Il primario a Trieste: "Pochi letti e doppi turni, torniamo ai tempi bui"

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A man on a stretcher is carried towards an ambulance during the coronavirus pandemic, in Trieste, Italy, on May 1, 2020. (Photo by Jacopo Landi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
A man on a stretcher is carried towards an ambulance during the coronavirus pandemic, in Trieste, Italy, on May 1, 2020. (Photo by Jacopo Landi/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

“Stiamo tornando ai periodi più bui della pandemia, con un’impennata vertiginosa di contagi, reparti al limite, spostamento di risorse, doppi turni. E con l’amarezza di assistere all’atteggiamento scellerato di chi non si vaccina credendo alla fantascienza”. Rabbia e sconforto nelle parole del professor Umberto Lucangelo, primario della Terapia intensiva del Cattinara di Trieste, al Corriere della Sera.

A Trieste la quarta ondata sforna numeri da primato a livello nazionale: oltre 500 positivi ogni 100 mila abitanti, mai così in alto dall’inizio dell’emergenza, con un possibile ritorno in zona gialla. “Abbiamo la terapia semi intensiva piena, gente in pronto soccorso in attesa di essere collocata e l’intensiva con 11 posti occupati. Se si superano i 18 bisogna ridurre gli interventi programmati” spiega il primario, “siamo tornati allo schieramento di forze della seconda ondata con l’aggravante che non c’è il lockdown perché la città lavora, la vita scorre com’è giusto che sia e la gente si fa male, ci sono gli infarti, gli ictus, gli incidenti...”.

I nuovi pazienti Covid “hanno un’età media di 60 anni ma ce ne sono anche di 30. Il 90% non ha fatto il vaccino, naturalmente fra di loro c’è anche chi non poteva farlo”. Alla domanda sul perché a Trieste ci sia un’elevata resistenza al vaccino, è “difficile rispondere”, dice Lucangelo, “forse c’è una quota di triestini convinta di essere meno vulnerabile per il fatto che conduce una vita sportiva e salutistica. Da noi esiste un po’ la credenza mitica dell’invincibilità”. Che vede come alcuni pazienti “si pentono”, mentre “altri sono invece negazionisti irriducibili ed escono dal reparto ancora convinti che il Covid non esista. C’è chi dice che noi iniettiamo dei microchip e che siamo tutti pagati da big pharma. È gente che sta mettendo un peso enorme sulla nostra società”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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