per la manutenzione di un compressore del Nord Stream, il gasdotto che rifornisce l'Europa.

L'ennesima manutenzione che segue un taglio più o meno costante dei flussi di almeno il 30% e alla sempre meno chiara vicenda della manutenzione di una turbina di Gazprom in riparazione in Canada. Uno scenario che mescola quindi alle normali dinamiche di mercato contese geopolitiche tra Russia, Europa e Stati Uniti per il conflitto in Ucraina.

Nel frattempo, i singoli Paesi Ue sono corsi ai ripari e dopo aver varato un piano di riduzione volontaria dei consumi del 15% per rendersi maggiormente indipendenti dalle forniture russe, stanno approntando i piani nazionali per il risparmio energetico.

In Italia il ministro della Transizione Energetica, Roberto Cingolani, ne ha presentato uno molto articolato, fatto di risparmi e di approvvigionamenti alternativi. Gli stoccaggi hanno superato proprio in questi giorni l'80% ma l'obiettivo resta il 90% o più.

La necessità è però quella di rimpiazzare stabilmente i 30 miliardi di metri cubi di gas provenienti dalla Russia e per farlo ha parlato, tra le altre cose, di una ipotesi di riduzione di 1 grado dei riscaldamenti, quindi con il tetto a 19, e di un'ora al giorno dell'accensione degli impianti per edifici pubblici e abitazioni private.

Ma il piano presentato dal ministro Cingolani a fine luglio era tarato su un prezzo medio di 205 Mwh, ben lontano dei picchi degli ultimi giorni. A giorni è atteso un nuovo piano di risparmio.