Il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori: "In quel momento anche un giorno contava"

Giorgio Gori

“La decisione di istituire la zona rossa poteva essere presa sia dalla regione sia dal governo. Non credo sarà facile accertare le responsabilità”. Così il sindaco di Bergamo Giorgio Gori intervistato dal quotidiano “La Stampa“.

Gori: “Errori, non facile accertare responsabilità”

“In quel momento anche un giorno contava. Poteva fare la differenza – è convinto il primo cittadino -. Però tutti ci concentriamo sulla mancata zona rossa, molto meno su quei due mesi o forse tre in cui il virus era già fra noi. C’era la coda di pazienti con la polmonite. Il governo aveva istituito la prima task force il 22 gennaio. Mi stupisce che questo aspetto venga poco indagato“.

Sul numero di persone che hanno avuto il Covid-19 a Bergamo: “Noi stimiamo fra il 35 e il 45% della popolazione – spiega Gori -. Per saperlo con maggiore certezza ho cercato risorse dai privati per poter fare un test a tutti i miei concittadini. Lo screening partirà lunedì. Il tampone entro 6 giorni. Se non lo fa la Regione ci organizziamo da soli”.

“A Bergamo dal primo marzo a fine maggio sono morte 670 persone in più della media dei 10 anni precedenti. In tutta la provincia: 6 mila in più. Quindi, le vittime del Covid qui sono più del doppio di quelle comunicate dalla Regione Lombardia. È allucinante. Credo solo per inadeguatezza organizzativa. Anche se a volte sospetto che ci sia qualcosa di più, visto che quando abbiamo sollevato il tema dei dati, loro hanno oscurato le fonti”.