Il primo uomo che sentì l'urlo del Titanic

«Abbiamo colpito un iceberg. Stiamo affondando. Richiesta di assistenza immediata. Arrivate subito ». Quel grido di aiuto, lanciato cent'anni fa dal Titanic (Foto Titanic, guarda), fu captata per la prima volta da una radio costruita in casa. Fu Arthur Moore, infatti, il primo a sentire le chiamate di soccorso provenienti dalla nave più lussuosa dell’epoca che era salpata da pochi giorni per il viaggio inaugurale tra Southampton e New York e che, dopo la collisione con un iceberg, sarebbe presto colata a picco.

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Moore intercettò quel debole messaggio in codice Morse prima che la notizia raggiungesse il Regno Unito. L’uomo (al quale in questi giorni è dedicata una mostra al museo Winding House di New Tredegar, in Galles) informò il commissariato della polizia locale, ma nessuno gli credette. Probabilmente la storia del Titanic non sarebbe cambiata, e la sorte dei 1523 passeggeri (compresi i membri dell’equipaggio) deceduti nel disastro sarebbe stata segnata lo stesso. Ma quella di Moore rappresenta una delle tante piccole, grandi storie che stanno riemergendo in occasione del centenario del naufragio.

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Storie come quella di Jack Trayer, uno dei sopravvissuti che nel 1940 scrisse una memoria stampata in 500 copie e destinata solo ad amici e conoscenti. E che solo adesso è stata pubblicata. «Sembravano cavallette in una notte di mezza estate» scrive Trayer a proposito di quella terribile esperienza. «Quelle grida terribili durarono 20 o 30 minuti. E si spegnevano man mano che non sopportavano più il freddo». «Eravamo una massa di persone senza più speranza» si legge ancora, «che cercavamo di mantenere il respiro fino all’ultimo. Io sono stato spinto fuori dalle acque, poi sono stato risucchiato. I polmoni mi scoppiavano, ma alla fine sono riuscito a farcela». E così Jack fu in grado di raccontarci la sua esperienza. Proprio come Lillian Gertrud Asplund, l'ultima superstite del Titanic (morta nel 2006) che avesse un ricordo dell'affondamento: all'epoca, infatti, aveva appena 6 anni. Dopo di lei, non è rimasto nessuno. Solo memorie, documenti, immagini dell'epoca. E il relitto del Titanic sempre più in fondo agli abissi.

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