Il racconto inedito di Stephen King per i lettori di Esquire

Di Redazione
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Photo credit: CBS Photo Archive - Getty Images
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From Esquire

La vecchia Buick Station Wagon del nonno striscia lungo la strada sterrata a 30 chilometri all’ora. Frank Brown sta guidando con gli occhi socchiusi e la bocca serrata. Corinne, sua moglie, è sul lato del passeggero con l’iPad aperto sul grembo, e quando Frank le chiede se è sicura che sia la strada giusta, lei gli dice che va tutto bene, si ricongiungeranno alla strada principale fra dieci chilometri, quindici al massimo, e da lì c’è solo un saltello, un balzo fino all’autostrada. Non gli dice che il punto blu lampeggiante che indica la loro posizione è scomparso cinque minuti fa e la mappa non si muove più. Sono sposati da 14 anni e Corinne conosce quell’espressione di suo marito. Significa che sta per perdere le staffe.

Nello spazioso sedile posteriore, Billy Brown e Mary Brown sono seduti accanto al nonno, che ha le sue grandi e vecchie scarpe nere piantate su entrambi i lati della gobba dell’albero di trasmissione. Billy ha 11 anni. Mary ne ha nove. Il nonno ne ha 75, suo figlio dice che è un vero rompicoglioni ed è troppo vecchio per avere nipoti così giovani, ma non ci può fare nulla.

Photo credit: Richard Hartog - Getty Images
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Dal momento in cui sono partiti da Falmouth per andare a trovare la sorella morente del nonno a Derry, il nonno ha parlato senza sosta, in particolar modo della borsa con cerniera sul sedile posteriore. Contiene i souvenir di baseball di Nan. Lui dice che era pazza del baseball. Ci sono figurine di baseball che secondo lui valgono una fortuna (Frank Brown ne dubita), il suo guanto da softball del college autografato da Dom DiMaggio e il premio di tutti i premi, una mazza da baseball autografata da Ted Williams.

La vinse in una lotteria di beneficenza l’anno prima che lui si ritirasse. «Teddy è volato in Corea, sapete», dice il nonno ai nipoti. «Ha fatto il culo ai musi gialli».

«Non sono parole adatte ai bambini», dice Corinne dal sedile anteriore, ma non crede davvero di poterlo convincere. Suo suocero è cresciuto in un’età politicamente scorretta e le sue maniere lo dimostrano. Ha pensato anche di chiedergli perché un ottuagenario morente e semi-comatoso si porti dietro una mazza e un guanto da baseball, ma ha preferito stare zitta.

Donald Brown non ha mai avuto molto da dire su sua sorella, nel bene o nel male, ma deve esserle affezionato, altrimenti non avrebbe insistito tanto perché facessero questo viaggio. Ha insistito tanto anche perché prendessero la sua vecchia Buick. Perché è spaziosa e perché lui conosce una scorciatoia, anche se non è proprio sicurissimo di dove sia. Ha ragione su entrambi i fronti.

Ha infilato nella borsa una pila di vecchi fumetti. «Per i ragazzi, così possono leggere durante il viaggio», ha detto. A Billy non importa nulla dei fumetti, sta giocando con il telefono, ma Mary si è messa in ginocchio, ha raggiunto il bagagliaio, ha aperto la cerniera della borsa del nonno e li ha presi. Per lo più sono orribili, ma ce ne sono alcuni piuttosto belli. In quello che sta leggendo ora, Betty e Veronica litigano per Archie, tirandosi i capelli a vicenda.

«Sai una cosa? Ai vecchi tempi potevi andare fino a Fenway con tre dollari di benzina», dice il nonno. «E potevi anche andare alla partita, prendere un hot dog e una birra ...».

«E ottenere il resto», borbotta Frank da dietro il volante.

«Giusto!», si vanta il nonno. «Proprio così! Nella prima partita che ho visto con mia sorella, Ellis Kinder stava lanciando e Hoot Evers era al centro del campo. Quel ragazzo era forte! Aveva fatto il lancio oltre la recinzione del campo di destra e Nan aveva applaudito così forte da rovesciare i suoi popcorn!».

Billy Brown se ne frega delle palle di base. «Nonno, perché ti piace stare in mezzo così? Devi allargare le gambe».

«Sto dando aria alle mie palle», dice il nonno.

«Quali palle?», chiede Mary, e aggrotta le sopracciglia quando Billy ridacchia.

Corinne si guarda alle spalle. «Basta così, nonno», dice. «Ti stiamo portando a vedere tua sorella e andiamo con la tua vecchia macchina come hai richiesto, quindi ...».

«E consuma una marea di carburante», dice Frank.

Corinne lo ignora; vuole mantenere il punto. «È un favore. Quindi fammene uno, evita il linguaggio scurrile».

Il nonno dice che lo farà, si scusa, poi le mostra la dentiera con uno sguardo malizioso in cui dice che farà praticamente tutto quello che vuole.

«Quali palle?», insiste Mary.

«Palle da baseball», dice Billy. «Il nonno ha la palla di base nel cervello. Adesso però leggi il tuo libro e stai zitta. Non distrarmi. Sono arrivato al quinto livello».

«Se Nan fosse nata con le palle, avrebbe potuto giocare da professionista», dice il nonno. «Quella puttana era brava».

«Donald!». Corinne Brown quasi grida. «Adesso basta!».

«Beh, lo era», dice il vecchio imbronciato. «Ha giocato al college con la squadra dell’Università del Maine che ha gareggiato nei tornei internazionali femminili!».

Frank non parla, si limita a scrutare la strada che non avrebbe mai dovuto imboccare e, grazie a Dio, non l’ha spuntata su suo padre e non ha preso la Volvo. La strada si sta restringendo? Lui crede di sì. Sta diventando più irregolare? Non ci sono dubbi. Anche il nome della strada sembra di cattivo presagio a Frank.

Chi chiama una strada, anche una merda come questa, la slide inn road?

Photo credit: CBS Photo Archive - Getty Images
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Il nonno ha detto che era una scorciatoia per l’autostrada 196, e Corinne gli ha dato ragione dopo aver consultato il suo iPad, e sebbene Frank non sia un fan delle scorciatoie (come impiegato di banca sa che portano sempre guai), all’inizio è stato sedotto dal liscio catrame nero. Ben presto, però, il catrame ha ceduto il posto alla sporcizia, e un chilometro o due dopo la terra ha ceduto il posto a uno strato di argilla pieno di buche fiancheggiato su entrambi i lati da erbacce, solidagi e girasoli immobili.

Superano un lavatoio che fa tremare la Buick, come un cane dopo il bagno. Non gli importerebbe se la vecchia auto si scuotesse a morte, è un esempio della stupidità delle fabbriche di Detroit, con tutto quel consumo di benzina. Ma non vuole finire con la macchina rotta in mezzo al nulla.

E ora, mio Dio, un canale sotterraneo ostruito ha spazzato via metà della strada e il signor Brown deve avanzare lentamente, con le gomme che sfiorano quasi il fosso. Se ci fosse spazio per fare retromarcia, direbbe al diavolo e tornerebbe indietro, ma non c’è spazio. Riesce appena ad andare avanti.

«Quanto manca adesso?», chiede a Corinne.

«Circa otto chilometri». Con il navigatore in panne non ne ha in realtà alcuna idea, ma il suo cuore continua a sperare. Il che è una buona cosa. Ha scoperto anni fa che il matrimonio con Frank e la maternità di Billy e Mary non erano quello che si aspettava, e ora, come bonus di merda, si ritrova questo vecchio orribile che vive con loro solo perché non possono permettersi di mandarlo in una casa di riposo. La speranza è l’ancora che le permette di resistere.

Stanno andando a trovare una vecchia signora che sta per morire di cancro, ma Corinne Brown spera che un giorno tutto questo cambierà e lei farà una crociera di Carnevale e berrà un cocktail da un bicchiere in cui è appoggiato un ombrellino di carta. Spera che la sua vita possa diventare più ricca e interessante quando i bambini saranno cresciuti e usciranno da soli. Vorrebbe anche scoparsi un bagnino pieno muscoli, abbronzato e con un sorriso smagliante pieno di denti bianchi, ma sa riconoscere la differenza tra speranza e fantasia.

«Un tempo qui c’era un motel», dice il nonno. «Aveva persino un campo da golf, ma poi è bruciato tutto. La strada è peggiorata dall’ultima volta che sono stato qui. Un tempo era liscia come il sedere di un bambino».

«Quando è successo, papà?», chiede Frank. «Quando Ted Williams giocava per i Red Sox? Perché di sicuro non è più così adesso».

Hanno colpito una grossa buca. La Buick sobbalza. Frank stringe i denti.

«Ops-mio-caro», urla il nonno e quando Billy gli chiede cosa significhi, il nonno gli dice che è quello che si dice quando si supera un dosso del genere. «Non è vero, Frank? Lo dicevamo sempre, non è vero?».

Il signor Brown non risponde.

«Non è vero?». Frank non risponde. Le sue nocche sono bianche, da tanto stringono il volante.

«Non è vero?».

«Sì, papà. Ops, fottiti».

«Frank», dice Corinne in tono di rimprovero. Mary ridacchia. Billy sogghigna. Il nonno mostra la dentiera con sguardo malizioso.

Ci stiamo divertendo così tanto, pensa Frank. Accidenti, se questo viaggio potesse durare un po’ di più. Se solo potesse durare per sempre.

Il guaio con il vecchio bastardo, pensa Corinne, è che la vita gli piace ancora, e le persone che amano la vita ci mettono molto tempo a tirare le cuoia.

Billy torna al suo gioco. Ha raggiunto il sesto livello. Deve ancora arrivare al settimo.

«Billy», dice Frank, «hai delle tacche sul telefono?».

Billy mette in pausa il gioco e controlla. «Una, ma continua a lampeggiare».

«Grande. Eccezionale».

Un altro tremolio della Buick costringe Frank a rallentare fino a 20 chilometri all’ora. Si chiede se potrebbe cambiare il suo nome, lasciare la sua famiglia e trovare un lavoro in una piccola banca in una città australiana. Imparare a chiamare le persone amici.

«Guardate, ragazzi!», urla il nonno.

È proteso in avanti e da quella posizione è in grado di vedere sia l’orecchio destro di suo figlio che quello sinistro di sua nuora. I due si allontanano in direzioni opposte, non solo per il suo grido, ma per il suo respiro. Puzza come se un piccolo animale fosse morto dentro la sua bocca, cagando mentre spirava. Inizia quasi tutte le mattine eruttando bile e schioccando le labbra subito dopo, come se fosse gustoso.

Qualunque cosa stia succedendo nel suo corpo non può essere nulla di buono, eppure continua a emanare quell’orribile vitalità. A volte, pensa Corinne, potrei ucciderlo. Lo vorrei fare davvero. Solo che penso che i ragazzi lo adorino. Dio solo sa perché, ma lo amano.

«Guarda là, proprio là!». Un dito rovinato dall’artrite si infila tra il signore e la signora Brown. La punta dell’artiglio calloso quasi lacera la guancia della signora Brown. «Questo è il vecchio motel, o quel che ne resta! Proprio qui! Ci sono stato una volta, sai. Io e mia sorella Nan e i nostri genitori. Abbiamo fatto colazione in camera!».

I bambini guardano diligentemente ciò che resta del motel: alcune travi carbonizzate e i resti di una cantina. La signora Brown vede la lamiera di un vecchio camioncino, parcheggiato tra le erbacce e i girasoli. Sembra addirittura più vecchia della Buick del nonno, con i lati ricoperti di ruggine.

«Forte, nonno», dice Billy, e torna ancora una volta al suo gioco.

«Forte, nonno», dice Mary e torna al suo libro.

Le rovine del motel scorrono dietro di loro. Frank si chiede se i proprietari l’abbiano bruciata di proposito. Per incassare i soldi dell’assicurazione. Perché, davvero, chi vorrebbe venire qui per trascorrere un fine settimana o, Dio non voglia, una luna di miele? Il Maine ha molti luoghi turistici davvero belli, ma questo non ne fa certo parte. Questo non è nemmeno un posto in cui ti fermi per poi andare da qualche altra parte, a meno che tu non possa evitarlo. E avrebbero dovuto. Era furioso.

«E se la prozia Nan morisse prima del nostro arrivo, nonno?», chiede Mary. Ha finito il suo fumetto. La prossima è la piccola Lulu e non le piace. La piccola Lulu sembra una stronza.

«Bene, allora torneremo indietro», dice il nonno. «Dopo il funerale, naturalmente».

Il funerale. Santo cielo, il funerale. Frank non ha nemmeno pensato al fatto che la zia potrebbe essere già morta. O che potrebbe morire mentre sono in visita, e poi dovrebbero restare per il funerale della vecchia bacucca. Ha portato solo un cambio di vestiti e...

«Attenzione!», grida Corinne. «Fermati!».

Lo fa, appena in tempo. C’è un altro canale sotterraneo tappato e un altro smottamento in cima alla collina. Solo che questo blocca tutta la strada. Il crepaccio sembra largo almeno un metro. Dio solo sa quanto è profondo.

«Cosa c’è che non va, papà?», chiede Billy, interrompendo di nuovo il gioco.

«Cosa c’è che non va, papà?», chiede Mary, interrompendo la ricerca di un altro libro con le storie di Archie.

«Cosa c’è che non va, Frankie?», chiede il nonno.

Per un momento Frank Brown resta immobile con le mani sul grande volante della Buick, fissando il cofano. A suo padre piace pensare che a quei tempi sapevano costruire bene le macchine.

Photo credit: Astrid Stawiarz - Getty Images
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Quelli, ovviamente, sono gli stessi vecchi tempi in cui una donna che si rispetti non andava a fare la spesa senza prima mettersi un corsetto e allacciare le calze al reggicalze, i giorni in cui i gay nascondevano le loro inclinazioni e c’era una caramella da un cent chiamata negretto disponibile in ogni negozietto. Niente a che vedere con i vecchi tempi, signore!

«Beh», dice, «guarda dove ci ha portato la tua fottuta scorciatoia».

«Frank», inizia Corinne, ma lui esce prima che lei possa completare la frase e lei resta a fissare il punto in cui la strada si è aperta.

Billy si china sulle ginocchia del nonno per sussurrare all’orecchio di sua sorella: «Fanculo alla tua fottuta scorciatoia». Si mette le mani sulla bocca e ridacchia. Questa è buona. Il nonno ridacchia, il che è anche più divertente. Queste sono le ragioni per cui lo amano.

Corinne scende e raggiunge suo marito davanti alla griglia della Buick. Guarda la crepa della strada che non lascia presagire niente di buono. «Cosa pensi che dovremmo fare?».

I bambini si uniscono a loro, Mary sul lato di sua madre e Billy su quello del padre. Poi il nonno li raggiunge strascicando i piedi nelle sue grandi scarpe nere, tutto contento.

«Non lo so», dice Frank, «ma una cosa è certa: non possiamo proseguire da questa parte».

«Temo che tu abbia ragione», dice il nonno. «Torna indietro fino al vecchio motel. Puoi girare la macchina nel vialetto d’accesso. Non c’è nessuna catena che lo chiude».

«Gesù», dice Frank, e si passa le mani tra i capelli che si stanno diradando. «Va bene. Quando arriviamo sulla strada principale, possiamo decidere se continuare ad andare a Derry o semplicemente tirare dritto verso casa».

Il nonno sembra indignato all’idea di battere in ritirata, ma dopo aver esaminato il viso di suo figlio – in particolare le macchie rosse sulle guance e sulla fronte – tiene la bocca chiusa.

«Tutti dentro», dice Frank, «ma questa volta ti siedi da una parte o dall’altra, papà. Così posso vedere dove sto andando senza che la tua testa mi intralci».

Se avessimo la Volvo, pensa, potrei usare la telecamera sul retro. Invece ci ritroviamo questa stupida grossa cosa.

«Camminerò», dice il nonno. «Sono meno di 200 metri».

«Anch’io», dice Mary, e Billy lo osserva.

«Bene», dice Frank. «Cerca di non cadere e di non romperti una gamba, papà. Ci manca solo questo, in una giornata assolutamente grandiosa.

Il nonno e i bambini scendono dalla collina fino al vialetto del motel bruciato, Mary e Billy tengono le mani del vecchio. Frank pensa che potrebbe essere un dipinto di Norman Rockwell, “E un vecchio bastardo li guiderà”.

Si mette al volante della Buick. Corinne sale sul sedile del passeggero. Gli mette una mano sul braccio e gli rivolge il suo sorriso più dolce, quello con cui gli dice ti amo, sei un uomo grande e forte. Frank non è grande, non è particolarmente forte, e la rosa del loro matrimonio non è più nello splendore della fioritura (anzi, quella rosa è un po’ appassita, i petali sono diventati marroni ai bordi), ma lei ha bisogno di calmarlo e la lunga esperienza le ha insegnato come farlo.

Sospira e fa retromarcia con la Buick.

«Cerca di non investirli», dice, guardandosi alle spalle.

«Non tentarmi», dice Frank, e inizia ad avanzare lentamente in retromarcia con la Buick. I fossati sono profondi su entrambi i lati, il sentiero è stretto e se cade con l’estremità posteriore in uno di questi, saranno nei guai. Il nonno e i bambini raggiungono il vialetto prima che Frank sia riuscito a scendere fino a metà della collina. Il vecchio può vedere delle impronte schiacciate fra le erbacce.

La carrozzeria di quel furgone sembra essere lì da anni, ma il nonno pensa che non sia così. Forse qualcuno ha deciso di accamparsi lì per qualche giorno. È l’unica spiegazione a cui riesca a pensare. Di certo lassù non può esserci più niente da raccogliere fra i rifiuti: qualsiasi sciocco potrebbe vederlo.

Donald Brown ama suo figlio, e ci sono molte cose che Frankie può fare bene (anche se al nonno in questo momento non viene in mente nulla), ma quando si tratta di fare retromarcia guidando la Buick, non vale una scoreggia di popcorn secco. La parte posteriore scodinzola da una parte all’altra come la coda di un vecchio cane stanco. Cade quasi nel fossato con la parte sinistra, corregge l’andatura in modo eccessivo, quasi cade sulla destra, corregge di nuovo.

«Non sta andando molto bene», dice Billy.

«Stai zitto», dice il nonno. «Sta andando alla grande».

«Io e Mary possiamo salire a vedere il vecchio motel?».

«Certo, dice il nonno, ma per poco tempo. Corri e sii pronto a tornare indietro. Tuo padre non è di buon umore».

I bambini corrono sul vialetto invaso dalla vegetazione.

«Non cadere nel buco!». Il nonno gli urla dietro e sta per aggiungere che dovrebbero rimanere in vista, ma prima che possa farlo c’è uno scricchiolio, un colpo di clacson molto rapido, e poi suo figlio che impreca. Ecco. Questa è una delle cose che è bravo a fare.

Il nonno allontana lo sguardo dai ragazzini che saltellano per vedere Frank che dopo essere riuscito a indietreggiare per tutta la discesa senza uscire di strada, fa cadere la macchina nel fosso mentre cerca di fare un’inversione a U.

«Zitto, Frank!». Grida il nonno. «Smettila di imprecare e spegni il motore prima di ingolfarlo!». Probabilmente ha già rovinato metà del tubo di scappamento, ma non ha senso farglielo notare.

Frank spegne il motore e scende. Anche Corinne scende, ma fa fatica a uscire. Strappa un mucchio di erbacce davanti alla porta e ci riesce. La parte posteriore dell’auto ha il paraurti abbassato sul lato destro e la parte anteriore è inclinata verso l’alto a sinistra.

Frank va da suo padre. «ll terreno ha ceduto mentre stavo girando la macchina!».

«Hai stretto troppo», dice il vecchio. «Ecco perché è affondata solo la ruota posteriore destra».

«Il terreno ha ceduto, ti dico!».

«Hai stretto troppo».

«Ha ceduto, maledizione!».

I due sono fianco a fianco e Corinne vede quanto si assomigliano, e sebbene abbia già notato la somiglianza molte volte prima di allora, in questa fottuta mattina d’estate ha una rivelazione. Si rende conto che suo marito sta camminando sul nastro trasportatore, e prima che il nastro lo scarichi in una bara, lui diventerà esattamente come suo padre, solo senza il senso dell’umorismo acido, ma a volte coinvolgente del nonno. A volte si sente così stanca. Di Frank, sì, ma anche di se stessa. Perché lei è meglio? Ovviamente no.

Si guarda intorno nel punto dove prima c’erano Billy, Mary e il nonno. «Donald? Dove sono i bambini?».

I BAMBINI STANNO ISPEZIONANDO LA CARROZZERIA del furgone in cima alla collina, vicino a dove un tempo si trovava il motel. La gomma sul lato del guidatore è sgonfia. Mentre Mary gira sul davanti per guardare la targa (è sempre alla ricerca di nuove targhe, è un gioco che le ha insegnato il nonno), Billy cammina fino al bordo del lungo buco del terreno dove un tempo si trovava il motel. Guarda in basso e vede che è pieno di acqua scura. Vede le travi carbonizzate che sbucano fuori. E una gamba di donna. Il piede è ricoperto da una sneaker blu brillante. Guarda, dapprima terrorizzato, poi si allontana.

«Billy!». Mary lo chiama. «È un Delaware! La mia prima targa del Delaware! «Esatto, dolcezza», dice qualcuno.

Billy alza lo sguardo. Due uomini stanno camminando intorno all’estremità del buco. Sono giovani. Uno è alto, con i capelli rossi tutti unti e arruffati. Ha molti brufoli. L’altro è basso e grasso. Tiene in mano una borsa che sembra la vecchia sacca da bowling del nonno, quella con la scritta ROMBO DI TUONO su un lato, a lettere blu sbiadite. Questa però non ha scritte. Entrambi gli uomini stanno sorridendo. Billy cerca di ricambiare il sorriso. Non sa se assomigli davvero a un sorriso o più all’espressione di un bambino che cerca di non urlare, ma spera che sembri un sorriso. Non vuole che i due uomini sappiano che stava guardando nella buca.

Mary fa il giro del piccolo camioncino bianco con la sua scarpa piatta.

Il suo sorriso sembra completamente naturale. Certo, perché no? È una ragazzina e, per quanto ne sa, a tutti piacciono le bambine.

«Ciao», dice. «Sono Mary. Quello è mio fratello Billy. La nostra macchina è finita nel fosso». Indica un punto giù dalla collina, dove suo padre e il nonno stanno guardando il retro della Buick e sua madre li osserva.

«Bene, ciao Mary», dice il rosso. «Piacere di conoscerti».

«Anche a te, Billy». Il giovane grasso posa una mano sulla spalla di Billy. La presa lo coglie di sorpresa, ma Billy è troppo spaventato per saltare via. Cerca disperatamente di sorridere.

«Già, abbiamo un piccolo problema da queste parti», dice il giovane grasso, guardando in basso, e quando Corinne alza una mano, esitando, l’uomo grasso alza la sua per ricambiare il saluto. «Pensi che potremmo dare una mano, Galen?».

«Scommetto di sì», dice il rosso. «Abbiamo anche noi i nostri problemi come vedi». E indica la gomma bucata. «Nessuna ruota di scorta». Si china verso Billy. I suoi occhi hanno una tonalità blu brillante. Sembrano essere vuoti. «Hai controllato quel buco, Billy? Davvero imponente».

«No», dice Billy. Sta cercando di sembrare tranquillo, indifferente alla domanda, ma non sa se la sua voce lo stia tradendo o se suoni naturale. Pensa che potrebbe svenire. Desidera, oh Dio quanto desidera, non aver mai guardato nel buco. Sneaker blu. «Avevo paura di cadere».

«Ragazzo intelligente», dice Galen. «Non è vero, Pete?».

«Intelligente», concorda il grasso, e saluta di nuovo con la mano Corinne. Anche il nonno sta guardando su verso la collina. Frank sta ancora fissando la parte posteriore della Buick caduta nel fosso, le spalle afflosciate in avanti. «Quello magro è tuo padre?» chiede Galen a Mary.

«Sì, e quello è nostro nonno. È vecchio».

«Ma non mi dire», dice Pete. La sua mano è ancora sulla spalla di Billy. Billy si guarda intorno e vede del colore rosso che potrebbe essere sangue, sotto l’unghia dell’anulare di Pete.

«Beh, sai una cosa?», dice Galen, chinandosi a parlare con Mary, che gli sorride. «Scommetto che potremmo spingere quel vecchio e grosso figlio di puttana fuori di lì. Allora tuo padre potrebbe darci un passaggio fino a un garage. Dove potremmo acquistare un nuovo pneumatico per il nostro furgoncino».

«Sei del Delaware?», chiede Mary.

«Beh, ci siamo passati», dice Pete. Poi lui e Galen si scambiano uno sguardo e ridono.

«Diamo un’occhiata a quella macchina», dice Galen. «Vuoi che ti porti giù, dolcezza?».

«No, non importa», dice Mary, il suo sorriso diventa un po’ più incerto. «So camminare».

«Tuo fratello non parla molto, vero?», dice Pete. La sua mano, quella che non tiene la sacca da bowling (ammesso che lo sia), è ancora sulla spalla di Billy.

«Di solito non puoi tenerlo tranquillo», dice Mary. «La sua lingua va su e giù a un ritmo forsennato, lo dice sempre il nonno».

«Forse ha visto qualcosa che lo ha spaventato», dice Galen. «Marmotta o volpe. O qualcos’altro».

«Non ho visto niente», dice Billy. Pensa che potrebbe iniziare a piangere e dice a se stesso che non può farlo, non può.

«Bene, andiamo», dice Galen. Prende la mano di Mary, che gliela dà e iniziano a percorrere il vialetto invaso dalle erbacce. Pete cammina accanto a Billy con la mano ancora sulla sua spalla. Non lo stringe con forza, ma Billy è sicuro che lo farebbe, se provasse a scappare via. È abbastanza sicuro che lo abbiano visto guardare in quella cantina piena d’acqua. È convinto di essersi cacciato in un guaio molto serio.

«Hey ragazzi! Salve signora!». Galen sembra allegro. «Sembra abbiate un piccolo problema. Volete un aiuto?».

«Oh, sarebbe meraviglioso», dice Corinne.

«Fantastico», dice Frank. «Sono uscito di strada mentre stavo girando la macchina».

«Hai sterzato troppo presto», dice il nonno.

Frank gli lancia un’occhiataccia, poi si volta di nuovo verso i nuovi arrivati e fa un grande sorriso. «Scommetto che con voi due, potremmo spingerla fuori da lì».

«Senza dubbio», dice Pete.

Frank tende la mano. «Frank Brown. Questa è mia moglie Corinne e mio padre Donald».

«Pete Smith», dice il giovane grasso.

«Galen Prentice», dice il rosso. Ci sono strette di mano ovunque. Il nonno borbotta: «Piacere di conoscerla», ma gli dà appena un’occhiata. Sta guardando Billy.

«Signora», dice Galen, «perché non si mette alla guida? Io, Pete e il tuo bel maritino possiamo spingerla fuori».

«Oh, non lo so», dice Corinne.

«Potrei farlo io», dice il nonno. «È la mia macchina. Dai vecchi tempi. Allora sapevano davvero come costruirle». Sembra di cattivo umore e il cuore di Billy, che si era leggermente sollevato, ora sprofonda di nuovo. Pensava che il nonno avesse un’idea di che genere di persone si trovi di fronte, ma non se ne è reso conto.

«Nonno, ho bisogno che tu faccia la guardia. Sono sicuro che la moglie di Frank può guidare. Non è vero?».

«Suppongo di sì ...», mormora Corinne.

Galen le fa il segno di okay con il pollice. «Certo che puoi! Ragazzi, mettetevi di lato con il nonno».

Corinne si mette al volante della Buick e sposta il sedile in avanti. Billy non riesce a smettere di pensare a quella gamba che sporge dall’acqua torbida della cantina. La sneaker blu.

Galen e Pete si spostano a destra e a sinistra del bagagliaio inclinato della Buick. Frank è nel mezzo.

«Metti in moto!», urla Galen. I tre uomini si sporgono in avanti, spingono con i piedi e poggiano le mani sul porta bagagli della station wagon. «Va bene! Dai un po’ di gas! Non troppo, solo un po’!».

Photo credit: Leigh Vogel - Getty Images
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Il motore si mette in moto. Il nonno si china verso Billy. Il suo alito è più aspro del solito, ma è il fiato del nonno e a Billy non importa. «Cosa c’è che non va, ragazzo?».

«C’è una donna morta», sussurra Billy, e ora gli scendono le lacrime. «C’è una donna morta in quel buco lassù».

«Accellera!», grida il grasso Pete. «Porca puttana!».

Corinne schiaccia l’accelleratore e gli uomini spingono. Le gomme posteriori della Buick iniziano a girare, poi risalgono. La station wagon arriva sulla strada.

«Ferma, ferma, ferma!», grida Galen.

Billy ha un desiderio improvviso che sua madre scappi via e li lasci lì, che vada via e si metta al sicuro. Ma lei si ferma, tira il freno della Buick e scende, tenendo premuto con il palmo della mano l’orlo del vestito.

«Di nuovo sulla strada e come nuova!», urla Galen «Solo che abbiamo ancora un piccolo problema. Non è vero, Pete?».

«Certo», dice Pete. «Il nostro camion ha una gomma a terra e non abbiamo nessuna ruota di scorta. Abbiamo preso un chiodo quando siamo saliti lassù, immagino». Sbuffa, gonfiando le guance ispide, piene di sudore, ed emette un suono di gomma a terra: «Psshhh!».

Aveva posato la borsa a terra, ma ora la raccoglie. E apre la cerniera.

«Dannazione», dice Frank. «Nessun ricambio, eh?».

«Non è una bella sfortuna?», dice Galen.

«Cosa stavate facendo lassù?», chiede Corinne. Ha lasciato la Buick in moto, con la porta aperta. Guarda suo marito, che sorride con il suo grande sorriso da impiegato di banca e poi guarda i figli. Lei sembra stare bene, ma il viso di Billy è bianco come un cencio lavato.

«Camping», dice Pete. La sua mano è scomparsa nella borsa, che non è una borsa da bowling.

«Eh», dice Frank. «Quello è...».

Non finisce la frase perché non sa cosa dire e nessuno sembra sapere come far ripartire la conversazione. Gli uccelli cantano sugli alberi. I grilli si strofinano le zampe nell’erba alta, come sempre.

I sette sono in cerchio dietro alla Buick in folle. Frank e Corinne si scambiano uno sguardo che sembra chiedersi: cosa sta succedendo qui?

IL NONNO LO SA. HA CONOSCIUTO UOMINI come loro in Vietnam. Gente che rovistava nella spazzatura e gente che scappava a gambe levate. Ne ha visto uno che stava in piedi contro una staccionata di legno, colpito da uno dei suoi uomini, dopo che l’offensiva si era conclusa. Un fottuto gruppo di uomini che non finirà mai nei libri di storia.

Frank, nel frattempo, riprende vita come se fosse un giocattolo a molla. Il suo sorriso «le abbiamo approvato il prestito» riappare. Prende il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni. «Vorrei poterti portare in un garage o qualcosa del genere, ma ho una macchina piena, come vedi...».

«La tua signora potrebbe sedersi sulle mie ginocchia», dice Pete e agita le sopracciglia.

Frank sceglie di ignorarlo. «Ma non preoccuparti, ci fermeremo al primo centro abitato e vi manderemo qualcuno. Nel frattempo, posso offrire dieci dollari a testa? Per averci aiutato».

Apre il portafoglio. Galen glielo sfila di mano delicatamente. Frank non cerca di fermarlo. Si limita a fissarsi le mani, con gli occhi spalancati, come se il portafoglio fosse ancora lì. Come se potesse ancora sentirne il peso, ma non riuscisse più a vederlo.

«Perché non dovrei prendere tutto?» , dice Galen.

«Restituiscilo!», dice Corinne. Sente la mano di Mary scivolare lentamente nella sua e stringe le sue dita in quelle della figlia. «Non è tuo!».

«E ora...». La sua voce è gentile come la mano che ha preso il portafoglio. «Vediamo cosa abbiamo qui».

Lo apre. Frank fa un passo avanti. Pete tira fuori la mano dalla sua borsa da bowling. Ha un revolver fra le braccia. Al nonno sembra una calibro 38.

«Stai indietro, Frankie-cazzone», dice Pete. «Stiamo facendo affari».

Galen rimuove un piccolo fascio di banconote dal portafoglio. Lo piega, lo mette nella tasca dei jeans, poi lancia il portafoglio a Pete, che lo mette nella borsa. «Nonno, dacci il tuo».

«Sei un fuorilegge», dice il nonno. «Questo è tutto quello che sei».

«Esatto», concorda Galen con voce gentile. «E se non vuoi che ti lanci questo ragazzo sopra la testa, dammi il tuo portafoglio».

Questo è troppo per Billy; sente che la sua vescica si lascia andare e il suo inguine si riscalda. Comincia a piangere, in parte per la vergogna e in parte per la paura.

Il nonno estrae il suo vecchio Lord Buxton sfregiato dalla tasca anteriore sinistra dei pantaloni e glielo porge. È gonfio, soprattutto di cartoline, foto e ricevute risalenti a più di cinque anni fa. Galen tira fuori poco più di 20 dollari e se li infila in tasca. Poi lancia il portafoglio a Pete, che lo infila nella borsa.

«Dovresti pulirlo una volta ogni tanto, nonno», dice Galen. «Questo è un portafoglio trascurato».

«Dice l’uomo che sembra non essersi più lavato i capelli dal giorno del Ringraziamento», dice il nonno e Galen, rapido come un serpente che colpisce da un cespuglio, gli dà uno schiaffo in faccia. Maria scoppia a piangere e appoggia il viso contro le gambe della madre.

«Smettila!», dice Frank, come se la situazione non fosse completamente compromessa e suo padre non stesse sanguinando dal labbro e dalla narice del naso. Poi, nello stesso respiro: «Taci, papà!».

«Non lascio che la gente mi prenda in giro», dice Galen, «nemmeno i vecchi. I vecchi dovrebbero saperlo molto bene. Adesso Corinne. Ti prendiamo la borsa dalla macchina. La tua bambina può venire con noi». Prende Mary per il braccio, i polpastrelli delle dita affondano nella carne magra della bambina.

«Lasciala stare», dice Corinne.

«Non comandi tu qui», dice Galen. Non sembra più così gentile, adesso. «Dimmi ancora una volta cosa devo fare e ti spacco la faccia. Pete, avvicina Frank a suo padre. Mettili spalla contro spalla. E se uno di loro si muove ...».

Pete muove il revolver. Il nonno si trascina accanto a suo figlio. Frank respira dal naso con piccoli sbuffi veloci. Il nonno pensa che potrebbe svenire.

«Tu hai visto, vero?» , chiede Pete a Billy. «Ammettilo».

«Non ho visto niente», dice Billy tra le lacrime. Piagnucola come un bambino e non può farci niente. Sneaker blu.

«Pantaloni da bugiardo», dice Pete. Ride e scompiglia i capelli del ragazzo.

Galen torna, ripiegando altre banconote nella tasca. Ha lasciato andare Mary. La ragazza ora è aggrappata a sua madre. Corinne sembra disorientata.

Il nonno non perde tempo a guardare la sua famiglia. Sta guardando Galen che va verso Pete, ha bisogno di capire cosa succede tra loro, e vede più o meno quello che si aspettava e non ha senso fingere che non sia così.

Possono prendere la Buick e lasciare a piedi la famiglia Brown, oppure possono prendere la Buick e uccidere la famiglia Brown. Quei due, se li catturano, sono comunque spacciati.

«C’è di più», dice il nonno.

«Quanto?», chiede Galen. È lui che parla. L’altro vile fuorilegge, il tipo grasso, sembra essere un uomo silenzioso.

«Più soldi. Un bel po’. Te li darò se ci lasci stare. Prendi la Buick e lasciaci stare».

«Quanto ancora?», chiede Galen.

«Non posso dirlo con certezza, ma direi più di 3mila dollari. Sono nella mia borsa da viaggio».

«Perché un vecchio stronzo come te dovrebbe andare in giro per un luogo sperduto con più di 3mila dollari?».

«A causa di Nan. Mia sorella. Stavamo andando a Derry per incontrarla prima che morisse. Non ci vorrà molto, se non è già successo. Ha il cancro. Ci sono metastasi ovunque».

Pete ha posato di nuovo la sua borsa da bowling. Ora si sfrega due dita e dice: «Non me ne può fregare di meno».

Il nonno non gli presta attenzione. «Ho incassato la maggior parte della mia previdenza sociale per pagare il funerale. Nan non ha un soldo bucato e ti fanno uno sconto se paghi in contanti». Dà una pacca sulla spalla di Billy. «Questo ragazzo mi ha trovato tutte le informazioni su Internet».

Billy non ha mai fatto nulla del genere, ma a parte un altro paio di singhiozzi violenti, se ne sta zitto. Vorrebbe che lui e Mary non fossero mai andati alla locanda e quando guarda suo padre con gli occhi pieni di lacrime, prova, per un momento, solo odio. È colpa tua, papà, pensa. Hai fatto cadere la macchina nel fosso e questi uomini hanno rubato i nostri soldi e ora ci uccideranno. Il nonno lo sa. Lo vedo che lo sa.

«Dov’è la tua borsa da viaggio?», chiede Galen.

«Dietro, con il resto del bagaglio».

«Prendila».

Photo credit: Todd Plitt - Getty Images
Photo credit: Todd Plitt - Getty Images

Il nonno va verso la Buick, che è ancora accesa in folle. Emette un grugnito mentre solleva il portellone; sente i crampi alla schiena. «La schiena va via per prima, l’uccello per ultimo, tutto il resto nel mezzo», diceva suo padre.

La borsa è proprio come quella di Pete, con una cerniera nella parte superiore, ma è più lunga, più simile a una sacca da viaggio che a una borsa da bowling. Fa scorrere la cerniera e apre la borsa.

«Non c’è una pistola lì dentro, nonno, vero?», chiede Galen.

«No, no, guarda questo». Il nonno tira fuori un vecchio guanto da softball malconcio. «Ti ricordi della sorella di cui ti parlavo? Questo era suo. Gliel’ho portato per farglielo vedere, ammesso che non sia già morta. O in coma. L’ha indossato nelle competizioni internazionali femminili, a Oklahoma City. Ha giocato come interbase. È successo poco dopo la seconda guerra mondiale, se riesci a crederci. E guarda questo!». E nel dirlo gira il guanto.

«Nonno», dice Galen, «con tutto il rispetto, non me ne frega un cazzo».

«Sì, ma qui sul retro», insiste Granpop. «Guardalo. È firmato da Dom DiMaggio. Il fratello di Joltin Joe, sai».

Getta da parte il guanto e infila di nuovo la testa nella borsa. «Ho circa 200 figurine di baseball, alcune firmate e che valgono soldi...».

Pete afferra il braccio di Billy e lo torce. Billy urla.

«No!», urla Corinne. «Non toccarlo!».

«È colpa di tuo figlio se vi siete infilati in questo casino», dice Pete.

«Piccolo moccioso curioso». Poi, al nonno: «Non vogliamo le tue fottute figurine di baseball!».

Mary sta piangendo, Corinne sta piangendo, Billy si accorge che suo padre sta per svenire, e il nonno non sembra preoccuparsi di nessuno di loro. Il nonno è nel suo mondo. «E i fumetti?», dice. Ne tira fuori una manciata e li impugna. «Dagli Archie e dai Casper non prenderesti neanche un soldo, ma ci sono alcuni vecchi Superman... e uno o due Batman, uno in cui combatte contro Joker...».

«Penso che dirò a Pete di sparare a tuo figlio se non la smetti», dice Galen. «I soldi ci sono o no?».

«Sì», dice il nonno, «in fondo alla valigia, ma ho anche qualcos’altro che potrebbe interessarti».

«Non mi interessa», dice Galen. Fa un passo avanti. «Prenderò i soldi da solo. Se sono lì. Levati di mezzo».

«Ehi, svegliati», dice il nonno. «Questo vale tantissimo». Tira fuori la mazza da baseball. «Autografata da Ted Williams, la scheggia. Mettila su eBay, potresti guadagnare 7mila dollari. Almeno 7mila».

«Come è riuscita ad averla, tua sorella?», chiede Galen, finalmente interessato. Vede la firma, sbiadita ma leggibile, sulla punta.

«Gli ha fatto un sorriso e l’occhiolino quando è sceso a fare gli autografi», dice il nonno, e fa oscillare la mazza. Prende la mira sulla tempia di Galen. Il suo cuoio capelluto esplode. Il sangue vola in alto. I suoi occhi si serrano per il dolore e la sorpresa. Barcolla, ha la mano tesa e si agita, cercando di mantenere l’equilibrio.

«Prendi l’altro, Frankie!», grida il nonno. «Tiralo giù!».

Frank non si muove, resta lì con la bocca aperta.

Pete fissa Galen, per un prezioso momento completamente sbalordito, ma il momento passa. Gira la pistola verso il nonno. Billy balza verso di lui.

«No!», grida Corinne. «Billy, no!».

BILLY AFFERRA IL BRACCIO di Pete, lo abbassa, e quando Pete spara con la pistola, il proiettile finisce nel terreno in mezzo ai suoi piedi. Galen si tira su, stringendo con una mano il portellone rialzato della station wagon. Il nonno affonda il colpo, ignorando il dolore atroce alla schiena, e colpisce il rosso alle costole con un chilo di solida cenere del Kentucky. Le ginocchia di Galen si piegano e il suo: «Pete, spara a questo bastardo!» è poco più di un sussurro. Il nonno alza la mazza. C’è un altro colpo, ma non lo prendono (almeno così gli sembra), così fa cadere la mazza sulla testa abbassata di Galen. Galen cade a faccia in giù su uno dei battistrada della Buick.

Pete cerca di scrollarsi di dosso Billy, ma Billy tiene duro come un furetto, gli occhi sporgenti e i denti che lo mordono sul labbro inferiore. La pistola ondeggia qua e là e spara una terza volta, lanciando una pallottola nel cielo.

«Adesso tu, coglione», ringhia il nonno.

Pete alla fine si libera di Billy, ma prima che possa alzare la pistola, il nonno gli sferra la mazza sul polso, rompendoglielo. La pistola cade a terra. Pete si volta e scappa via, lasciando a terra la sua sacca da bowling.

I due bambini si gettano verso il nonno, stingendolo e facendolo quasi cadere. Lui li allontana: il suo vecchio cuore sta martellando e non si stupirebbe se smettesse di battere.

«Billy, prendi la borsa di quello grasso. Ci sono le nostre cose e non credo di potermi chinare».

Il ragazzo non si muove, forse gli spari lo hanno un po’ assordato, ma la ragazza sì. Getta la borsa sul retro della station wagon e poi si strofina le mani sulla sua maglietta con l’unicorno.

«Frank», dice il nonno, «quel ragazzo dai capelli rossi è morto?».

Frank non si muove, ma Corinne si inginocchia accanto a Galen. Dopo alcuni secondi alza lo sguardo, i suoi occhi azzurri scintillano sotto la fronte pallida. «Non respira».

«Beh, non è una grande perdita per l’umanità», dice il nonno. «Billy, prendi quella pistola. Tieni le mani lontane dal grilletto».

Billy raccoglie il revolver. Lo porge a suo padre, ma Frank lo guarda solo. Il nonno lo prende e lo mette nella tasca dove teneva il portafoglio. Frank se ne sta lì, guarda Galen, sdraiato a faccia in giù tra le erbacce, con la parte superiore della testa sfondata.

«Nonno, nonno!», dice Billy, tirandogli il braccio. La sua bocca trema, gli scendono le lacrime lungo le guance e il moccio gli bagna il labbro superiore. «E se il grasso avesse un’altra pistola nel camioncino?».

«E se andassimo via di qui?», dice il nonno. «Corinne, guida tu. Io non posso. Ragazzi, sedetevi dietro». Non è nemmeno sicuro di potersi sedere, si è fottuto la schiena, ma dovrà farlo, non importa quanto male faccia.

Corinne chiude il portellone. I ragazzi danno un’altra occhiata al vialetto invaso dalla vegetazione per vedere se Pete sta tornando indietro, poi corrono verso la macchina.

Il nonno va da suo figlio. «Hai avuto la possibilità di fermarli e sei rimasto impalato. Avresti potuto farmi ammazzare. Avresti potuto farci ammazzare tutti». Il nonno schiaffeggia Frank sulla faccia proprio nel punto in cui lui è stato schiaffeggiato dall’uomo che ora giace morto ai suoi piedi. «Entra, figliolo. Forse sei troppo vecchio per cambiare, non lo so».

Frank si avvicina al lato del passeggero come un sonnambulo. Il nonno apre la portiera dietro di lui e scopre che non può piegarsi. Così cade all’indietro sul sedile, tirandosi dietro le gambe con piccoli gemiti di dolore. Mary gli striscia sopra per chiudere la porta e anche questo fa male. Non è solo la schiena, si sente come se si fosse rotto lo stomaco.

«Nonno, stai bene?», chiede Corinne. Sta guardando indietro. Frank sta fissando un punto davanti a sé, attraverso il parabrezza. Tiene le mani sulle ginocchia.

«Sto bene», dice il nonno, anche se non è vero. Vorrebbe prendere almeno sei pastiglie degli antidolorifici che l’oncologo ha sicuramente dato a sua sorella, ma Nan è a cento miglia da lì e non pensa che la vedranno oggi. No, non oggi. «Guida».

«Avevi davvero tutti quei soldi, nonno?», chiede Billy, mentre sua madre riprende la strada dirigendosi verso dove erano venuti, andando molto più velocemente di quanto Frank avesse osato all’andata. Vuole lasciare il motel dietro di loro.

«Certo che no», dice il nonno. Asciuga le lacrime dal viso di sua nipote e la abbraccia stringendola contro di sé. Fa male, ma lo fa.

«Nonno», dice, «hai lasciato lì la mazza da baseball della zia Nan».

«Va tutto bene», dice il nonno, accarezzandole i capelli. Sono tutti sudati e aggrovigliati. «Forse la riprenderemo più tardi».

Frank alla fine parla. «Abbiamo superato un negozio della Apple sulla statale, appena prima del bivio. Chiamerò la polizia da lì». Si volta e guarda il vecchio. C’è un segno rosso sulla sua guancia a causa dello schiaffo.«È tutta colpa tua, papà. Dovevamo portare la tua fottuta macchina, vero? Se avessimo avuto la Volvo... ».

«Chiudi il becco, Frank», dice Corinne. «Per favore. Solo questa volta».

E Frank lo fa.