Il primario di rianimazione: "Nessuno dei ricoverati è vaccinato con tre dosi"

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Ivo Tiberio, il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione in Azienda Ospedaliera di Padova, interrogato dai colleghi de ‘Il Corriere della Sera’, ha raccontato le sue esperienze vissute negli ultimi due anni nelle Terapie Intensive.

Ivo Tiberio sull’importanza dei vaccini per evitare la terapia intensiva

Ivo Tiberio, responsabile delle terapie intensive Covid dell’Azienda Ospedaliera di Padova, fa un bilancio degli ultimi due anni: “Voglio partire da un dato importante, che va ribadito a gran voce: ad oggi nessuna persona con tre dosi di vaccino è mai arrivata in area critica. Attualmente abbiamo 26 pazienti, di cui 18 non vaccinati. Il ricoverato più giovane attualmente presente, non vaccinato, ha 43 anni: è privo di patologie pregresse, eppure per salvarlo abbiamo anche dovuto ricorrere alla circolazione extracorporea.”

I numeri delle terapie intensive da inizio pandemia

Tiberio ha offerto un’interessante panoramica della reale pressione che, da inizio pandemia, hanno dovuto subire gli ospedali e i reparti come il suo: “In totale in Azienda Ospedaliera da inizio pandemia sono stati ricoverati 4.376 pazienti Covid, di cui 922 sono transitati in area critica, vale a dire il 21%. I deceduti in rianimazione sono stati 109, pari al 17% del totale, ma le mortalità attribuibili al Covid sono il 14,5% sempre rispetto al totale. La degenza media dei ricoveri è di 15,7 giorni, che sale a 30,7 giorni per chi passa per la terapia intensiva, dove si rimane in media per due settimane.” La degenza più lunga è stato quella di un uomo di 70 anni: “È stato ricoverato per otto mesi, la metà dei quali trascorsi in area critica: questa esperienza ci ha permesso di costruire un rapporto di amicizia tanto che siamo anche usciti insieme a berci uno spritz, visto che si è ripreso del tutto.”

La risposta di Tiberio ai negazionisti del Covid

Infine viene toccato anche il tasto dolente dei No Vax e dei negazionisti: Ne abbiamo avuti diversi da quest’estate, soprattutto giovani, ma fortunatamente nessuno si è lasciato morire anche perché a loro spieghiamo che se si fanno curare hanno l’85% di possibilità di sopravvivere mentre se si rifiutano hanno dal 95 al 100% di probabilità di non farcela.”

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