Il prossimo sarà il sesto governo nato sotto la presidenza di Mattarella

Filippo Monteforte / AFP

AGI - Quando nella terza settimana di ottobre Sergio Mattarella convocherà le consultazioni per incaricare il prossimo presidente del Consiglio, il capo dello Stato si troverà alle prese con la nascita del sesto governo della sua presidenza. Mattarella, durante il suo primo mandato e nell'avvio di questo suo secondo incarico, ha già dovuto gestire quattro crisi di governo oltre alla nascita travagliatissima del primo governo Conte, un parto talmente complicato da entrare nel novero politico-giornalistico di crisi a tutti gli effetti.

Uno dei principi a cui si è appellato il capo dello Stato è stata la scadenza naturale della legislatura, quinquennio da rispettare il più possibile, quando possibile. In questo caso siamo a inizio legislatura e dunque l'attesa al Colle è di poter affidare l'incarico di governo a un esecutivo che entri subito nel pieno delle sue funzioni.

Un altro principio è stato trasferire nelle istituzioni la volontà popolare, espressa con il voto e non con i sondaggi: il Presidente ha sempre assecondato la volontà popolare in base a come era espressa nei gruppi parlamentari, mediandola con la forma parlamentare della nostra democrazia.

Ogni premier incaricato, cioè, ha dovuto avere una solida e netta maggioranza parlamentare anche quando il premier è stato Mario Draghi, personalità al di fuori degli schieramenti politici. Un altro elemento chiave nella gestione delle formazioni dei governi da parte di Mattarella è stato il tempo, con una altalena di accelerazioni e frenate a volte per incalzare i partiti e a volte per dare loro l'agio necessario ad avviare i processi politici.

In questo caso non pare che il tempo sia moltissimo, ci sono la manovra da approvare e presentare a Bruxelles, c'è il vertice del G20 in Indonesia a cui partecipare. L'orientamento del Colle dunque è di convocare le consultazioni non appena saranno eletti i presidenti delle Camere e dunque nei primi giorni della settimana, molto probabilmente intorno a martedì 18.

Se il risultato del voto sarà netto e la maggioranza chiara e unanime nell'indicazione del possibile premier basterà un solo giro di consultazioni, altrimenti si aprirebbe una partita ben più complicata ma sempre con l'obiettivo di dare in fretta un esecutivo al Paese.

Ovviamente per il Presidente, oltre alla maggioranza solida è fondamentale il programma condiviso dai partiti che sostengono il governo, il rispetto della Costituzione e l'ancoraggio ai valori internazionali storici del nostro Paese.

C'è chi lo ha lodato per la sua maestria, chi lo ha criticato per le sue scelte. Ma ripercorrendo gli ultimi otto anni, ecco tutte le crisi, passo per passo, gestite da Mattarella dosando con una grande attenzione i tempi, a volte accelerando e a volte frenando, con l'obiettivo di dare stabilità istituzionale al Paese.

Da Renzi a Gentiloni

Dopo le dimissioni di Matteo Renzi, a seguito della bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, Mattarella non ha accolto l'appello del presidente del Consiglio dimissionario per nuove elezioni e dopo consultazioni lampo, il 12 dicembre 2016, ha incaricato Paolo Gentiloni, un premier che ha governato con la stessa maggioranza del predecessore, a sua volta ereditata da Enrico Letta e composta da Pd, Scelta civica e Alternativa popolare.

Nasca il Conte uno

Il 31 maggio 2018 dopo una lunga gestazione, il Capo dello Stato ha incaricato Giuseppe Conte di guidare un governo sostenuto dalla maggioranza formata dall'accordo tra Lega e M5s. Una regia fatta di pazienza, richiami alla Costituzione e un obiettivo chiaro: dare un governo politico al Paese, rispettando il pronunciamento degli elettori, evitando elezioni anticipate foriere di altra instabilità. Per fare questo gli schieramenti che si sono presentati alle elezioni si sono dovuti scomporre e ricomporre.

Da Conte uno a Conte due

Un anno dopo, il 29 agosto 2019 il presidente della Repubblica ha incaricato Giuseppe Conte di formare un governo, questa volta sostenuto da M5s, Pd e Leu, dopo la crisi di governo avviata da Matteo Salvini. In poco meno di un mese ha registrato la mancanza di volontà di votare della stragrande maggioranza del Parlamento e l'intenzione di due ex avversari di dar vita a un nuovo esecutivo, sempre con lo stesso premier.

Dal Conte due a Draghi

Il governo Conte affronta la pandemia e comincia a preparare il Pnrr ma cominciano le critiche e Matteo Renzi, dopo aver cannoneggiato dai primi di dicembre l'esecutivo, ritira i ministri del suo partito. Giuseppe Conte prova ugualmente ad ottenere la fiducia ma non ha la maggioranza assoluta.

Dopo pochi giorni sale al Quirinale per dimettersi e Mattarella avvia le consultazioni, poi incarica Roberto Fico per verificare se la maggioranza Conte ha ancora filo da tessere ma Fico torna a mani vuote e Mattarella il 2 febbraio convoca al Quirinale Mario Draghi per dar vita a un governo del Presidente, "di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica".

Il 3 febbraio Draghi ha l'incarico di formare il nuovo esecutivo e dopo rapide consultazioni il governo e nasce e giura il 13 febbraio.

Da Draghi alle elezioni

Il M5s, nonostante i richiami al senso di responsabilità, mette in mora il governo Draghi e non vota la fiducia sul dl aiuti al Senato. Il premier sale al Quirinale a dimettersi ma Mattarella compie un estremo tentativo di salvare la fine ordinata della legislatura e usa gli strumenti di sempre: Costituzione, regolamenti parlamentari e tempo per far posare le polveri. Il tentativo questa volta fallisce, al M5s si accodano, di fatto, Lega e Forza Italia che non partecipano al voto di fiducia all'esecutivo.

Il Presidente #Mattarella,dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento,ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio pic.twitter.com/AsRKpLSTF8

— Quirinale (@Quirinale) July 21, 2022

Il governo ottiene comunque la fiducia ma sono una manciata di voti. Draghi sale al Quirinale per confermare le sue dimissioni e questa volta al presidente non resta che sciogliere le Camere.

Poco dopo la metà di ottobre, chiuse le urne ed eletti i presidenti delle Camere e i capigruppo parlamentari, Mattarella convocherà di nuovo le consultazioni al Quirinale per incaricare il nuovo presidente del Consiglio e formare il nuovo governo, che sarà il 68' della legislatura e il sesto con cui il presidente dovrà 'coabitare'