Il primo anno dell'applicazione

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App Immuni
App Immuni

La App Immuni, lanciata a giugno 2020, era stata annunciata come uno strumento tecnologico rivoluzionario, in grado di bloccare i focolai di contagi. Ad un anno di distanza la situazione non è delle migliori, con solo 10 milioni di download e meno di 100mila notifiche.

App Immuni un anno dopo

L’app Immuni compie un anno, ma non ha i risultati adatti per i festeggiamenti. I download vanno a rilento e il numero di notifiche inviate è molto basso. Il governo aveva comunicato la possibilità di scaricare questa applicazione a giugno 2020 e il suo scopo era molto ambizioso, ovvero avere un sistema di tracciamento digitale in grado di circoscrivere i focolai di Covid. Dopo qualche dubbio sulla privacy, l’app è stata lanciata e per mesi Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio, ha chiesto agli italiani di installarla. Ad un anno di distanza i numeri sono davvero pessimi. I download sono stati 10 milioni e 500 mila, il 19,6% della popolazione. Inoltre, in un paese con 4 milioni di contagi accertati, quelli segnalati su Immuni sono sotto la soglia dei 19mila.

Le notifiche inviate sono state meno di 100mila. Neanche la pubblicità della app ha spinto le persone ad installarla. Il governo Conte bis, a novembre 2020, ha speso 34mila euro per incentivare l’uso della app. Ci sono stati spot con testimonial e molta pubblicità. “Non ha sortito gli effetti sperati” aveva commentato Domenico Arcuri, ex commissario per l’emergenza. A dicembre 2020 era stato celebrato il traguardo dei 10 milioni di download, ma ad oggi il ritmo è stato inferiore a 100mila al mese. Tanti utenti, inoltre, hanno deciso di cancellare l’app dai propri dispositivi. Molti utenti hanno definito l’app completamente inutile e lentamente anche il governo a lasciato indietro la questione. In un Paese con circa 3mila casi al giorno, le notifiche di esposizioni sospette sono meno di 50 al giorno.

App Immuni: risultati negativi

Che fine ha fatto questa app, un anno dopo il suo lancio? Leda Volpi, ex deputata del M5s e ora deputata di L’Alternativa c’è, ha dichiarato su Fanpage.it che la risposta a questa domanda dovrebbe darla Vittorio Colao, ministro dell’Innovazione tecnologica. “Più in generale possiamo dire che come esperienza si è trattata sicuramente di un’occasione persa. In particolare le Regioni non hanno investito in maniera adeguata nell’assunzione di personale che si occupasse del tracciamento, né hanno voluto formare adeguatamente il personale medico” ha spiegato, aggiungendo che in alcuni casi il personale delle Asl non faceva domande sull’app e non era in grado di caricare il codice sulle piattaforme.

La pagina Facebook di Immuni ha svelato che da aprile “è possibile segnalare la positività in autonomia“, aggiornando la app e utilizzando il Codice univoco nazionale associato all’esito del tampone. Il tentativo è quello di provare a rilanciare l’applicazione. Volpi ha spiegato che il ministro Roberto Speranza aveva annunciato la creazione di un call center e il decreto Ristori ha messo a disposizione 4 milioni di euro per questa proposta, uno per il 2020 e tre per il 2021. Sul sito del Governo, a marzo, è stato pubblicato un bando del valore di 234mila euro per l’assegnazione dei “servizi di assistenza utenti App Immuni mediante adesione alla Convenzione Consip per servizi di contact center in outsourcing”. I risultati della app sono stati e continuano ad essere pessimi.

App Immuni: possibile restyling

Visti i risultati pessimi dell’applicazione, è possibile che venga fatto un restyling per riuscire a rilanciarla. Sull’app sarà inviato il certificato per viaggiare, che attesta l’avvenuta vaccinazione o la negatività del tampone 48 ore prima del viaggio. La app Immuni potrebbe essere utilizzata per il green pass, anche se al momento stanno usando autocertificazioni cartacee. “L’app sarebbe stata utile per portare con sé le autocertificazioni, in formato digitale, ma avrebbe potuto fungere anche da collettore per ricevere informazioni sui decreti. Non aver digitalizzato le procedure non ci consente di avere una banca dati digitale, che sarebbe stata utile per attivare adeguate politiche di contenimento” ha commentato il dem Gian Mario Fragomeli, che ha sottolineato che il Covid poteva essere un’occasione per sviluppare degli strumenti digitali. “In questo Paese si ragiona per Ministeri e non per servizi ai cittadini. Bastava che ogni Ministero indicasse come poter sviluppare i servizi su Immuni, la Salute per i contagi, i Trasporti per gli spostamenti e così via. Praticamente tutti i cittadini avrebbero scaricato l’app, che di conseguenza avrebbe ottenuto ben altri risultati diventando uno strumento fondamentale” ha commentato Fragomeli. A distanza di un anno, però, l’app Immuni necessita di un restauro per cercare di rimetterla in gioco.

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