"Il problema è Conte"

Lucia Annunziata

“Il nostro problema è Conte. E’ lui, da quando si è messo a fare il leone”. Sono le parole di un leghista di primissima linea, pronunciate il giorno dopo lo sconquasso di Ferragosto, il giro di posizionamento con cui il leader Matteo Salvini ha risposto al fuoco di fila della lettera del premier Conte, riaprendo alla possibilità – “il mio telefono è sempre aperto” – di ricucire la rottura del governo giallo-verde. 

Un’ipotesi che ha terremotato ancora di più, se era possibile, il terreno della crisi, rompendo la tela che si era fin qui cominciata a immaginare fra Pd e M5stelle, ma anche all’interno delle stesse file 5stelle e Lega. La giravolta di Matteo Salvini ha riaperto ogni gioco. Nella giornata post-ferragosto dilaga infatti come un fuoco estivo l’ipotesi di una offerta leghista a Luigi Di Maio come premier del prossimo ricostituito governo gialloverde. 

E’ una ipotesi realistica? Ed è anche praticabile? E attraverso quale strada politico istituzionale?  

Stando al colloquio di cui diamo conto, a queste tre domande si potrebbe rispondere linearmente con un Sì, e due Non so. Che i leghisti immaginino che una soluzione possa essere Luigi Di Maio premier, ci sta. Che sappiano come arrivarci non è per nulla chiaro. A dispetto della volontà di recuperare con i M5. 

Val la pena, dunque, forse, rifare il percorso all’incontrario di questa crisi dentro la crisi, e vedere a che punto siamo. 

 

Intanto, quella di riaprire al M5s è stata una reazione o una decisione di Salvini, una ipotesi improvvisata al momento o pensata da un po’? “E’ stata l’aula, quel cartellone con tutte quelle luci rosse…”, dice il nostro interlocutore, “davanti a cui ha capito davvero che qui si rischiava, che un governo diverso era possibile”. Una mossa che ha sorpreso infatti anche i ranghi leghisti. “Sa, il rischio c’è. Se Salvini pensa di tornare al Nord senza autonomia, senza riduzione delle tasse, senza cantieri, e ricominciare...

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