Il professor Mantovani: "I test sierologici non danno una patente di immunità contro il virus"

Fabio Luppino
(Photo: Vincenzo Lombardo via Getty Images)

“Lo ripeto da tempo e lo sostiene anche l’Organizzazione mondiale della Sanità: questi test per la ricerca di anticorpi per Sars-CoV 2 sono uno strumento prezioso per valutare la prevalenza e la diffusione del virus e in alcune condizioni cliniche, ma non danno una patente di immunità. A oggi ancora non sappiamo se la presenza di una certa quantità di anticorpi è la spia di una risposta immunitaria che assicura protezione contro l’infezione”. Lo dice al Corriere della sera Alberto Mantovani, 71 anni, immunologo di fama internazionale, direttore scientifico dell’Humanitas di Rozzano, Professore Emerito all’Humanitas University

Alla domanda sull’immunità di chi è stato colpito da Covid-19, il professor risponde così:

“Per chi ha davvero sviluppato la malattia possiamo ragionevolmente pensare che per un certo periodo resterà protetto da Sars-CoV-2. La Sars dava ai guariti un’immunità di 2-3 anni e questo virus gli è parente. Il problema è che la stragrande maggioranza delle persone che incontra Covid-19 o non si ammala o lo fa in modo blando: in questo caso non sappiamo se la risposta immunitaria indotta, di cui la presenza di anticorpi è una spia, sia davvero protettiva o se queste persone rischiano una nuova infezione”.

Sui test il professore riporta la sua esperienza: 

“Sono utili alle indagini epidemiologiche come ad esempio quella che abbiamo concluso in Humanitas e resa disponibile alla comunità scientifica,la prima su vasta scala in Italia, guidata dalla Professoressa Maria Rescigno. Abbiamo testato 3985 tra medici, infermieri, staff amministrativo anche in smart working , ricercatori, nelle varie strutture Humanitas sul territorio lombardo.È emerso che 11- 13% del personale è venuto in contatto con il coronavirus, senza sostanziali differenze tra le categorie: il personale sanitario, potenzialmente esposto, rispetto la resto della popolazione. Ne emerge che l’ospedale, se ben protetto può essere un luogo sicuro per i pazienti e per chi lavora, per questo invito i 10 milioni di italiani che hanno malattie diverse come un tumore a tornare in ospedale per farsi curare. I dati evidenziano inoltre come la prevalenza di positivi per anticorpi tra il personale delle diverse strutture sia in linea con la situazione del territorio di appartenenza: dal 3% di Humanitas Medical Care di Varese al 35- 43% di Humanitas a Bergamo, la zona più colpita in Italia”.

Quanto alla minor forza del virus Mantovani è prudente: “Ne ragioneremo quando qualcuno porterà le prove sulle riviste scientifiche autorevoli - dice-. È vero che i pazienti sono molto meno gravi,ma i motivi possono essere molti: l’esperienza clinica passata, abbiamo imparato a conoscere la malattia; il virus ha colpito inizialmente le persone più deboli, molte delle quali non ce l’hanno fatta; oggi ci comportiamo meglio e in questo modo anche i più fragili sono più protetti; infine le malattie causate dai virus respiratori si attenuano con la primavera e l’estate perché stiamo di più all’aperto e in casa teniamo le finestre aperte e la quantità dell’esposizione al virus cambia”.

 

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