Il professore della musica commenta la vita con il Coronavirus

roberto-vecchioni-milano

Roberto Vecchioni e Milano hanno da sempre un rapporto intimo e intenso. Che per il professore della musica italiana è aumentato in modo esponenziale nelle ultime settimane, quelle vissute nel pieno di una pandemia sanitaria qual è il nuovo Coronavirus. Vecchioni, in un’intervista concessa a Il Sole 24 Ore, racconta come vede la sua realtà meneghina durante la fase 2: “Milano non può fare a meno della sua vita sociale, della sua rete di relazioni. Milano è la forza delle sue persone e dovrà andare avanti, seguendo il suo motto di sempre ‘tiremm innanz”, andiamo avanti”.

E per Vecchioni pochi dubbi in merito: “Milano intanto è l’unica città italiana, gli altri sono paesoni”. Per il professore della musica, vincitore in passato anche di un Festival di Sanremo, l’esaltazione per la sua città non finisce mai: “Non è grandissima, ma in qualità è l’unica vera città in Italia. E questo non lo dico, per orgoglio. Il dramma di Milano è che da quest’emergenza è stata colpita al cuore, è rimasta tra vita e morte”.

Roberto Vecchioni e la sua Milano

Il Coronavirus, infatti, rischia di tramortire il motore del Paese, ovvero la città di Milano: “L’arte, l’economia, il lavoro, il pensiero: quando si ferma il cuore, si ferma circolazione. Ogni organo pensa di poter vivere da solo, ma non può. E quindi nessun paese, nessuna città, nessuna regione italiana può vivere, se muore Milano”. E si deve ripartire quanto prima, sennò si rischia che i milanesi si smarriscano: “È come se uno si svegliasse a Genova senza mare. Per Milano, il suo mare è il suo lavoro, la sua capacità ergonomica, la sua capacità di confronto dal vivo. Sarebbe come per Genova o Napoli perdere il mare, o come se Roma non avesse più le sue chiese”, commenta Roberto Vecchioni.

Il musicista italiano evidenzia: “L’altezza di Milano è la forza attiva delle persone. E la possibilità di prendersi una malattia – rispettando ora tutte le misura di sicurezza – pesa meno delle conseguenze di non muoversi. Chi è fermo, è finito”. Per Vecchioni in questi mesi si è assistito a un sentimento di totale invidia nei confronti di Milano: “Davanti ad una città così grande e così capace di trascinare il resto d’Italia. È come se fosse la favola della formica e la cicala al contrario”.