Il problema della cimice asiatica. E la sua soluzione

L'arrivo accidentale, l'acclimatazione e la rapida diffusione in molti comprensori agricoli italiani di Halyomorpha halys, comunemente nota come Cimice asiatica, si configurano ormai come una vera e propria invasione biologica di questa specie aliena di origine asiatica.

L'insetto, che ha trovato nei territori di nuova introduzione condizioni di sviluppo tali da permetterne l'espressione del suo elevato potenziale biotico anche grazie all'assenza di efficaci antagonisti naturali autoctoni, ha sviluppato popolazioni numerose in grado di alimentarsi su molte specie diverse di piante e di spostarsi agevolmente nel corso dell'anno su colture differenti.

Nei vari areali colonizzati il drammatico impatto di questo nuovo “pest”, dannoso fin dalle prime fasi di sviluppo dopo la schiusura delle uova, ha determinato danni rilevanti in frutteti e coltivazioni erbacee senza che le differenti strategie sperimentate e messe in atto fino ad oggi abbiano dato risposte risolutive al problema contenendo la presenza della Cimice in modo da limitarne gli attacchi a livelli economicamente sostenibili.

In Italia al fine di condurre test di efficacia e analisi di impatto ambientale, il CREA Centro di Difesa e Certificazione ha provveduto già nel 2018 ad acquisire le necessarie autorizzazioni nazionali e internazionali e ad importare in condizioni di quarantena una popolazione dell'antagonista naturale della Cimice l'Imenottero Trissolcus japonicus in grado di parassitizzare uccidendole le uova d i H. halys.

Il CREA, stante che nuclei di T. japonicus oltre a popolazioni limitate di un altro ooparassitoide asiatico della Cimice Trissolcus mitsukurii sono state recentemente individuate anche in natura nel nostro Paese, in collaborazione con altri Enti Servizi Fitosanitari Regionali in particolare sta realizzando un attento e capillare monitoraggio della diffusione in Italia di tutti i parassitoidi che si sviluppano a spese delle uova di H. halys.

Le attività di valutazione in laboratorio delle potenzialità di biocontrollo della Cimice con programmi di “Lotta Biologica Classica” e delle possibili ricadute di tali interventi nei nostri contesti ambientali, realizzate dal CREA-DC nel rispetto degli Standard definiti dalla Fao (International Plant Protection Service ISPM-3) e dall'EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization) sono quasi completati ed è stata confermata una elevata efficacia del parassitoide Trissolcus japonicus unita ad una preferenza per le uova della Cimice asiatica con possibilità di sviluppo su altri eterotteri secondo una scala decrescente.

Il prossimo passo è rappresentato da un lato dalla realizzazione di prove di semicampo sempre in ambiente controllato e dall'altro dall'effettuazione finale di una corretta valutazione “costi-benefici” secondo gli Standard soprarichiamati.

E' peraltro di estrema importanza sottolineare che essendo le 2 specie di Trissolcus asiatici già presenti sul territorio nazionale in natura la loro progressiva diffusione , ancorché con tempi più o meno lunghi, rappresenta un fenomeno naturale e pertanto gli eventuali interventi di “Lotta Biologica Classica” che si potranno realizzare dopo l'ottenimento delle relative autorizzazioni , costituiscono essenzialmente una modalità per accelerare il controllo della Cimice nei territori duramente colpiti da questo fitofago.

Un ultima osservazione verte sull'attuale utilizzo su vasta scala di specie indigene in grado non solo di attaccare la Cimice ma anche di colpire un amplissimo spettro di ospiti inclusi in gruppi che comprendono molte specie protette e inoltre di uccidere gli antagonisti naturali della Cimice inclusi tra i Trissolcus già giunti sul territorio nazionale iperparassitizzandoli ritardandone quindi la diffusione o in casi limite determinandone il declino delle loro popolazioni.

(di Pio Federico Roversi)